Gobi ...
- dalla Mongolia senza ardore -


seppure a sommario tirar di somme,
anche privo di delineato itinerario,
paia smarrito consommé
acqua calda - col dado trattata -
svuotato dell'ampia rilevanza
che ottimisticamente
apportare dovrebbe


perché là, tra dunosi silenzi,
concentrazione e versi
trovano ispirazione.


Ma accadrà ... accadrà
al solo staccar d'ormeggi
da uno di quei porti
- francamente vuoti -


salpare e, come Re Magi,
giungere a scoprire
quanto è bello quel mare d'opinioni
... e il proprio destino;


da una goccia, anche di sola acqua,
purché ... pura.

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Profilo Autore: ING BOWLING  

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Una vita in un giorno un giorno che vale una vita.
Una strada fatta di sorrisi e sospiri,
le soste per dar fiato ai corpi e abbandonarsi a ciò che vogliamo...
Come due cortigiani ci perdiamo in un borgo,
solo tu mia regina mi fa re.
Due sovrani che custodiscono il loro tesoro,
poi un vortice di risate ci porta al cuore della terra,
sole ombra poco conta quando sfioro la tua pelle.
È l'amore la guida di questa vita in un giorno.
È l'amore che continua a gridare anche in quello stupido silenzio figlio del dolore.
Grazie amore mio per quel dono che duro un giorno ma per sempre resta in me.

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Profilo Autore: a_domani  

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Quando gli occhi diventano caldi
e sottilmente erotici
avidi nel guardare
e l'immaginare è più potente
perfino del fare.
La mente osa mille volte più
della sensibile carne,
Potrei averti ora, subito,
con un gesto, una parola.
Così semplice.
E invece solo ti svesto a mente
e non ti tocco.
Ricordo l'ultima volta,
fingendo appunto sia stata l'ultima.
Poi arriva il profumo
a stuzzicare i sensi
come la punta di una frusta
che solletica la pelle.
Ma non ti sfioro
se non con dita d'aria
concepite ad arte
dalla mia fantasia.
Tu attendi al buio
la mia bocca.
Sulle tue labbra o altrove.
Non succederà nulla
eppure sta già succedendo tutto.
E dentro è così prepotente.

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Profilo Autore: Sabyr  

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Faccio questo mestiere

da tutta la vita.

E ho sempre vissuto

qui con mia moglie.

Me l’ha portata via

il mare d’autunno.

In autunno lei amava guardare

dalla spiaggia cadere le foglie.

Era rapita da questo promontorio,

e amava La Superba.

Tengo il cuore in un cassetto

insieme a un telefono per le evenienze.

Ogni giorno

mi reco a Sampierdarena

dopo aver gettato

le mie lenze.

Lascio La Lanterna

solo al mattino

di buonora

per andare dal prestinaro.

Non odio il mare.

So che a Dio

per i suoi  occhi di luce

serviva un guardiano del faro.

Ma la notte

mi riporta alla mente

quando le massaggiavo le spalle

perché si sentiva stanca.

Quando cala il buio

e accendo i due lampi,

solo Dio sa

mia moglie quanto mi manca.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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"Online" è diventata la mia buonanotte;
"Online" e la lotta nel non gridare mi manchi;
"Ultimo accesso" ed immaginarti, baciarti desiderarti...
Ho scritto ti amo decine di volte per poi cancellarlo.
Conosco quel sorriso accennato a memoria, i fiocchi stampati sulla maglia, la cintura sul lato destro, I capelli che ti coprono un po' gli occhi...
Una piccola foto che guardo centinaia di volte...
È tutto così assurdo!
"online" è diventata la mia speranza.
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Profilo Autore: a_domani  

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La consuetudine
lenta e monotonamente scorre.
Non si usura col tempo,
ma argina e pontifica.
Limita senza straripare,
trasborda senza ungere,
nutre senza saziare,
da acqua senza dissetare.
Puoi scorgerla in cielo,
ove ti par di vedere
grappoli di stelle,
che simili a stormi di uccelli
si raccolgono noiosamente
in preghiera.
Passo dopo passo,
lentamente agonizza,
spesso implode.
Puoi scorgerla ripiegata su
se stessa: spossata e ricoperta
di consunte vesti impregnate
di noia.
Come di consuetudine,
consumandoti come cera:
fra impercettibili fremiti,
senza far rumore,
prima tace e poi con un flebile
gemito lentamente ti spegne...
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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Ci sto arrivando ma

con un lento giro e scricchiolo

che una testa non è mai sola sul collo,

o forse non ci arriverò subito io

non credo di avere trasparenza nel canto, dato

che sono più un succiacapre - deamorato -

quando tutto il giallo si oscura

terreno dei poveri meli

dai rami tagliati a scopa.




