Messe le scarpe buone, guanti consunti

e il paltò con papà scendevamo in paese

per le commissioni: dopo pochi metri

ci si fermava subito dal cardatore emaciato

che al nostro ritorno ci avrebbe fatto trovare

pronti guanti nuovi e anche una sciarpa.

Diceva “I due cardacci” la scritta sui vetri.

La mamma aveva iniziato a insegnarmi

a leggere, e volevo allenarmi con le insegne.

Poi era la volta del maniscalco con gli attrezzi

per ferrare, dei sellai che preparavano il basto

per i cavalli e la filatrice al telaio con i fusi.

Fuori dalla macina ci salutava il mugnaio

con la pala, e finalmente con stecche e pezzi

di stoffa, pinze e fil di ferro c’era l’ombrellaio

che ci riparava l’ombrello a pezze della nonna.

Ero impaziente di vedere il biciclo-carretto

dell’arrotino, ma mi incuriosiva “Canapa e juta”

sulla bottega dell’impagliatore di sedie.

Ora saremmo tornati a casa dove nonna stava

di certo lavorando a maglia davanti al caminetto

e mamma intenta a far la nuova scopa di saggina.

Passando davanti al calzolaio “Fustelle, basette

e pestello” mi sorprese che papà con la sua scarpa

macilenta non vi entrasse…

Ma ero così stanco di camminare, ma contento

perché di lì a poco avrei avuto, da far vedere

al nonno, la mia nuova sciarpa.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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