Mi ero riproposto di telefonarle per chiederle scusa.  Da due settimane avevo chiuso con lei.
 Due settimane consegnate al silenzio che avevo architettato per una insana voglia di vendetta. Lei aveva avuto alla fine, dopo reiterati sospetti, la certezza che fossi di un’altra e aveva mostrato la sua rabbia con un’indescrivibile scenata di gelosia.  Non potei discolparmi per dirle ch’era stato solo un gioco. Glielo avevo fatto credere per spezzare la monotonia del nostro rapporto: scarse amicizie, difficoltà a parlare di noi, necessità di curare egoisticamente i propri interessi, serate silenziose sul divano a seguire film scialbi. E rare occasioni per fare l’amore. Lei era metodica e programmava “ l’amore” solo nei giorni della settimana in cui non andava in palestra. Mai effusioni improvvise secondo il mio desiderio… solo ordine e compostezza anche nel fare l’amore.  In quei momenti mi ricordava la moglie del principe Tomasi di Lampedusa , descritta dall’autore ne “ Il Gattopardo”. Una donna ossessionata dalla paura dell’atto coniugale, tanto che il principe suo marito non le aveva mai visto l’ombelico…
Quella sera sul divano, prima di addormentarmi, mi ero convinto che pensavo ad un’altra donna.
C’era una lei che mi piaceva, un desiderio nato al mattino d’impulso come quando decidi di alzarti per andare in bagno e soddisfarti. Potevo dare una scossa alla mia vita, certo potevo farlo per sentirmi vivo. Lei la ritrovavo quasi ogni volta che uscivo di casa. Scendeva  o saliva le scale con studiata lentezza, come se volesse impedirmi di scansarla. Leggevo ogni suo pensiero nel movimento sussultorio delle natiche, era un invito a seguire i suoi passi per incollarmi alla sua schiena.  All’ultimo gradino si voltava e mi sorrideva mostrando il candore dei denti perfetti.  I suoi silenzi erano eloquenti come un’ orazione pro suo corpore.. .L’altra, quella con cui avevo chiuso, non l’avevo mai desiderata con la stessa intensità.
Avevo sollevato la cornetta del telefono, deciso a chiedere perdono… Qualcuno aveva suonato alla porta. Era la ragazza delle scale, pronta a perorare.

 

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