Nudo di te mi darò in pasto a lupi e cani,
senza aver paura di dolore 
la mia carne sarà cibo e, magari, sarà sogni.
Oggi, vestito della mia vergogna, 
procedo nell'andare tardo dei miei passi
incontro ad un destino difficile da modellare.
Continuo, raccontando finte storie a chi ha tempo di sentirle,
e a me: ultimo rimasto a volerle ancora credere
solo per la voglia di sperare, o per la forza del tuo amore.
So benissimo chi sono pur vivendo senza cura,
un pagliaccio, io, seduto sopra un trono
sicuro di avere avuto tanto,
zero gloria certo,
ma con sempre strette in mano tonnellate di fortuna.
Sopravvivo d'elemosine superflue 
per comprare le mie utilità banali,
perché mi nutro nella fame dei tuoi occhi,
e nella sete azzurra dei tuoi sorrisi.
Domani, o il dopo, che mi importa?
L'infinito è qui tra le mie mani, ora, a guardarmi come sono,
nudo e lordo come un verme, ma vedendomi vestito e profumato
come un imperatore in un giorno di gran festa.
Non ho altri desideri da indossare, se non i tuoi.
Non ho altri errori da scordare, se non i miei.

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Profilo Autore: Davide Bergamin  

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