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Profilo Autore: Alberto Automa*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 24-02-2012

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Perdonami amore, è l’ultimo giorno

metti la mano, io farò uguale

combaciamo le dita senza toccarci

Il vetro separa e questo fa male.

Ti ho difeso quella notte

riconosco di aver ecceduto

nel vicolo cieco persi me stesso

uccisi un uomo e fui condannato.

È l’ultimo giorno, guarda i miei occhi

le guardie non vogliono più aspettare

tra pochi minuti mi portano via

giusto il tempo di salutare.

Carogna fu il giudice, non vi è dubbio

la coscienza mia è linda

ma se potessi, indietro tornerei

la città era grossa, vie a non finire

e una promessa di amore eterno

dentro una stanza sicura, giurerei.

L’essenza dolce della tua pelle,

passa attraverso il muro trasparente

mi farei avvolgere dai tuoi capelli

per farmi cullare dopo la morte.

Parli poco angelo mio, sono affranto

i minuti corrono come secondi

ti perdi, nel grigiore dello sconforto:

“C’è qualcosa che nascondi?”

Domani cambierai strada, ma adesso,

sopporta lo sguardo dell’assassino

ti prego, concedimi un attimo

cosí sarò pronto a toccare il Divino.

alza lo sguardo, fammi un regalo

la rabbia mi lacera il cuore

è triste andarsene, sapendo che

ti avrei dovuto aspettare all’altare.

Mi alzo in piedi, tu sei silenziosa,

con una lacrima che solca la guancia

dal profondo evade un singhiozzo

piangi tesoro, ma guardami in faccia.


Ci provo, il coraggio è vigliacco

io sono responsabile della tua accusa

volli passeggiare nella metropoli

danno me stessa, domando scusa.

Io ti amo e imploro perdono

per i giorni passati qui dentro

sempre solo, col rispetto perduto,

poiché dal destino meritavi ben altro.

Cammini intorno al grande dilemma

la tua angoscia io l’ho capita,

adesso ti dico di stare sereno

sei ancora tu, l’ uomo della mia vita.

Una morsa stringe lo stomaco

l’amarezza affanna il respiro,

prima di specchiare la mano alla tua

dono al sollievo il suo sospiro.

L’odio mi avvelena le carni

se potessi saltare nel tempo

ucciderei daccapo, il farabutto

ma questo scempio toccò a te

lottasti col mostro mio eroe

e dalla tasca persi un oggetto.

Ecco, adesso puoi stare tranquillo

ti faccio vedere cosa nascondo

prendo quel simbolo dal taschino

mentre nel fiume di lacrime, affondo.

Attorno all’anulare si fa strada

alza gli occhi, dolce combattente

io accetto la tua passata proposta!

Il prete manca, poco importa

con questo bellissimo anello

attendo un “sì” come risposta.

Unisci la mano, ora sono pronta

siedi ancora, non perdere attimi

sorridi sereno, principe impavido,

“seppur figurato, vuoi sposarmi?”

Le lacrime scappano a gambe levate

la gioia risplende, uniamo gli sguardi

l’amore scavalca, l’amore trionfa...

lungo questa mattina di novembre

nell'eternità ci incontreremo, lo giuro

non ti voltare ma segui i tuoi passi

abbraccia la gioia, consapevole che

staremo insieme per sempre.

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Profilo Autore: jostance  

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La mia penna

come la spada

fende il foglio

lacerando i versi

che non avrei mai

voluto scrivere

appesi come grappoli

di acini acerbi.

