La prospettiva di due torri,
da una strada fatta a nido
che si porta le mie rughe,
affaccia su uno specchio 
che non ha più la pelle tesa.
Ancora nuvole, verde-castano,
sul giro in sol
di un’altalena
appesa all’arcobaleno.
Lontano è qui?
Da tempo non osservo, 
e non chiedo 
come mi stanno gli abiti a colori.
E' stato un sonno lungo,
inutile, lo so, starne a disquisire:
c'è chi ha visto il mio dormire,
mentre, posso giurarlo,
credevo di sognare.
Nei bagnasciuga del mattino
il torpore dei pensieri 
balza in piedi all'improvviso,
con il solito ritardo,
per rincorrere, di nuovo,
tempi e mondi
che si portano via il dopo.
Nello scorrere, imprevisto, dei minuti e delle ore,
raccolgo, meglio, lenzuola tiepide di te
che addolcisci in qualche brivido
e la mia pelle d'oca
cade preda ad una corrente 
aspra di freschezza.
Il mio lontano è qui.

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Profilo Autore: Davide Bergamin  

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