Chi  se ne frega

disse il mago alla strega



Allora la strega tanto gentile

la sua lingua al mago fece sentire



Oh quale emozione mi date!

Prego continuate



Caro mago strega sono

se volete che io vada a continuare

tutto il vostro amore mi dovete dare



Sono mago non dimenticare

e un sortilegio posso fare



Allora il mago sbagliò e

in meravigliosa fanciulla

la strega trasformò



Adesso che bella sono diventata

non ho più bisogno di questa pagliacciata



La strega  dal mago non tornò

e l’amore invano

per tutta la vita cercò.
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Profilo Autore: Barbara  

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la miseria e la mia fine...




Ops

che sono

chi sono

ma ero

e gli alberi

loro sono




sono d'oro i loro frutti

ed io -acerba- a buttarmi

lasciando voi e le vostre braccia indorate



e nidi senza stagioni

i voli

le fate

ed io schiava di semi

neri di brace ed il pane secco e roccia




Dei rii porto la voce al prato in erba

più verde delle chimere in vento

pure come i gabbiani all'onda

come chiazze di mesi ai monti




Con me porto la fine

La voce della strega ora s'acquieta




L'elfo buca il cielo ed una scala

d'azzardo mi capriola nello sguardo mio d'acqua

-non era un sogno

il pozzo-
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Profilo Autore: Aita Carla  

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C'era una volta
sul pronao di una chiesa
una sposa promessa
e un bambino per caso.
Rapito dal lungo 
e bianco vestito
il bimbo esclamò:
" Principessa! "
Udì la fanciulla
quel sogno svelato.
Lo guardò e gli sorrise.
Poi divenne regina
di non so quale regno.
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Profilo Autore: francesco*   Sostenitore del Club Poetico dal 20-09-2017

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Un vento sfizioso mgirando e girando
srappò un fiorellino di un campo lontano.
Stordito che l'ebbe da mille volteggi,
cader lo lasciò in angusto giardino.
Tra fiori silenti e dai strani profumi
non perse il coraggio quel fiore piccino.
Lì sul terreno il suo posto trovò
e visse straniero cinto di sterpi.
Finché non tornò quel vento bizzarro
che vistolo triste, opaco e stranito
gran pena ne ebbe, così che provò
ad ancora strapparlo per poterlo all'infine
sul prato adagiare d'onde lo prese.
Ma il piccolo fiore udita la voce
del brutto rapace, si avvinse agli sterpi
chiedendone aiuto; allor non potendo
riiparare al suo danno, il vento pentito
a pianger si mise. Oh Dio! Che bufera
su prati e giardini. Il piccolo fiore pensò 
d'annegare, ma mentre sfinito
nell'acqua annaspava, un raggio di sole
quel vento legava. Lo cinse ben bene
e via lo portò. Adesso il giardino
di lindo odorava, il fiore sorrise,
cantare voleva! Quando li accanto
udì passolini, poi -ridenti- vocine piccine
<<guarda che bello quel piccolo
fiore>>. Abbassarsi sentì la mano piccina
che lo strinse vogliosa e poi lo strappò.
Ma annusato che l'ebbe il caro piccino 
di lui si stancò.Cadere lo fece e poi lo schiacciò.
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Profilo Autore: Ibla  

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In un villaggio di roseti 
frastagliato,
un fruscio ventoso
timido petalo arricciolato,
gorgheggii stilati
appagare stento respiro,
sì nel bosco incantato
fragranza spigliata  primavera,
al canto sentire
melodiosa capinera,
gioire tendenzioso 
tra vecchi rami
frementi consolati,
tra l'ebbrezza 
fiabesca sfiorati,
 solitario nido esultare,
pigolando il tempo
nostalgia volare, 
timida impaurita,
sfiorando lontano
sogno tra lo dita.
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Profilo Autore: valeria viva*   Sostenitore del Club Poetico dal 16-06-2015

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La strega canta, svirgola, racconta,

contando la platea dei suoi soldati,

con quattro gatti inventa la tormenta

di lampi e tuoni per gli sciagurati.




Fomenta, canta, conta e si rinventa

di sana pianta il Piano dei suoi piani,

aggiunge serpi a un pizzico di menta

cantando "El Pueblo" degli Intillimani.




