È così la sera, simile a un drappo
che si apre con l’acerbità di un cenno.
La mano rovista, mette a nudo
separa l’inutilità dal vero dell’affanno.
L’indomani, andando per le strade,
tenersi alla scia: farne un luogo di culto
da non disperdere, non rimescolare.
E tanti domani, troppi da accalcare
sul raggio mite che si prolunga nella fuga.
Tanti, voglio sommarli
su una fune che si svolge
a legare gli attimi, quando riposano
sul greto del respiro.
Il sonno che ci assorbe
permeato da una luce immobile
e la voce ancora che apparecchia sillabe
per mandarle a vivere
in tre (o infinite) dimensioni.


1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
quanto hai gradito questo testo?
Profilo Autore: Rita Stanzione*   Sostenitore del Club Poetico dal 18-07-2015

Questo autore ha pubblicato 661 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Collegati o registrati per lasciare un commento.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.
Per maggiori informazioni sui cookie e per gestire le preferenze sui cookie (di prima e/o terza parte) si invitano gli utenti a visitare anche la piattaforma www.youronlinechoices.com. Si ricorda però che la disabilitazione dei cookie di navigazione o quelli funzionali può causare il malfunzionamento del Sito e/o limitare il servizio.