No, non impazzirò.

Mi darò una regolata.

Resterò a casa senza dare spettacolo.

 
Intanto, giuro, smetto di dar da mangiare ai gatti

che s’arrangino, cristo, come faccio io

e poi finiamola con questi appuntamenti

per dirsi che, dai dillo

un bel niente, ecco.

Vuoi parlare ancora del tuo fegato?

Di quel dolore sospetto che senti

-qui, no, più giù, che sarà?

È segnaccio, cazzo, te lo dico ogni volta.

E non raccontarmi di quell'isola

dove andrai a finire i tuoi giorni.

 -vivrò di pesca e di noci di cocco,

mi basterà…

Senza il bar sotto casa?

Non farmi ridere.

Piuttosto, ti guardi mai allo specchio?

È ora di partire credimi.

Vado, ci vediamo domani, dopo i gatti s’intende.

No, non impazzirò.

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Profilo Autore: Tea  

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la sensazione

è di esser ancora

di questa vita

quando lo sguardo bigio

cerca il mozzicone

 

mentre siedo sul

comignolo del mondo

dandogli scacco-

e poco mi importa

se sia una sfera

 

così resterò

col gomito poggiato

al freddo banco

con un caffè almeno

lui caldo e lungo

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Destini distratti
in deserti di dubbi
dirompono deboli
in dorate dimore
tra dolori indicibili
dentro dedali d'oro
Dimensioni dovute
a un disegno divino
declinano danze di
delfini in deriva
dentro dighe indurite
di diaspro e diamante
Dicerie di dicembre
discese a dirotto
si dissolvono in distici
tra decine di diapason
in difetto di decibel
in duelli diretti a
decisive disfatte
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Non ci sono giorni
che non si possono mentovare 
Non ci sono momenti 
che non si possono deificare
Umore ultra sapiens 
Umore ultra sapiens 
Deframmentazione umana
L'uomo come ricordo d'altri tempi
Dio scienza
Dio roboi
Propensione ultra sapiens
Propensione ultra sapiens 
Il tempo è collassato 
dentro i  nostri occhi.
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Profilo Autore: Claudio Spinosa  

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regala rose
rampincantato muro
stupendamente
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Profilo Autore: sasha  

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Una moltitudine accartocciata sostiene pareri,

in un angolo della strada uno sfollato chiede di Gesù

“l’ho visto piangere ma poi è scomparso”,

(nessuno replica).

Un improvvisato sostenitore dell’autunno alza un braccio

“Defluisce meglio il sangue nella corsa verso il cuore”,

sa bene che ogni battito può dargli ragione

(quanto ringhia questo silenzio quando non sa cosa dire!).

Alla rivoluzione del mese scorso sono morti tutti,

“peccato” dice un passante,

“questa vita corre come la miseria!”.

In attesa dell’ennesima verità dicembre si presenta in doppiopetto,

“sono qui per voi”,

giusto un attimo prima della pubblicità.

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Profilo Autore: Henry Lee  

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Mia moglie è un angelo: nonostante tre figli

e il lavoro part-time non si sente mai Ercole

al bivio, e quand’anche fosse male in arnese

non rinuncia ad esser come i rasoi dei barbieri.

Anche quando si trova sul letto di Procuste, ne

viene sempre fuori agilmente come ber un uovo:

la sua pazienza è come la tela di Penelope, e lei

è la ninfa Egeria onnipresente nei miei pensieri.

Poi c’è il maggiore dei miei tre figli, Symeon, una

vera anguilla imburrata e costantemente nero come

un calabrone perché pensa d’esser fortunato quanto

cani in chiesa; io credo solo sia come l’Araba Fenice.

Samu’el è il mio secondo genito, un bambino

che non riesce ad essere della parrocchia per via

del suo carattere: per lui aut Caesar aut nihil.

E’ un furbo di tre cotte con la fisima per le camicie.

E infine il piccolo Nicolae, con i suoi fratelli

come i ladri di Pisa; e con Lucas, della stessa lana.

Lucas è il suo compare d’asilo, cuciti a filo doppio per

via delle famiglie che da tempo son a uscio e bottega.

Siamo gente semplice che entra papa in conclave

ed esce cardinale, che durante la settimana

lavora e la domenica va in chiesa.

Gente che per arrivare a fine mese lavora e prega.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Qui nella Vallèe la vita scorre tranquilla:

la mattina mi sveglio con le note del Duke,

faccio colazione sbellicandomi con Lucky

Luke e vado in palestra a lezione di bo.

A pranzo mi sento un boss quando addento

il mio solito hot dog, e il pomeriggio è una

continua sfida con Daisy a Super Mario Land.

Poi ascolto Jesse James e Billy Kid per un po’.

Quando arriva la sera alla pay-per-view non mi

perdo mai una partita dei Blues: adoro guardare

le magie sotto porta di Hazard sorseggiando

la mia Rosco artigianale con la pizza Da Giò.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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La mia vita

scivola sì serena

alle pendici

 

del Mucrone: ho due

cani, tre figli, cinque

 

gatti e una

moglie, e ho un’ ernia

della cervice.

 

Ma da un po’ di giorni

sento questa vita che

 

scivola via.

Vorrei dare gatti e

cani al ENPA,

 

mandare i figli in

colonia un mese

 

e partire con

l’istruttrice di zumba

di mia moglie,

 

Serena di vent’anni.