Prega e ti frega, perfida stratega,

non fa una piega e pure se ci fosse

ritratta se è costretta ma per sfiga

cade nel fuoco assieme alle sue mosse.




La favola è finita, andate in pace

con una prece al gusto di limone,

dormite bene se anche non vi piace

o finirete nel mio calderone!

























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Profilo Autore: perlanera  

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Dal giugno bianco si sentì volar via
sfiorato il silenzioso campanile
l’ombra fuggevole d’un alare guitto
sul lago un fenicottero rosa un po’ fiacco
a promessa di bacio sull’eterea lastra
di cristallo d’acqua con occhi di pietra
lento in un volo a specchio raso.
Poco distanti dorate torri sigillate dal mistero
d’un antico maniero abbandonato
ergono sospese come d’incanto
sul pianto d’un piccolo orfanello .
Un’anziana coppia che intrecciava sogni
sulla lapide della loro figliola da poco morta
accorsero al suono del lacrimoso canto
lungo il pendio a fianco del cimitero
al limitar del bosco.
Ansimanti per il frenetico cammino
si recarono sul luogo imputato o presunto
dal noto all’ignoto senza respiro,
e come d’incanto scoprirono
tra i rovi un fagottino piagnucolante
povero piccino tremante abbandonato
affamato sdraiato in un ruvido cestino
apparecchiato con cura e amore
a piccola culla intrecciata di rami di more.
Apparve loro un giaciglio recante un’anima bella
come un piccolo Gesù bambino caduto da una stella.
I due vecchietti ammutoliti si guardarono in volto
chiedendosi l’un l’altro con lo sguardo vuoto
cosa fare per affrontare l’imprevisto.
Tanto il dolore malinconico allevato
dalla recente perdita che decisero all’unisono
senza proferir parola d’accettare l’amore offerto!
Avrebbero donato al tenero frugoletto
un rifugio sicuro, una casa, un tetto
come un dono prezioso, un voto di risarcimento
per il prematuro dolore da loro sofferto.
Poiché era innegabile che il fato avesse giocato
un brutto tiro senza alcuno scrupolo o indugio .
E’ proprio vero la vita toglie e da senza motivo
senza un senso - pensò lui- recando in grembo il bambino,
dando così prova d’esser sempre un cilindro arcano
sul capo del fato, dal quale tirar fuori imprevisti
incidenti di percorso ad opera d’un vero malandrino
che scherza con le infelicità e le felicità umane
come un giocatore d’azzardo che tira i dadi sulla tavola
chiudendo gli occhi pensando d’aver vinto la partita.
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Profilo Autore: Rosaria Chiariello  

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L'avola paziente mi raccontava favole
finché fui cosciente
che il lieto fine non avviene sempre

Dopo le fiabe 
dalle serie rosa
e dalle soap opera
dell'amore
ho imparato ogni cosa

"A volte stretta
e senza foglie
è la via:
dite la vostra
vi ho detto la mia"













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Profilo Autore: anthoine mario  

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Vagava nell’aria la cicala
cercando l’origine al suo canto
piangeva e piroettava
tra i riflessi di un sordo cielo.
Passava di lì quasi per caso
un cieco  che aveva perso la strada
udì il richiamo e si fermò
e con le mani d’afferrarla lui cercò.
“Che vuoi da me” chiese la cicala
e il cieco aprì gli occhi e la guardò
“Sento che canti sofferenza
dammi la tua mano ed io ti proteggerò”
E la cicala all’improvviso smise di cantare
si avvicinò e si fece accarezzare
bevve  tre sorsi di rugiada dal suo viso
e per un attimo perse ali e crudeltà.
“Dimmi che non è vero” disse la cicala
“Dimmi che tu mi vedi e fingi d’esser cieco”
e l’uomo d’istinto girò la schiena
e le sue  ali d’argento le mostrò.
E insieme volarono oltre il mistero
nell’attimo eterno  della purezza
dove l’azzurro è una carezza
nel sogno impavido dell’unica certezza.
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Profilo Autore: Demetrio Amaddeo  

