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ARGOMENTO: PAROLE A UNA SPIA

PAROLE A UNA SPIA 2 Mesi 1 Settimana fa #1

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PAROLE A UNA SPIA (S. QUASIMODO, DARE E AVERE, 1966)

C’è una spia che scrive versi
d’amore nella mia città. I suoi piedi
si sollevano lungo le vetrine,
i marciapiede di speranza.
Strisciavi un tempo
Sulla faccia di tuoi morti,
quelli che s’inchiodavano ai muri
per una tua parola cortese e segreta
da codice di primi rimatori.
Le spie non possono scrivere versi,
lo sai, né bere vino con gli amici,
né dire parole al cuore di nessuno.
La terra è rapida, non hai radici,
conosco il tuo nome, del Nord o del Sud,
e temi la decadenza dell’uomo.
La tua era decisa come bandiera calpestata
o cavallo sventrato da un colpo necessario.
Scrivi versi d’amore, dici di sogni
Avversari dell’angoscia.
Eh no, potenze sotterranee!
Voi o chi? Nel giorno del giudizio
Lasciate che la sua larva penzoli
Da un filo di ragno nuovamente vivo.

Tra le poesie di <Dare e Avere> di S. Quasimodo ce n’è una davvero sorprendente. PAROLE A UNA SPIA è rivolta a qualcuno che a suo tempo (molto probabilmente in epoca fascista) aveva fatto da delatore ma che adesso pretendeva di scrivere poesie:

C’è una spia che scrive versi
d’amore nella mia città. I suoi piedi
si sollevano lungo le vetrine,
i marciapiede di speranza.

A parole egli è capace di scrivere d’amore e di mescolarsi alla speranza degli altri ma la sua condotta lo lega per sempre al passato e all’uso fatto delle parole per inchiodare ai muri le persone che tradiva:

Strisciavi un tempo
Sulla faccia di tuoi morti,
quelli che s’inchiodavano ai muri
per una tua parola cortese e segreta
da codice di primi rimatori.

C’è in questa attività qualcosa persa per sempre e impossibile da riscattare, uno scendere nel baratro della corruzione del logos, della falsità e non solo:

le spie non possono scrivere versi,
lo sai, né bere vino con gli amici,
né dire parole al cuore di nessuno.

Certo che nessuno può vietare ad una spia di scrivere dei versi, ma la poesia è un’altra cosa ed è impossibile accedere ai suoi segreti a chi non abbia un’anima pura, sincera. Il tema dell’intangibilità della poesia, vista quasi come una scintilla divina, è qui intimamente unito a quello dei falsi poeti. Se la poesia è riscatto dell’umanità nei confronti del male che la attraversa visceralmente, non può esserci peggior traviamento del vederla in bocca a chi la ha tradito, in nome di un presunto amor patrio senza averne radici e di una temuta decadenza dell’uomo che per lui e per la parte che difendeva era già irrimediabilmente avvenuta “ sventrata da un colpo necessario”:

La terra è rapida, non hai radici,
conosco il tuo nome, del Nord o del Sud,
e temi la decadenza dell’uomo
la tua era decisa come bandiera calpestata
o cavallo sventrato da un colpo necessario.

L’opera si chiude con un’invocazione a chi presiederà il Giorno del Giudizio affinchè il traditore, colui che finge buoni sentimenti, persino amore per parlare al cuore dell’uomo e che ardisce toccare con l’arte un mondo che non gli appartiene ritorni in vita sotto forma di larva appesa al suo filo così abilmente usato nell’ombra per ordire le sue tele:


Scrivi versi d’amore, dici di sogni
Avversari dell’angoscia.
Eh no, potenze sotterranee!
Voi o chi? Nel Giorno del Giudizio
Lasciate che la sua larva penzoli
Da un filo di ragno nuovamente vivo

Impossibile non pensare al mito di Aracne, la donna che competeva con gli dei nell’arte della tessitura e che infine fu trasformata per la sua smisurata arroganza nel voler giudicare gli dei, in ragno come riporta Ovidio nei versi finali (Metamorfosi, VI 144-145):

… cetera venter habet, de quo tamen illa remittit
stamen et antiquas exercet aranea telas.

Qui dunque non c’è il giudizio su ciò che è poesia (e ciò che non lo è), tanto cara a certi ambienti e altrettanto opinabile, basato su certi requisiti che riteniamo essenziali. Il criterio usato da Quasimodo si basa sulla condotta dello scrittore. Non basta il talento, ma occorre rispondere alla domanda su cosa abbiamo fatto di noi stessi, se abbiamo titolo per interloquire con l’ umanità.
Siamo dunque sicuri di esserne all’altezza?

