Vorrei asciugare una lacrima almeno
far sibilare in cielo sola chiave
di libertà da quel lucchetto osceno
di fantasia e d’innocenza, schiave

dell’agonia dell’arsa terra d’odio.
Le grida d’arti mutilati e il sangue
negli occhi tristi straziano sul podio
mentre divelto asfalto intorno langue.

Angeli vivi dalle guance lorde
tra spettri di memoria dentro il greppo
in distonia d’albori porta il passo

con danza macabra dall’eco in basso
e il fiato di bombarde dentro Aleppo
setacciano speranza sulle corde.
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Profilo Autore: Diego Bello  

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Ti ho amato come si ama solo la vita
trattenerti tra le braccia e' stato solo poesia
dolce peso che curvava le spalle.
verso te solo baci e carezze
come aria frizzante
le tue mani accarezzavano il viso
dolce cuore e sorriso
piccola fragile vita
totalmente dipendente da me
dentro al mio incavo braccio
t'addormentavi ascoltando
il ritmo del mio cuore
e socchiudevi gli occhi
con piccole smorfie.
 fragile vita potente
che ha saputo regalarmi questo incanto
così bello
così grande da soffocare il respiro
la felicità ho toccato
ne ho provato l'ebbrezza

ho provato l'altezza del volo
piccolo angelo biondo

mentre dormivi già scrivevi il tuo mondo.

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Profilo Autore: Marinella Brandinali  

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Sospira,
dall’alto di un cielo infinito
quieta e assonnata,
questa notte stellata.
Sbircia la luna sottecchi e,
e racconta di tetti e biscotti,
racconta di notti assonnate
di bimbi, di mamme e
di ciucci nel miele,
di fate .
E sale, lassù fin nel cielo, il canto
di ninne nanne.
Sospira dall’alto di un cielo infinito, la luna
e dondola lieve un bimbo una mamma
nel sogno che insieme li vede .
Serena continua la notte
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Profilo Autore: Marina Lolli  

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Piccola guerriera che a testa alta cammini

con il viso pieno di graffi e briciole di cibo

trascini fardelli di giochi rubati

e tristi sorrisi,
hai un 'anima nera sporcata da altri,
ma tu non lo sai,
cerchi solo conferme sulla strada della vita

senza illuderti,
perché tanto sai che senza scarpe camminare dovrai.
guardi il cielo che piove lacrime

al posto tuo
e tu ti bei di queste carezze come abbracci

di madre che più non hai.
sei sola nel cammino che porta lontano

con la tua ombra che ti tiene per mano

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Profilo Autore: Marinella Brandinali  

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Fulgido giorno, che ogni anno si rinnovella;
dolce rievocazione di Gesù che nacque come splendida fiamma, 
in una capanna misera e fredda ma, come in una fiaba bella,.
col bue, l’asinello, un babbo e una soave mamma.
Vorrei mandargli un po’ del calore della mia cameretta rosa,
ma non so come fare e dove mandarlo in questo cielo pieno di stelle.
Con gioia invierei il colore e il profumo d’una bella rosa,
da me colta in un bel giardino dalle cento, mille e più corolle.
Desidererei allungare la mia mano per fargli una carezza,
come quella che ricevo spesso dalla mia mamma cara,
dolce, sincera e lieve sul mio volto, come una leggera brezza
e cantargli una canzoncina allegra, carina e che rincuora.
Tutto questo posso inviare a Lui, ma solo col mio pensiero,
che, tacito,  sgorga dalla mia giovane anima che ho dentro il petto;
posso mandargli l’amore  candido, caldo e sincero,
e una preghiera che ogni sera citerò nel mio morbido e comodo letto.



Con la partecipazione attiva di: Ginevra Chessa, anni 8
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Profilo Autore: Luigi  

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   Ho conosciuto Thuha
    con il suo pianto nascosto,
  e l’incertezza grande
    che lo ha reso cieco:
      nel mondo non ha un posto!
      Non ha soldi per mangiare,
       ma ha pezzi di stoffa per sognare.
     Thuha, crede !
     E con abili mani,
      dolci bambole fa giocare;
       i suoi sogni non riescono a morire.
      Io ho visto gli occhi di Thuha:
        grandi pupille con mille aerei  per soffrire,
        che annientano ogni alba e ogni imbrunire.
        Io li ho visti i suoi occhi,
        senza giardini e senza casa.
     Ma Thuha crede!
      Thuha, gioca!
           E mentre le bombe fanno rumore,
           Thuha, mette le sue bambole
              in casette con accanto un bel giardino...
     ...con amore!.