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Quel mattino faceva molto freddo. Era un mattino di fine gennaio e nel paesino di Binoruk, di
 neve, quell'anno ne era scesa tanta.
Gli abitanti camminavano per le strade infreddoliti. Avevano fretta di tornare nelle loro
 case calde.
Teo fu svegliato dalla voce della mamma,che lo esortava a fare presto ad alzarsi.
Doveva andare a scuola. Se non faceca presto,sarebbe arrivato tardi e il maestro si
sarebbe arrabbiato.Teo si stiracchiò e pensò anzi borbottò:’’ già a scuola’’! Quel giorno,
non aveva nessuna voglia di trascorrerlo seduto nel banco di scuola.Non aveva voglia di
sentire le voci chiassose dei suoi compagni.Tantomeno di udire quella del  sig.  Greg, che si
stizziva ogni qualvolta, qualcuno di loro secondo lui, non stava attento alla lezione.
"Ehi bambini, sveglia ! Non andate a spasso con la mente per i boschi e la brughiera.
Potreste avere delle brutte sorprese!’’ ‘’La lezione è qui ! ‘’
Con un salto Teo fu giù dal letto, Si vestì in fretta, si lavò con due dita gli occhi e si presentò
bello che pronto dalla mamma a colazione, Prima di uscire, baciò la madre sulla guancia,prese
il berretto la sciarpa e la sacca coi libri. Per arrivare a scuola, doveva passare attraverso una
macchia di alberi così fitti, che era meglio non attardarsi fino a buio, perchè  sicuramente ci si
sarebbe perduti., Correva voce che in quella zona, di notte  si radunassero strani abitanti.Se
qualcuno si perdeva, veniva sicuramente rapito,
Teo aveva otto anni, e riteneva di essere ormai grande.
Decise che non sarebbe andato a scuola. Quel giorno avrebbe aspettato nascosto nel
 bosco la notte.
Voleva rendersi conto se ciò che si diceva in paese, era veritiero..
Mentre percorreva il sentiero che portava alla macchia, gli sembrò  che qualcuno lo.
 osservasse.
Trovò un tronco, vi si sedette, dopo aver spazzato via la neve. Faceva così freddo, che
 anche gli orsi  restavano rintanati.
Aprì la sacca, e tirò  fuori un grosso pezzo di torta che divorò,Cominciò a guardarsi intorno.
Pensò  che il giorno era  lungo. Aveva molto da aspettare, prima che giungesse il buio,
Era il caso di trovare un riparo per la notte.
Posò la sacca e incominciò a cercare legna. Avrebbe costruito una specie di capanna.
Raccolse un bel po' di legna e incominciò a costruire la sua capanna. Pose con molta
attenzione il materiale trovato, sovrapponendo ceppi e fascine, fino a quando
la capanna fu costruita. Soddisfatto,rimase ad osservare il suo capolavoro.
Era facile pensò, era come costruire un castello di sabbia, Raccolse un po' di foglie e fece
un giaciglio.
Per cuscino, mise la sacca sotto la testa e si sdraiò aspettando la notte.
Un po' gli dispiaceva per la mamma, che da quando papà era morto, si preoccupava sempre
 troppo per tutte le cose.
Teo pensò che avrebbe affrontato il problema al momento opportuno. Ora voleva godersi la
libertà.
Voleva stare  con i suoi pensieri. Era felice, anche se un po' stanco.
Udì un rumore, sbirciò tra le fessure della capanna;  ed ecco là: vide un omino così piccolo e
dall'aspetto assai curioso.
E' uno gnomo. Pensò il bambino. Aveva in testa un cappello a punta con in cima una
piuma verde.
Camminava così in fretta, che in un attimo sparì.Teo restò a bocca aperta’ Dov'era finito ?
Non sapeva se uscire dal suo nascondiglio a cercare l'omino, o restare
 prudentemente al sicuro.
Si fece coraggio ed uscì. Avanzò  a carponi e  si avvicinò ad un cespuglio
per  osservare meglio ciò che avveniva. Eccolo là!
 Era così piccino che Teo pensò, lui era un gigante a confronto.
Non sapeva cosa fare. Ad un tratto l'omino parlò.
