Inchiodano le ali sopra il sasso, picchiano il martello
il ferro del chiodo che lacera la mente e t’imbriglia
nelle tenebre dell’invidia delle megere e dei pupilli.
Ma io vedo il passo leggero che ti appartiene
quella danza notturna che non piega l’erba
ma ne trae nutrimento avvolgendola di nebbia e sangue.
Riconosco il rotolare delle perle in versi tondi
che escono dai tuoi candidi denti, liberati dal morso
dalle briglie, rinnovati di splendore.
Hai spalle secche e rugosi seni, un tempo urlanti di piaceri
ora svuotati e colmi di doveri e menzogne.
Ti pesano e schiacciano
come macigni di piombo sui polsi.

E ti vorrei sollevare,
appoggiare sui rami materni
assistere al librarsi del coraggio e dei tuoi colori,
vorrei ascoltare il pianto liberatorio di un’aquila in cattività
di fronte alle montagne.

Al sussurro della neve...
Ma cade ancora la pioggia incollata e diffamatoria
appiccica gocce di veleno sui tuoi palmi.
Mentre mi guardi esausta bevendo vino,
piego la testa disperato di vergogna.

Sono un uomo che ha capito, disorientato dal passato
sono un uomo, un piccolo scudiero affranto
legato al tuo mistero.

Cadrò prima di te,
vedrai che non ti farai male.

1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
quanto hai gradito questo testo?
Profilo Autore: Riccio maschile Carmine  

Questo autore ha pubblicato 8 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Collegati o registrati per lasciare un commento.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.
Per maggiori informazioni sui cookie e per gestire le preferenze sui cookie (di prima e/o terza parte) si invitano gli utenti a visitare anche la piattaforma www.youronlinechoices.com. Si ricorda però che la disabilitazione dei cookie di navigazione o quelli funzionali può causare il malfunzionamento del Sito e/o limitare il servizio.