Nei prati di chiesa
Alberi nasceranno in inverno
Più belli di quelli primaverili
Di frutti proibiti
Dai fiori della nostra neve.

Margherite sbocceranno
A gennaio, neve da puntini gialli
Sembreranno sul bianco tappeto
Onde l'erba si rannicchia fredda
Come in letargo.

Nei prati di chiesa
Fiocchi nasceranno d'estate
Più candidi di quelli invernali
Ma di calda tenerezza
Dalle sagome più varie.

Volpini usciranno
Ad aprile dalla loro tana
Stirati e mimetizzati tra arbusti
Sempreverdi ed autunnali così alti
Da toccare le nuvole basse.
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Profilo Autore: Carboluka  

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Agriturismi euforici
tra canneti inestricati
si infrangono
su dune soporifere
di pianure catatoniche.
L'astro siderale
trascende l'interstizio
subcorneale dell'elzeviro
virtuale per connettersi
alla linea diaframmatica
della sinapsi piroclastica.
Quindi l'archetipo
polisaccarosico si
sprofonda nel magma
pantomimico di una
fluorescenza graminacea
antelucana non scevra
di fratture sovrapelviche.
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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La camera del pazzo

ha uno specchio rovesciato,

lui si guarda e si vede

bello, coi capelli di mangrovia.

La camera del pazzo

si affaccia su un burrone,

non ne vede più il fondo

da cui spunta un fiore secco.

Nella camera del pazzo

ci abita un pazzo finto,

che odora di carta vecchia

ingiallita su un ripiano.

La camera del pazzo

è arredata col suo gusto:

un armadio di gomma rosa

e l’accetta per aprirlo.

La camera del pazzo

ha un grande letto comodo

con un alto materasso

di vetri sbriciolati.

Nella camera del pazzo

ci passo molto tempo,

giochiamo anche a carte

senza numeri e senza semi.

La camera del pazzo

può essere anche tua,

basta chiedere alla luna

se domani può tornare.

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Profilo Autore: Enry  

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Quando nasce la paura 
e l'aria si raccoglie, 
tremolio di pioggia invade,
suon di cigno spira

[S'innalza il respir sul monte]
E argento e ambra 
muove i passi il pastore 
a terra e mar ignoto

Fior maligno
abusa della mia mente, 
distruggimi
e donami 

-Canta, pastore! 
 Non vegliar la luna 
 che ora gli occhi dal ner
 ti mangiano-

Al nulla

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Profilo Autore: Alessio  

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Ho avuto uno choc perdendo scioccamente uno cheque e così, inconsciamente, in preda all'angoscia, con una sciabola di uno shogun, ho tagliato una sciarpa di uno scienziato di Sciaffusa, piuttosto sciatto, vestito con degli shorts in shantung molto chic mentre, su una TV Sharp, guardava il sequel del film Sciuscià, pedalando su una cyclette con cambio Shimano, dopo aver subito uno shipping su Shopping-on-line.
Forse era meglio bere uno speciale sciroppo sceccherato di uno sciamano di Sciacca e ascoltare all'asciutto lo sciabordio di uno sciabecco siriano che fare uno shampo ad un sciammannato chauffeur sciupafemmine durante uno sciopero selvaggio al museo della scienza di Chamonix, scimmiottando una scena del film Shining, con un vestito da Charlot , una vera sciccheria ! comprato in uno show-room, dopo aver mangiato sashimi in un sushi-bar di Shanghai e, tanto per scialare, pagare il tutto con scellini e bottiglie di Sciacchetrà ... che sciocchezze... però... comunque.. chapeau !!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Luna non dirmi

che non vuoi farmi compagnia

perché te ne devi andare.
L’alba è lontana. .

Contiamo insieme le stelle

io conto solo le più belle

fino all’alba

e andrai via.


Se sembra sciocca questa mia fantasia ...
Luna, solo per tenerti vicina

dò sfogo alla malinconia.

Non so dire paroloni, ma con te voglio parlare.

Voglio con te ancora restare.

Voglio tenerti per mano e insieme danzare

fino all’alba e sperare.

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Profilo Autore: silvana1  

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Non avevo mai visto una fata,
fino a ieri.
Da bambino me l’ero immaginata,
come tanti,
un po’ sul genere della turchina.
Niente male
l’assolo di bacchetta sulle dita,
occhi verdi.

Al primo nodo di cravatta azzurra,
diciottenne,
nel corpo d’un amore la cercai
e nell’anima.
Poi, quando la denudai al sole,
piano piano,
guardai solo una ragazza bella,
punto e basta.

Non avevo mai visto una fata,
fino a ieri
quando, il mare ed io incavolati,
(lui mi somiglia un po’)
in un tramonto forse d’altri tempi,
lei arrivò.

Se ne usciva stanca e a testa china
dalle onde :

“In questa sacca per te ho raccolto,
con fatica,
tutti i sogni che ancora devi fare,
proprio tutti.
Li ho disincagliati dai coralli,
uno ad uno,
per sottrarli ad orrendi pescecani
Dimmi grazie.
Adesso dammi la colonia antica,
per favore,
e dopo il caldo bagno e un bacio,
uno solo,
mi vedrai sparire in compagnia
del sole.
Non piangerai in questa notte tua,
l’alba verrà.”


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Profilo Autore: Aurelio Zucchi  

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“Per essere migliore basta poco!
Ti prego sposta questa nube nera,
accendi qualche indolente stella,
prova a sfogliar la notte come fiaba,
inspira l’aria del migliore agosto,
cuci un tappeto per salirci sopra
e vola, sul mare tuo di sempre, vola.
Da lì prova a guardarmi fino all’alba,
ti accorgerai di quanto sono bella.
E non addormentarti, non lo fare
se non soltanto e solo per sognare.”