Versi di rabbia

scavano parole

e l’inchiostro si fa lacrime

sulla tua pelle

violentata.

Vendemmierò

il tuo ricordo

di acini acerbi

dal filare di questo foglio

per seminare

di una luce nuova

il solco del tuo sguardo.

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Profilo Autore: Antonio Girardi  

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Se mi sogni
è perché sono dentro di te
a inventare iperboli di carne

quando la Luna
alza le maree.

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Profilo Autore: sasha  

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Vele                                          
non è per niente questo
a cui pensavo.
Vele
non è la sferzata del mare
l’albatro sull’uomo che costeggia le ombre.

È la topografia di sgomenti
disegno di un tramonto sul clangore dei nervi
sull’agguato – abbiamo il coraggio degli aerei?
Ne passa uno, decolla
meravigliosamente lontano.
Le vele e il volo,
la potenza di una folata
può lavare la nebbia
quella obesa che sbarra gli scuri?

Vele, sopra facciate
e vetri costernati
poter vedere
in una fessura almeno una rosa
selvatica, una spina
pettinare l’aria che addensa
e che, in morbide braccia d’autunno,
non è questo.

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Profilo Autore: Rita Stanzione*   Sostenitore del Club Poetico dal 18-07-2015

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Il giorno seguente l’apertura de “la Pendola” fui

tenuto a rimbrottare Sisifo, sbarbato decisamente

privo di faccia foderata di lamiera ma venuto

come l’asino alla lira a farsi assumere umilmente.

Con venti coperti a mezzodì e altrettanti a cena

abbiam la paglia in becco, anche grazie ai nostri

avventori abituali: il leguleio, segaligno e arrochito,

con un mozzorecchi col naso e il mento rostri

al solito tavolo, col suo scilinguagnolo sciolto

ad andar per rane; e al tavolo retrostante l’archivista.

La bella Isabella, esercente di ninnoli e minuterie che

dopo aver provato il dente del lupo, fa al piazzista

solo ordini regolari durante il pranzo; con indosso

sempre qualcosa col colore del suo nome e borgogna.

Come la lobbia del primo cittadino che chiede sempre

un calice di Borgogna e sogna gli occhi terra d’ombra

di Fedora da cui vuol esser servito, la nostra  cameriera.

Gran lavoratrice dalla bellezza dell’asino, ma facile

ad andare in oca, fidanzata con un ragazzotto solito

a perdere i muli e cercare i capestri; un nobile.

Spesso immischiato in imprese sulla strada per Patrasso.

E infine, con un borsalino ceruleo, in fondo siede l’artiere.

Costui ha bottega a “la Pendola”: sta scrivendo del ponte

de La Lobbia, l’unico qui a far la zuppa nel paniere.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Si esercitano eserciti
ed esercenti chiudono
e i sogni affondano 
sotto il peso del cemento disarmato.

Portami via
dove chi non muore si diverte
dove il cuore batte le mani,
parlami dei tuoi punti di vista sul mare.

Si assentano astanti 
mentre istanti volano
e le navi affondano
sotto il peso dell'ipocrisia.

Portami via
dove il dolore non fa male,
dove non saremo sazi 
di fare l'amore a digiuno,
parlami del ponte sullo stretto necessario.

Portami dove non non c'è campo,
ora che siamo lontani
la distanza di un fiore.
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Profilo Autore: emanuele  

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L'uomo è fatto di carne e la vita patisce.
Inutile  risulta il giudizio 
non v è scampo per il proscritto,
la sua speranza non conosce tempo
mentre a lui ,forse,un domani non verrà concesso.
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Profilo Autore: Marrella Luca  

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Oggi la vita ...

croce e delizia

è solo ricerca

di giusta spinta

per il domani



domani di vita

perenne attesa

d'equa risposta

per varcare indenne

quell'ultima soglia



che spoglia



la vita di ieri

dall'estremo casino

del tempo sprecato

ché oltre al resto

le mani, pare,

se ne sia lavato.



Poi comunque

come bucato appeso

resta in profonda attesa

steso ad asciugare

su quello che,

in carenza d'aria

e del canto del sole,

di certo ... non è un filo.

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Profilo Autore: ING BOWLING  

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