Ho consegnato la mia vita,
come un compito in classe,
alle righe di parole
-troppe-
buttate in giro,
solo
per essere meno morta:
non per essere,
né per essere sola.
Ho vissuto scrivendo
(e nei miei testi);
purtroppo tutto il resto
mi è passato sopra e non l’ho visto
(o forse ho semplicemente visto),
presa come ero
da un mare
che mi ha navigato dentro
senza tregua,
senza possibilità di scampo.
Ho scritto troppo e troppo male,
dilettandomi senza diletto,
di una necessità
di cui avrei dovuto fare a meno.
Ora, i giorni,
tutti i giorni,
sono al conto delle spese
e in una voce del bilancio
c’è tutto quello che non ho fatto:
un asterisco rimanda
ad un infinito esagerato
che può spiegare
il peso di tutte le mie parole
presenti e passate.

Fate largo per favore,
vorrei scendere.
All’imbocco delle scale
alzo e giro un po’ la testa:
qualcuno che mi voglia trattenere?

Volti bassi
-spenti-
illuminati sopra a strani aggeggi.

Scendo.

Dissolvo
-rossa d'anima-
in cieli pigri 
azzurro pioggia.
Ora 
mi abbandono al mio respiro.

Ora sono.

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Profilo Autore: Davide Bergamin  

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