Parliamo dolce clessidra figlia malvagia
Dell'ingegno funesto dell'uomo che vuole
Sulla sua faccia il segno canuto del tempo
Sul suo petto i petali fradici, intrisi
Di qualche potente goccia di Morte e Pace
Sì mia formosa amica sei una disgrazia
La più vile delle creature che bimbe
Si nutrivano al seno avvizzito del Dio
Crescesti come un vitello sacro tra gli astanti
Alla corte del tuo triste genitore
Poi, con il favore delle tenebre scarne
Ti ergesti sulle teste immortali degli uomini
E il diadema, il cristallo ricolmo di vecchiaia
Apparve sul tuo bel viso già rugoso

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Profilo Autore: Salvatore Tortora  

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Commenti  

Silvana Montarello*
# Silvana Montarello* 30-05-2017 22:00
Può essere breve oppure lenta, ma di sicuro scorre inesorabile, bella mi piace ciao.

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