“E tutto questo tu lo chiami poco?
Dai l’impressione d’essere ubriaca.”

“Tu hai la luce della fantasia
ed è qualcosa che a me manca.
Son solitudine di sabbia e roccia,
perennemente al sol subordinata
perché mi illuda di brillare un po’.
Non lo scordare, tu hai la fantasia
ma è da tempo che è opacizzata.”


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Profilo Autore: Aurelio Zucchi  

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Se volete che smetta di piangere
costruite per me un aquilone azzurro.
Portatemi sulla spiaggia dei segreti
in una giornata d’agosto inoltrato,
nell’ora del meriggio o, meglio, all’imbrunire
quando il vento di mare si sente senza farti male.

Già sento mugugni, c’è chi mi sgrida:
“Ecco, ci risiamo, i soliti capricci…”

Allora, posso chiedervi qualcosa
che vi impegni senza neanche uscir di casa.
Trovatemi la chiave che ho smarrito
nel mio girovagar per queste stanze,
la chiave del cassetto terzo a destra
della dispensa che marcisce giù in cantina.



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Profilo Autore: Aurelio Zucchi  

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Le tue mani aride di austro vivere
stringono pulsanti il filo spinato.

Rilasci l'afflato sospiro
giu' verso questa valle,
in cerca di risposta
alla solitudine inclemente.

inclemente come prati secchi
inclemente come viti scarne
di cavi metallici.

Quante volte ancora salirai
questa seviziente collina?

Forse guarirai il lacero cuore
con il succo del limone
acido e pungente,
mentre sbiadito invecchia
il tuo nero velo.
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Profilo Autore: P. Kito  

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Se non riverserai su di me, mio signore

alcuna hippopotomonstrosesquipedaliofobia

nessuno ti vedrà più, da occaso a levante

incontrovertibilissimamente…malnata abasia!

Mentre ritempri la tua probità, poltrendo

e fumigando metilenediossimetanfetamina

metterò nel paiolo particolareggiatissimamente

palpi di aracnidi rimestati con berillo acquamarina.

Nonilfenossipolietilenossietanolo e pedicelli

di Occhi di Pavone, ortoclorobenzalmalononitrile

e galattosaminglucuronoglicano vaccino…

seccante schecchereccherebbe: scapi colti ad aprile

di lepidottero e anche un pizzico di piumino

di pennuto e ciclopentanoperidrofenantrene.

Godrai pure di aerotermoviscoelasticità.

Al postutto sudore di officiante, e di vergine un rene.

E dimetilamidofenilmetilpirazolone; che il rene sia

di una giovine casta intenta a dormire…

E sia, mio padrone Maleagant: se non proverai

sequipedaliofobia, sarai l’incontrastato unico sire.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Il diavolo è morto.
Ora pongono le secche
ostili reliquie
in lucide urne etrusche.
Vogliamo poterlo vedere,
toccare.

I saggi del villaggio
afflitti,
scalzati
da giovani in gruppi,
con rinnovati terrori.
Non infantili
precarie lagne.
Dal limite della foresta
il loro passo percepiamo.
Vibrante,
Incombe,
sconosciuto,
senza volto.

Chi freme, provocato
da questo ritmo da un altro mondo.

Chi cade, strozzato
dal proprio nauseante dolore.

Sono ossessioni amiche,
che ora innalziamo
ad un sacro quotidiano.
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Profilo Autore: P. Kito  

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Una volta ero una massa di uomini ubriachi
ora sono una principe danzante di luce
che ha dimenticato tutto.
Non andro' ancora in battaglia,
ho gia' vissuto il conflitto mille volte.

Lo stratega cieco avanzava veloce
sul secco campo di battaglia,
fucilate scrosciavano interrotte
ma lui non sentiva il bianco rumore.
Tutti questi dottori della mente, giocano col tempo.


Fermatevi imprenditori di carne distese,
forti di cause ma poveri di cure.
Come gatti, spie striscianti nella notte.
Chi è il vostro santo patrono?



Lei piegava le mani dolci sul grembo
e sorrideva ambigua, penetrante.
In passato ti abbiamo bruciato tra le fiamme
per compiacere al disgusto dei prelati.
Ora ti vedo su un trono dorato,
nel lato opposto di questo sogno.



Non esiste giusto o sbagliato.
Campane giganti risuonano nella valle:

dai primi fuochi ai grandi regni
per tutto cio' che è caduto,
decomposto nel tempo.
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Profilo Autore: P. Kito  

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Nel nostro vagare indeciso
ci fermammo esausti
presso un lago ghiacciato.
Le donne misero rose
in secchi metallici e arruginiti.
Un rituale inutile, dimenticato.
Il cammino riprese svelto.
Il sole non rinfrancava le fronti
il vento perforava le gengive
malate sanguinanti.
I bimbi non piangevano piu' da secoli,
solo per loro natura
cercavano gli sguardi dei nonni,
nascosti
muti
fissi
sulla ghiaia di questo mondo
fissi
sulla ghiaia che secca le vene.
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Profilo Autore: P. Kito  

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Respirano tra melodie impossibili
scritte da mano d’angelo all’istante
senza l’ausilio di nemmeno una
di quelle sette note che conosco.

E suonano, suonano incessanti
con i violini buffi ai quali poi darò
i nomi di fantastiche Meduse
e posti sacri dove custodirli.

E vibrano, vibrano da Dio
toccando corde di chitarre vento,
sicuramente meglio di certi cuori
intensi, innamorati da impazzire.

E odorano, odorano di rosa,
la specie più esclusiva inesistente,
aspettando che almeno li accarezzi,
i sogni che non ho fatto mai.
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Profilo Autore: Aurelio Zucchi  

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