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Profilo Autore: Hera  

Questo autore ha pubblicato 413 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Donne sfortunate,
vittime, sfruttate.
La paura 
si legge negli occhi.

Attendono di tornare alla vita
per ritornare a vivere.
La luce nasce
dietro le inferriate.

La libertà
e la vita.
Vincolate, emarginate,
penalizzate dalla società.

Colpe da pagare
errori da recuperare.
Loro...le vittime innocenti
pagano un prezzo troppo alto.

Vite nate fra il disagio
e il dolore.
E' davvero breve il tempo
da passare con chi gli ha dato la vita.

Troppo presto arriva l’addio
strappati all’amore al loro sangue.
Vengono portati via
fuori dalle inferriate.

In un’altra
realtà, fra estranei.
A volte fortunati
altre no.
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Profilo Autore: Silvana Montarello*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 30-04-2013

Questo autore ha pubblicato 740 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
I bambini sono poeti
quando ti chiedono una fiaba
e studiano i petali di un fiore

quando giocano con una rondine
disegnata a matita
che davvero vola via dalla carta

I bambini sono poeti
quando colorano un cielo
anche se vedono solo un  soffitto

e i loro stessi occhi sono una poesia
scritta forse per un adulto senza fantasia
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Profilo Autore: Sabyr  

Questo autore ha pubblicato 274 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Ritornando a casa alla sera
grazie alla una luna di primavera
ho visto perle di luce d'argento
che sui trifogli ponevano l'accento.

Gocce di pioggia acciambellate
per la notte si son sistemate
credendosi all'uomo ben celate
riposavan felici indisturbate.

Non sapendo d'aver scelto
un posto errato come letto!
Se su qualcosa poni l'accento
l'attenzione raddoppi per cento.

Un significato può anche cambiare
in base all'accento da utilizzare
Può far sì che rùbino un rubino,
o scambiar un osso con un bacino.

E chi va a pésca con una pèsca
prenderà solo frutta con quell'ésca
che cena vuoi che poi ci esca!
arrosti di mele, e il maiale farà festa.

L'italiano è una lingua molto divertente
se non lo prendi troppo seriamente.
Sbagliando si impara, oppure si inventa,
e la grammatica più non ci spaventa.


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Profilo Autore: Cla  

Questo autore ha pubblicato 40 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Semino che stai nel mio ventre
so che mi stai ascoltando.
Non so se sai chi sono,
e ignori
chi sei tu,
non sai ancora se sarai
maschietto o femminuccia.


Ancora sette mesi
dovrò aspettare,
accarezzo la mia pancia
sperando di raggiungerti
ma ancora così lontano sei
dalla sua morbida superficie.


Immagino come nuoti nel liquido
che è il tuo sostentamento.
Rinchiuso nel silenzio
e a volte da rumori soffusi.
Tu ansie e preoccupazioni non hai.
E in un futuro
quando mi farai un dispetto
tirandomi un calcetto
rimproverato non sarai.
La voce del tuo papà
ti è sconosciuta
ma col tempo ti si presenterà.


Ora una ninna nanna ti canterò,
devo allenarmi
per quando nascerai
così saprò consolarti
quando piangerai!


Il tuo cuore rudimentale
così lontano e diverso dal mio,
già sta battendo
come un tamburo
il tam tam della vita!
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Profilo Autore: Maddalena Clori  

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In una casetta

In una casetta sulla cima del monte,

viveva una fata con la sua cagnetta,

con semplici gesti, senza tante parole

passavano i giorni in buon' armonia.

Di primo mattino curavan la terra,

il cane zappava e la fata piantava,

il sole furbetto con raggi discreti

scaldava i germogli ancora sopiti.

Splendidi fiori di tutti i colori

offrivano al cielo le loro corolle,

le api operose suggevano a sciami

il nettare scelto per fare il buon miele.

