L’anziano uomo, come oramai

fa da quasi due decenni, ogni

mattina si reca nell’orto

e con la consuetudinaria procedura

controlla che la zucca non sia vuota.

E il cavolfiore non sia morto.

Pari a tutti quelli che erano i suoi affetti.

Alieno da ogni ricordo saluta sfiorandoli i porri

e si assicura che abbiano al vento forte

resistito ramati i pomodori, che siano

in buono stato i pisellini e il sedano

non abbia patito le gelate della notte.

Osserva le cipolle rosse

e le zucchine bianche, assuefatto alla solitudine

delle interminabili ore vuote.

Qualche passo tra i fagioli borlotti,

e gli sfugge un sorriso amaro

destinato forse alle carote.

Amaro come il sapore

che lasciano le cose

irrimediabilmente andate.

Prima di rientrare con il canestrino

pieno per il minestrone per cena

si accerta che godano di buona salute le patate.

Gli pare di udire un graffio alla porta

ora che sminuzza le verdure

nel suo angusto e freddo cucinino.

La sorpresa non starà nell’aprire, ma nel

sentir un po’ meno il graffio al cuore nel divider

la minestra con l’inatteso tremante bastardino.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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