Mentre mi rado ho un trasalimento

nel vedere che dallo specchio

è svanito il giovinetto imberbe che

le posava le labbra sull’orecchio,

e scostandole i capelli fantasticava.

Al suo posto un uomo con la testa

rasata e molto di sé nascosto dietro

la barba incolta, e sogni in cartapesta.

Di te mi disse, quando la conobbi,

mi interessano i titoli nella tua libreria

e spettinarti i sensi;  ma non potrò

restare più del tempo di qualche poesia.

Rimase a intiepidirmi  la poltrona più

di quanto potessi mai sperare.

Sapeva come scoprirsi il collo tirando

su i capelli, e la restavo a guardare.

Le sistemai una ciocca che volava

dai capelli raccolti, e nel suo vestito

leggero, stretto in vita, mosso dal vento

un giorno andò via per tornare dal marito.

Mi piace camminare sulla battigia

d’inverno con il vento che mi spettina

la camicia, e in mano “Quei pantaloni

bucati…” così da intiepidirmi l’anima.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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