Nel cuor di Ventotene.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Mastro d’ascia quando è notte

coi calzari dalle suole cotte,

al suono della sua armonica a bocca

scrive un’altra filastrocca.

Con le braghe logore e con le toppe

le ore in darsena oramai son troppe,

scrive su di un ceppo ed una botte

Mastro d’ascia quando è notte.

Con le parole e con i suoni

per i bimbi, quelli buoni

canticchia tutta la mattina

sotto lo sguardo della scopa di saggina.

Con la penna e il calamaio

ne ha già scritte un centinaio,

Mastro d’ascia siede sulla scocca

strocca e fila, fila e strocca.

Rima viene, siede e fugge via

o a volte resta lì come una poesia.

Anche il suo cuore è pien di toppe

e le ossa ha tutte rotte,

ma nonostante gli anni sulle spalle

canta dal porto fin quasi a fondovalle.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Gli Scott, che lo avevano accudito,

se ne stavano andando e l’istinto

selvaggio insito in lui gli avrebbe

restituito la fierezza repressa dalla

quale avrebbe nuovamente attinto.

Nessuna voce narrante saprà mai

descrivere le urla lancinanti della tribù

dei nativi americani di Castoro Grigio,

o le membra straziate che rifocillarono

un intero branco di lupi al cielo bigio

delle ostili terre innevate del Grande Nord.

Con le bianche zanne intrise del sangue

dell’uomo che lo aveva venduto, la mente

ripercorreva le foreste dello Yukon fino alla

lince che, cucciolo, lasciò sua madre langue.

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Freddo come un masso e gonfio come una

rana l’uno, il violino di spalla indietro come

la coda del maiale l’altro sono i miei capiufficio.

Il primo è il quinto evangelista, un Arpagone.

Una pigna verde e un mignata, capace di entrar

per il buco della chiave con qualsiasi artificio.

Il secondo è una mosca cocchiera, un sacripante.

A mio dire, capace solo come gallo della Checca.

E’ un pidocchio rifatto con la camicia di Nesso.

E quando inizia un lavoro, statene certi, sarà

il vaso delle Danaidi: è un asino calzato e vestito!

I due abili a parlar solo di lana caprina, e spesso.

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Il caposcala ha avuto un capogiro per via della botta

alla capoccia contro lo scapo, e ora giace accanto

all’imoscapo: proprio stasera, che il caporione non

è di  caporonda ma fa capolino dal divano amaranto

logoro, mentre sua moglie capovolge di continuo

il capoletto e, capocciona, non lo lascia tranquillo

a capofitto nel capoc e nel suo rompicapo…

Meriterebbe una capocciata: che bello era sempre brillo

da scapolo, le cene davanti al boccaporto con decapode

e capocollo in compagnia del capostiva a capodanno!

Ora con quella specie di capodoglio la vita non è altro

che una continua caporetto, con suocero alemanno

e suocera capoclaque e a casa caporale… daccapo.

Il povero caposcala lo trovò la vecchina del pianoterra

di ritorno dalla preghiera sotto il capocielo, che leggeva

sempre lo stesso capoverso e parlava solo dell’Inghilterra.

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Superiormente alle gore, superiormente alle convalli,

alle giogaie, alle macchie, ai nugoli, agli abissi,

di là dal sole e dall’etra, oltre l’empireo e le sue ellissi,

anima che mi appartieni muovi passi assai snelli.

E, parimenti a un nuotatore provetto che frange i flutti,

tu cavalchi gioiosamente le profondità e gli aspetti

della tua ineffabile passione esente da difetti.

Via da siffatta mefite, vai a decontaminarti come marabutti

nell’etere, e abbeverati come un mero elisir sublime

della fiamma calda che gremisce i gennei spazi.

A tergo le tedie con la loro zavorra e i numerosi strazi

che oberano il bigio vivere come bruma le cime,

deliziato colui che può con un batter d’ali balioso

librarsi su distese smaglianti e placide;

quello i cui pensieri, come alaudidae,

verso l’indaco a mane prendono il volo da ciò che è dannoso

-che ammara sull’esistenza

e percepisce con facilità

il gergo dei fiori per abitualità

e delle cose afone fin nella loro essenza.

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Le rendez-vous era al parco.

Eri nervosa, fumavi, mi chiedevi

- Pourquoi tout ce retard?

 

Cara, mi sono addormentata,

ho bucato la bicicletta

ero indecisa sull’orario.

 

Ti chiedevo di scegliere

quello che faceva meno male

visto che di scelte a me non ne davi.

Pensavo d’essere gentile

ma tu, bella truccata disperata

insistevi, parlavi d’amore

di solitudine di noia.

 

Ma chérie, dentro ho da fare

scusa se sono strana

se non sento questo impulso

di confidare di condividere

di spiegare

 

Eh, cosa dici?

- Je dois seulemente écouter?

No, per favore fammi andare

ho la minestra sul fuoco

e devo comprare il pane.

 

Lo so sono stronza

e con quella erre che hai

sembra tu abbia ragione.

- Mais chérie j’ai du boulot

je dois surveiller quelle chose

ici, dans ma tête!

 

Anzi per oggi stai lontana

potrebbe succedere qualcosa

da un momento all’altro

e sarebbe un peccato

 gacher notre curieuse relation…

 

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Profilo Autore: Tea  

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