Dopo il pranzetto le splendide amiche,

sull'altalena facevan la siesta,

mentre la brezza portava lontano

il lieto canto di mille uccellini.

I grilli tacevano con grande riguardo,

le mosche volavano nel prato vicino

e le formichine, in ordine sparso,

spazzavan le briciole rimaste dal pasto.

Il tempo passava quieto e sereno,

senza pensieri e neanche fastidi,

finché un bel giorno, all'ora di cena,

arrivò un capretto dal manto pezzato.

Belava impaurito, piangeva, piangeva,

era stanco, sfinito e tanto affamato,

voleva la mamma e il suo dolce latte

cercava il suo vello che dava calduccio.

La fata commossa, con fare gentile,

guardando accorata il triste capretto,

dalla bacchetta d’argento pregiato

fece sgorgare buon latte caprino.

Gli diede il latte che tanto aspettava

e gli preparò la sua cameretta,

cantò per un'ora una nenia soave,

finché il capretto si addormentò.

Al sorger del sole, un altro belato

svegliò la cagnetta e il piccolino,

dalla finestra la fata assonnata

vide una capra dal manto pezzato,

Evviva esclamò è arrivata la mamma!

Anche in un posto così magico e bello

non sarebbe bastato l'amore del mondo

a sostituire quello immenso materno.

Accarezzò la sua ospite stanca

e la condusse dal suo piccolino

che la guardò come un miraggio,

il suo belato riecheggiò per la valle,

e accorsero a stormi tanti uccellini.

Da quel giorno, la bella casetta

Per i due amici arrivati per caso,

Si trasformò in un paradiso

E tutti insieme abitarono lì.

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Profilo Autore: M.G.Fiori  

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Al firmamento vedo aggrappato,
un sottile apostrofo illuminato.
D'argento e madre perla risplende leggero,
come un gioiello di cui il cielo va fiero.
Lo vedi di notte, felice giocare
insieme alle stelle a dondolare.
Mi spiace però constatare l'errore;
chiamarla apostrofo non è uno splendore!
Adatto non è alla dama suadente
che da lassù ci veglia splendente.
"Signora stellare mi deve scusare,
proprio così non la devo chiamare!"
Ma dal cielo, tranquilla e ridente,
mi strizza l'occhio la luna crescente.
"Se un apostrofo di notte sarò,
Luna Nuova mi chiamerò;
se una parentesi il cielo aprirà,
Luna Calante il mio nome sarà".
Adesso a letto! Non ti stancare,
l'ortografia in alto non deve stare.
A scuola sul quaderno la troverai,
ma pensando alla luna non ti annoierai!.

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Profilo Autore: Cla  

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All’ombra della luna
vegliano i miei sogni
non incartati ancora
nelle pieghe della mia memoria

In intrecci di domani
vivono di speranza i miei graffiti
riflessi in luci di sorrisi
ed armonie di voci

E se l’argento mi colora
fresche e vellutate carezze
distendono le mie rughe
sfiorando la mia pelle quasi piume


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Profilo Autore: Giovanna Vecchio  

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Nelle mie mani i tuoi solchi.
Nelle mie impronte tracce di te.
Ogni tuo sguardo, ogni tua carezza,
ogni tua offesa, mi dà nuova forma.
Io non sono più io, eppure mi riconosco:
son di noi l'immagine composita.
Io non sono più io, eppure sono integro:
son di noi l'insieme degli elementi.
Io non sono più io, eppure ho vecchie radici:
son di noi il seme germogliato.
Nessuno di noi si dica solo,
non guardando le proprie mani.
Ciascuno di noi si dica unico,
si liberi dal desiderio
di fondersi negli altri.

--

In my hands marks of you
In my fingerprints traces of you
each glance, each caress of you,
each offence, gives me new shape.
I am not me any longer, and yet I recognize myself:
I am the image of us together.
I am not me any longer, and yet I am one:
I am the set of our elements.
I am not me any longer, and yet I have old roots:
I am our bud that has germinated.
no one of us can say he is alone,
at least not looking at his hands.
each one of us is unique
just needs to free oneself
from the desire
to melt into the others.
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Profilo Autore: Marco Ghitti  

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