Porti poeta all’alba il gregge al monte

coni le mosse dense d’un pastore

regge di sogni espandono la fonte

in gocce asperse dalle rosse more.

 

Miri le cime ritte al vento greve

il passo sfiora il verde delle fronde

poi che la mano inscena danza d’onde

e dell’azzurro fende un sorso lieve.

 

Già il sole è in alto e sulla fronte stride

ch’aduni sotto il mèrio [1] strofe e canto

a refrigerio d’una sosta breve.

 

Da lèndini [2] l’assalto ne riceve

lontano la carezza d’un rimpianto

che d’ogni ebbrezza l’orizzonte elide.

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Profilo Autore: Diego Bello  

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Commenti  

Diego Bello
+1 # Diego Bello 18-06-2017 11:25
[1] Il mèrio è il luogo ombroso ove le mandrie sostano per riposare.
[2] Il vero motivo della sosta al mèrio nelle ore più calde del giorno non era tanto la necessità di riparare le bestie dal calore, quanto quella di ripararle dagli insetti fastidiosi e portatori di malattie. Si è volutamente scelto il termine lèndini (al posto del più appropriato tafani, in ambito bucolico), per maggiormente sottolineare l'allusione all’uomo, come loro vittima.
Giancarlo Gravili*
+2 # Giancarlo Gravili* 18-06-2017 12:15
Un sonetto bucolico che riveste di raffinata pittura il vedere campestre.
La struttura metrica concede quella sonorità e quella scorrevolezza classica del verso che non si ritrova molto nel panorama attuale.
Nel mio sentire ho apprezzato moltissimo questo poetare, quasi lieve e privo di estetismi inutili che appesantiscono la poesia.
Diego Bello
+1 # Diego Bello 18-06-2017 12:29
Soprattutto grazie della lettura. L’intenzione non era quella di riprodurre un affresco bucolico, bensì quella di servirsene solo come sfondo, da strutturare in una delle forme più congeniali a quel tema. Già dal primo verso l’inserimento del “poeta” al posto del “pastore”, più che una immedesimazione fisica dell’uno nell'altro, voleva essere semplicemente una metafora, una sorta di scambio di ruoli per accentuarne la similitudine. Le greggi raffigurano i pensieri, le idee, le immagini, le passioni, le angosce, etc., che il poeta si porta dentro e che all'alba lascia in libertà. E dopo questo libero spaziare, inebriarsi, attingere, nutrirsi, il poeta ne ricerca la sintesi - “strofe e canto” – in raduno sotto il mèrio, per offrire loro una protezione dalla corruzione e dall'attacco nefasto degli “insetti”. Il poeta non riesce, però, a portar tutto a riparo. Qualcosa rimane esposto ed è sufficiente a condizionarne lo stato d’animo, che si dovrebbe avvertire in chiusa.
Marinella Brandinali
+2 # Marinella Brandinali 18-06-2017 12:57
Molto bella ...nel mio dialetto le lendini sono i pidocchi ...mi hai riportato indietro nel tempo complimenti
Diego Bello
+1 # Diego Bello 18-06-2017 13:02
Grazie!
Giancarlo Gravili*
+2 # Giancarlo Gravili* 18-06-2017 17:16
Ritorno su questo bellissimo sonetto per segnalarne la forza poetica.
Colpisce molto come si possa sentire e percepire il mondo circostante in simbiotico modo con l'io interiore.
Ho sempre sostenuto che la poesia non si scrive: la sua nascita segue i moti dell'animo, divenendo poi trascrizione del pensiero.
Questa raffigurazione avviene nell'autore che a tutti gli effetti diviene "poeta del sentire umano".
Arte della creazione, questa è la poesia.
Faccio i miei più sinceri complimenti a Diego per la sua grande valenza artistica.
Diego Bello
+1 # Diego Bello 18-06-2017 20:58
Condivido in pieno i concetti espressi Giancarlo. Grazie ancora per i complimenti!

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