Tempi infiniti
fermo ad aspettare,
dall'argine della speranza, 
fino ad ora,
il tuo cadavere è l'unico a passare.
Adesso ridono di te.
Ancora ridono, ridono, ridono,
di un uomo mai creato:
di un feto calpestato,
che tiene duro ancora
ma non si sa per quanto.
Parole grigie 
su un muro in lontananza;
polvere e muffa al buio,
odor di vuoto
-triste- 
riempie la tua stanza.
Fuori dalla finestra, 
aria e discariche,
il vento fa tempesta.
Dannati noi 
che finiremo
dove si gettano le batterie,
guardando in fondo
a questa strada sulla riva
senza vedere il mare.

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Profilo Autore: Davide Bergamin  

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