Aspetto l'ora giusta.

Persisto nel distanziar la morte,

accetto i pegni che sono da pagare

in un percorso avido di prove.

 

Dimmi, intanto, che sembianze hai,

se sei da immaginare mia coscienza,

se è soltanto sciocca confusione

vedere in te la cara madre mia.

 

O forse tu sei me, piccolo uomo,

quando lanciai la prima sfida

a fare carne di quei primi sogni

dove spiare la trama del romanzo?

 

A sera, nei momenti che mi avvito

alla ricerca dell'angolo migliore,

ti parlo, angelo mio, e poi ti invoco

per essere sicuro che ci sei.

 

Intanto che decidi di mostrarti,

del tuo respiro dammi un cenno,

disegna là sulla parete azzurra

gabbiani che sorridano di me.

 

Ti prego, non contare troppo

sulla promessa che mi sono fatto

di coltivare vita più che posso

perché del non morir mi illuda.

 

D'accordo, continuo a guardare stelle,

nel cuore incastro flussi di marea,

ma rassicurami, fa' presto!

Anch'io ho paura!

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Profilo Autore: Aurelio Zucchi  

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