Ed io invece ristagno 

sul fondo adatto 

le pieghe al mio corpo,
lascio il mio peso morto 

sulle articolazioni stanche, 

immobile il capo sulla spalla 

preme il tempo che passa
senza alzare gli occhi,

e le braccia dal collo, stracci zuppi
muovono le polveri fluttuati,

le sole luccicano in mezzo al buio

ai pochi fili di luna.

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Profilo Autore: Lehel  

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Al risveglio raccolgo i fogli dei sogni
sparpagliati sul guanciale
e li affido alla vita.

Attenta li esamina
costruendo un ordine,
tentando una priorità.

Predilige, fra tutte,
le pagine bianche
che dispone sempre all'inizio
di un libro avventuroso,
a guisa di frontespizio;
e come se non bastasse
vi ripone myosotis azzurri
a segnalibri e promemoria,
aspettando paziente
il sogno più bello

quello che io non sono
neanche in grado di sognare,
quello che lei è sempre pronta ad avverare.
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Profilo Autore: Carla Vercelli  

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Senza fantasia - mai
avrei avuto quegli occhi
per scorgere la sua ombra
che di viola si tinse
in quella notte senza stelle
ma dove ogni gioia - la luna
nel dileguarsi ammantò

Portava orecchini
con piccoli brillanti
capelli fulvi - la pelle
sparsa di lentiggini
color ruggine

Con l'animo lacerato
si confessò strega
e per fuggire
da questo mondo
chiese le fiamme
..... fu accontentata

e come una piuma
ascese oltre le nuvole
lì - dove ardono le favole
lì - dove scorre la quiete

"Bussa al cielo
e ascolta il rumore"
accogliendola
le propose il vento
.... e lei bussò

Al di lei bussare
rispose una farfalla
che s'appressò abbracciarla
ai confini dell'universo
e il verde mondo delle foglie
applaudì stormendo
con delicati rumori
...... poi silenzio
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Profilo Autore: Carmine Ianniello  

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Con un triciclo rosso
farò il giro del mondo
la bicicletta senza freni
usata da bambino
quando l’aria era più chiara
e le strade impolverate
profumavano d’antico.

Con una stella di sceriffo
m’incamminerò deciso
verso strade sconosciute
pedalando alla rinfusa
per scacciare l’oppressore
l’inutile padrone
che affossa il nostro cuore.

Con una pistola di cartone
annullerò frontiere
sparando in aria
ma solo per intimorire
chi usa ancora le bandiere.

Con il coraggio di un coniglio
e il berretto da pompiere
brucerò dogane
lo stato
le chiese
e la costituzione
armerò un esercito
per la rivoluzione
soldatini di piombo
marceranno
verso un nuovo mondo.
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Profilo Autore: Demetrio Amaddeo  

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Il vecchio taciturno guardò

la mano tremolante, e capì.

Riprese a scrivere a fatica,

lentamente dell’avvenente

Mata di incrollabile fede

cristiana e comprovata etica.

Di lei s’innamorò d’un amor

corrisposto un condottiero

saraceno, tal Grifone…

S’interruppe, posò la penna

e rovinò nella sedia a dondolo.

Annusò l’aria e udì così prone

per un’ultima volta quel canto.

Lo trovò un mastro d’ascia di

quei luoghi guidato dal dolce

miagolio di una gatta nera.

L’animale sedeva sui ginocchi

dell’uomo, due gocce

di rugiada pendevano dai suoi

occhi alidi e il primo mattino

lumeggiò su due lacrime

allo stagno aggrappate al petalo

d’una ninfea laconica che le

adagiò tra le purezze più intime.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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In quella scrittoria di Capo Mulini

l’uomo sembra guardare trasognato

oltre la gora i mandorli in fiore.

E scrive di una bellissima ninfa del

mare e d’un pastorello perdutamente

innamorati, e della bile e dell’ardore

del ciclope invaghitosi di Galatea.

