Suprema in viola, predatrice 

l’aura che offusca

quando passa sola in cammino

da altezze funamboliche d’odio 

silente nel manto, scostante 

e cieca, d’un oppio di duramadre

-un’orgia di nicchia che arride dagli inferi.

Vorresti raggiungerla, carpirne il sottinteso,

le punte chiodate delle iridi.

Amarla e detestarla

scolpirne la statua d’altera

il suo graffio intangibile

come la morte quando spigola 

dietro l’esasperante veletta.








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Profilo Autore: Rita Stanzione*   Sostenitore del Club Poetico dal 18-07-2015

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