(F.I.)
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PAROLE A UNA SPIA 2 Mesi 1 Settimana fa #2

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Un testo sicuramente particolare, come osserva giustamente sin dagli inizi fintipa. In questa circostanza, infatti, la poesia assume la valenza di una denuncia che, lungi dal circoscriversi in mere collocazioni politico-sociali - appropriatissimi a riguardo il rilievi del recensore relativi agli anni della dittatura fascista - investe ambiti e dislocazioni afferenti le più ampie e onnicomprensive dinamiche di realizzazione dell'esistenza umana stessa. Acuta, approfondita ed esaustiva, come di consueto, la dimensione analitico-interpretativa del testo, con punte di singolare altezza - a mio avviso - nel quarto quinto e sesto frammento. Condivisibile pienamente, sempre a mio avviso, le conclusioni argomentative proposte, anche se non mancano esempi di ottimi poeti indubbiamente non immacolati dal punto di vista etico-umanitario, nonché politico. (Oltre ad essere un amoralista amorfista per antonomasia, ad esempio, D'annunzio era anche un acceso nazionalista con spiccatissime simpatie fasciste, per adoperare un eufemismo). Ma su quest'ultimo punto, ovviamente, occorrerebbe introdurre un lungo e particolareggiato dibattito a più voci. Anche se poi, considerando la pregnanza e il livello del confronto, sono certo che ognuno resterebbe della propria opinione. Salutissimi...
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PAROLE A UNA SPIA 2 Mesi 4 Giorni fa #3

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caro amico, commentare testi altrui è sempre stato per me un imperativo categorico come contrappeso alla proposizione dei miei testi. L'alternativa è quella diffusissima di un narcisistico proporre sè stessi, il proprio significante e significato, come esperienza conclusiva ed esaustiva di questa parte di arte che chiamiamo poesia. Quello che mi sento di dire stamattina è che questi commenti da me effettuati-sicuramente non all'altezza di una critica letteraria che impone ben altri strumenti e orizzonti di confronti- proponevano una maniera di approcciarsi ai testi, basata sull'analisi delle parole e dei contesti e non sulle proprie convinzioni letterarie e filosofiche nè tantomeno sui propri pregiudizi. Scrivere poesia per me è un atto di serietà nei confronti della vita, un momento in cui si riversa tutto il nostro essere, le nostre problematiche, le nostre angosce e sensazioni, così come la riscontro nelle poesie di quei molti autori che ci hanno preceduto o che sono degni di loro nella nostra contemporaneità.
Vedo però e questo mi amareggia molto che il contesto a cui mi riferisco è quasi del tutto indifferente a questo modello e si approccia ai testi, con qualche eccezione dovuta alla cultura ed alla intelligenza, anche con quella arroganza tipica di chi non ha la minima idea di ciò che sta fuori la caverna, per restare ad un esempio classico e crede che il mondo sia tutto lì.
ovviamente tu, come me e pochi altri, hanno idea che fuori il mondo della poesia è un vasto universo per larga parte inesplorato e difficilissimo da percorrere, soprattutto se non si ha l'umiltà di mettersi continuamente in discussione.
questo, per dirti e ringraziarti per il tempo che hai dedicato a quello che il sottoscritto ha potuto proporre.
un caro saluto
franco
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PAROLE A UNA SPIA 2 Mesi 3 Giorni fa #4

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In verità ti dico che sono io, e a me dovrebbero francamente unirsi molti altri, ad esprimere la mia sincera gratitudine a te che sottrai tempo preziosissimo alla tua vita per acculturarci e lumeggiarci con le tue superbe proposizioni poetico-interpretative. E aggiungo che, se è verissimo che nessuno di noi qui è un critico letterario di professione, è altrettanto insindacabile che spesso le letture come le tue affascinano e coinvolgono ben più di quelle "istituzionali". In quel caso, infatti, sovente si precipita inevitabilmente in artifici retorici, postulazioni accademiche, solipsismi analitici e mere speculazioni interpretative, senza poi riuscire a trasmettere quello che tu, invece, riesci a fare benissimo: l'anima della poesia. Quanto alla arroganza di alcuni, che dirti, ne abbiamo già parlato e, per quanto mi riguarda, ho già sprecato fin troppo tempo ad appena considerarli. Diverso, ovviamente, è invece il caso dei moltissimi che interverrebbero volentieri ma non possono per mancanza di tempo, come del resto capita a me stesso per almeno 10 mesi all'anno. Saluti carissimi e a rileggerti presto (spero)...
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