Ora che il mare aspro diventa
e d’antracite la luna si veste,
alta e discreta la notte s’accosta
mentre la stasi mi fa prigioniero.

Nella collina non più contornata
dove presumo già dorma il borgo,
con ostinazione cerco una luce
capace di darmi continuità.

Lassù, non una stella intravedo
che si riveli dell’altre più ardita
nell’infinito di nero rigato,
avaro nel dare spazio al respiro.

Riporto lo sguardo dov'era prima
e di una nave pretendo la scia,
quel tocco bianchissimo a soppiantare
il cupo disordine di onde folli.

Vorrei arrivasse l’aurora
del tipo fucsia, netta, e impaziente
d’aprire in cielo lo squarcio ribelle,
l’effetto euforia di sistole errante…

In quest’attesa del via alle danze,
conforto mi è nel prendere tempo
l’idea di essere non del tutto solo.
É la notte che mi prende per mano.

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Profilo Autore: Aurelio Zucchi  

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