Schivando l’ultima immagine,
scivoliamo inerti dentro noi stessi
e sul ciglio del baratro abissale
ci diamo l’inutile specchiata.

Laggiù, nelle nerissime distese,
s’intravede un’imprecisa luce
e non sappiamo se è proprio a noi
che quel segnale è indirizzato.

Sarà speranza forse ingannatrice,
capace di un doppio olè sconnesso,
di un solito ripristino del tempo
da cui in qualche modo ripartire.

Vorremmo noi precipitare, adesso,
mutare l’ora in un secondo uno
ed incagliarci a fine tuffo astruso
su fondi d’anima scartavetrati...

Maledetto quell'anonimo sorriso
che ignaro piomba nel bel mezzo,
nell'attimo in cui scadiamo a turno
nella viltà d’umana misericordia!

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Profilo Autore: Aurelio Zucchi  

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