Vistosi respinto, e scoperto che lei

gli preferiva un mortale villico,

decise di togliere la vita al rivale.

La disperazione di lei impietosì gli dei

che tramutaron Aci in un fiume ciclico

che, riversandosi in mare sarebbe per

sempre restato accanto alla sua ninfa.

E quel flauto tornò a suonare armonico.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Ci mise del tempo a tollerare

quel termine “lapillare”.

Poi accettò il compromesso

con la sua penna il vecchio

taciturno, e tornò a scrivere.

L’amore può voler

dire aspettare.

La giovanissima Fillide prese

a scendere in spiaggia ogni

giorno sperando di vedere

all’orizzonte le navi che le

avrebbero riportato l’amato,

richiamato alle armi dal dovere

della guerra, accorata al pensiero

di mai più rivederlo.

Ormai certa che il suo Acamante

non sarebbe mai più tornato,

si lasciò morire di struggimento.

Sul finir dell’inverno, nonostante

avessero contribuito a tenerlo

lontano numerose avarie, fece

ritorno l’impavido guerriero.

La divinità protettrice degli amori

fedeli aveva mutato la giovane

in un mandorlo spoglio dai rami

vizzi, ma riconoscendola strinse

il tronco l’uomo dal rosso cimiero.

Pianse disperato e l’albero, come

percependo il tocco dell’amato,

si ricoprì di impalpabili stami. 

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Un pezzo di legno tornò

in superficie vivido,  mentre

il giovine non fece più ritorno.

Figlio di un pescatore, addietro

dalle sue numerose immersioni

tutti lo volevano dattorno

per sentir delle meraviglie viste.

Cola ardeva d’amor per Etna

e quando, scendendo ancor più

in profondità vide che la Sicilia

posava su tre colonne delle quali

una sdrucciolava nell’infinito blu,

piena di vistose crepe e segnata

dal tempo, per evitare che l’isola

sprofondasse decise di restare

sott’acqua sorreggendola.

Con la luna piena e il solstizio

d’estate lascia di puntellare

il piedritto per un istante una volta

ogni cento anni per riemergere

e riveder l’amata Etna lapillare.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Quello che leggerete

sono le ultime quattro dedicatorie

di un vecchio taciturno che attese

la sua naiade tra elegie e ninfee

nella scrittoria lungo una gora.

Al mattino salutava i nannuferi

in fiore, e si accompagnava dove

Etna divenne il frutto divino della

fusione tra cielo e terra, figura

che cima verso la volta, e la sfiora.

Sedeva sulle grosse radici,

e i piedi era come se penetrassero

nelle profondità della terra.

Quel giorno osservò un legno

che galleggiava arso e fuligginoso.

Quando Pan suonò il flauto divino,

echeggiando l’armonia del silenzio,

i fiori di loto mossero

passi di danza

cantando in modo melodioso.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Mani in tasca, per la via,
sotto alle scarpe sassi di pensieri
da calpestare, e tra i capelli ricordi,
di baci da dimenticare.
Il tuo cammino costante è arrivato
qui da me, e mi ha portato
fiori e ghirlande da odorare.
Io, ti ho donato sorrisi e luce,
Ma tra le mani, avevo
conchiglie e cavallucci di mare,
da proteggere ed ascoltare.
Sono la sirena che deve ritornare
in fondo al mare,
ora vuoi strappare dal tuo petto il cuore,
che non sa parlare,
per avere ancora e ancora luce.
Nella notte senza rumore, 
puoi davvero parlare.
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Profilo Autore: Marinella Brandinali  

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Sono nuvola
sospinta dal vento
faccio un viaggio nell'infinito
cercando spazi per adagiarmi
senza essere dispersa dal vento.
Sono nuvola e disegno nel cielo
facce buffe e animali impazziti
non ho paura del temporale
perché la pioggia fa bene alla terra.
Sono una nuvola
nello spazio infinito
libera di respirare.
Continuo il viaggio arrivo al mare
mi specchio in un onda
Dio come son bella!
Sembro un bel cigno.
Vorrei adagiarmi su quelle onde
ma il vento mi porta da tutt'altra parte.
Sono nuvola...
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Profilo Autore: conca raffaello   Sostenitore del Club Poetico dal 30-04-2019

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Le parlo abbastanza spesso

sapete?

