Scorrono come schiume d’infinito
nell’alveo dei pensieri inalterabili
per poi sostare negli oblò d’attesa
e lì sdraiarsi prima di entrar nel cuore.

Che siano i suoni d’un vecchio carillon
o i frastuoni d’ultima guerra accesa
o i cristalli delle più svariate stille,
nessun problema, lui è una casa.

Felicità che non sappiamo raccontare,
che mai sapiente oserà indagare,
in controcanto si combinano ai dolori
e insieme aspettano che passi il tempo.

Li sedimenterà, l’indifferente tempo,
senza però poterli infine evaporare.

Quando i cristalli, i suoni e i frastuoni
si insedieranno bene dentro il cuore,
di lui non temeranno alcuna malattia
giacché, al primo sintomo accennato,
emigreranno in anima che non degrada.

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Profilo Autore: Aurelio Zucchi  

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Commenti  

Salvatore Stefano
+1 # Salvatore Stefano 03-01-2019 21:28
Mirabile poesia, oltre ad una accortezza alla matrica, davvero efficace per descrivere i sentimenti che albergano nel cuore ma poi divengono parte dell’anima e ne fa un tutt’uno, una cosa sola. Complimenti

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