Intendo alla felicità.

Ovverosia è quasi sempre

lei a venire

da me, in verità.

Con la bacchetta di sambuco

saremmo potuti essere

invincibili,

ma noi tre insieme

lo siamo già

amici miei, e inscindibili.

Ciao Ginny, no

non smettere di stringermi

e forse non se ne andrà.

Su quel che ancora

resta di questo ponte,

ho la felicità.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Vorrei il dorso di un gabbiano,
pesare zero per azionarne il volo,
salire in alto a guadagnarmi il cielo
senza di nuvole incrociare ombre
e, anzi, seguire luce luce il sole.

In festa tra le argentine piume,
sarebbe splendido quel viaggiare
a tempo lento d’inattesa melodia
scandito dal batter di due grandi ali
perché il sogno duri una canzone.

Senza i confini delle mille rive,
la prima rotta sarebbe certo il mare
da quando l’onda inizia a respirare
a quando, spenta, si confonde al centro
con altre mille d’altra destinazione.

Al mio compagno dopo chiederei
una virata nella genesi del tempo,
del mio, situato tutto a meridione,
riconoscibile da una cravatta blu
e da una giacca, sfilate a mio fratello.

Potessi lì fermarmi anni ed anni,
riprendere discorsi da ultimare,
prime speranze in vena d’affacciarsi
sul bianco e nero dei vent'anni al vento,
mani di madre nell'atto d’afferrarmi…
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Profilo Autore: Aurelio Zucchi  

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Ogni giorno è un nuovo giorno
anche quando ne ho bisogno.
La freschezza della vita
mi tiene in vita.
Mille foglie sono i giorni
con l'autunno un po ingialliti
più vicino è il compleanno
di una rosa maltrattata.
Ogni giorno è una promessa,
ma non è sempre la stessa.
Tenerezza e insicurezza
destan sogni incustoditi.
Mille giorni sono anni
che ti stressano la vita
anche se non è finita
e pur sempre 
come una gita...
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Profilo Autore: conca raffaello   Sostenitore del Club Poetico dal 30-04-2019

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Stesa su una lastra bianca.
Marmo lindo.
Vestita solo.
Di unguenti e oli preziosi.
Donne rapide come il vento.
Portano.
Cesti di frutta e fiori freschi.
Tintinnio di catenelle.
Dolci e suadenti.
Profumi.
Riempiono le mie narici.
Pelle di velluto.
Ambrata e delicata.
Su di un corpo.
Preso a prestito.
Sento che l’ora è giunta.
Danzano fiamme.
Colorate intorno a me.
Sono riflessi di quarzi.
Verde nero e indaco.
Rosso il fuoco nel braciere.
Nuda davanti a te.
Che mi sei padre e sposo.
Tutto deve essere fatto come deve.
Ma qualuno sta spiando.
Un uomo.
Non c’entra niente con noi.
Ma il mio cuore palpita.
Perchè mai mi chiedo.
Un uomo.
Non è uno di noi.
Mi sta chiamando con lo sguardo.
E ancora il cuore impazzisce.
Lacrime calde sulle mie guance.
Scendono copiose.
Ma non posso muovermi.
L’iniziazione deve compiersi.
Non resisto al richiamo dei suoi occhi.
Sono già lì.
Sull’entrata.
Il tempio consacrato non sarà più.
Il mio domani.
Fuggiamo.
Tutto era pronto.
Aveva già dei complici.
Mi ha sussurrato sulle labbra.
Che è l’amore della mia vita.
Quello che è nato con me e che mai mi lascerà.
Per tutte le vite a venire.
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Profilo Autore: Maria Cristina Manfrè  

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