‘’Non avere paura, vieni fuori di lì.’’
Mi ha visto.  Pensò il fanciullo. Non gli restava che uscire allo scoperto. Gli si avvicinò:
’’ciao, io sonoTeo e tu come ti chiami ? ‘’
‘’Mi chiamo Giò-Giò. Sono uno gnomo,come vedi, vivo nel bosco e tu ?’’
‘’Io sono un bambino di otto anni e vado a scuola.’’
‘’A quest'ora le scuole sono chiuse,è molto tardi, disse Giò-Giò, che ci fai qui ?’’
Teo guardò  l'orologio che aveva al polso, dono di papà. Le lancette segnavano le quattro
del pomeriggio.
‘’Veramente oggi sono in vacanza’’ bisbigliò.
 ‘’Presto presto, aiutami a raccogliere legna, prima che diventi buio.’’
E’ quasi buio? Devo essermi addormentato.Disse tra sè il bambino.
‘’Io sono qui perchè volevo vedere le fate. Dicono che abitino nel bosco.’’
Giò-Giò tirò fuori dalla tasca una lampada, la poggiò sopra un tronco e l'accese soffiandoci
 sopra forte
‘’Forza aiutami a raccogliere legna.’’
Teo era meravigliato,scrutava l'oscurità tendendo l'orecchio.Si udirono strani rumori.
Ora si  sentiva chiaro, un vocìo, risate ed un chiasso infernale.
 Nello stesso momento spuntavano da tutte le parti, fate gnomi ed elfi.
Il baccano era indescrivibile: ballavano saltavano e cantavano gioiosi.
Teo si trovò al centro di un cerchio festante ed animato, 
‘’Io sono Irma, la fata protettrice dei bambini che marinano la scuola’’. Con un inchino, la fata si
presentò a Teo.
‘’Io sono Fige la fata protettrice dei bambini che dicono bugie.’’
‘’Io sono Finn’’.disse un elfo dal berretto rosso e la giubba verde, proteggo i bambini che fanno
 arrabbiare  la mamma.
Tutti si presentarono e salutarono con un grazioso inchino. Come erano apparsi, così in un lampo
sparirono tutti. Tutti, tranne Giò-Giò che continuava a raccogliere legna.
Anche Teo aveva  raccolto legna. Ne aveva oramai, raccolta una fascina.
Guardò Giò-Giò e rimase   senza parole. Lui aveva raccolto delle listarelle che sembravano
 stuzzicadenti.
‘’Non importa’’ disse lo gnomo,vedendo l'imbarazzo del fanciullo.’’Basta quella che ho raccolto io’’.
‘’Andiamo, vieni. Al villaggio questa notte si festeggiano i compleanni.’’
‘’Quali compleanni?’’ Chiese Teo.
‘’Ma di tutti; noi festeggiamo il compleanno di tutti, così nessuno rimarrà senza festa’’.
‘’Dov'è il villaggio?’’
‘’Vieni con me e vedrai’’.
S'inoltrarono sempre più nel bosco, ad ogni passo Giò-Giò si fermava sbuffando.
‘’Accipicchia, pesa questa legna!’’
‘’Dalla a me,’’disse il bambino.’’ Per me non è pesante.’’
Ad un certo punto, si presentò davanti a loro, una fila di grossi sassi  che usarono come passerella.
Così attraversarono un torrentello.Per magia, apparve davanti agli occhi stupefatti di Teo,
 un bosco verde, pieno di colori e profumi. La neve e il freddo erano spariti,
‘’Dove siamo?’’ Azzardò con un filo di voce Teo.
‘’Siamo nel mondo delle fate, degli gnomi e degli elfi. Qui non esistono le cose sgradite. Non c'è
 l'alternarsi delle stagioni.’’
‘’Qui il bosco è sempre come lo vedi.’’
Arrivarono in una grande radura. C'erano tante piccole casette fatte di legno e di sassi,
 Era un magico regno in miniatura .
Un piccolo forno a legna dove un elfo panettiere, saltellando e cantando cuoceva il pane per
 gli abitanti del  villaggio. Al centro della radura c'era un piccolo pozzo,
dove una fata con un secchio grande come un ditale, tirava su l'acqua.
 Quando il ragazzo fu al centro della radura, tutti gli abitanti festanti gli saltellavano
attorno. Riconobbe Finn, che a tutto fiato suonava il flauto, La fata Fige, gli si avvicinò con
in mano un vasetto contenente un unguento.
‘’Questo unguento ha poteri magici’’ disse.
‘’Se lo spalmi sulla fronte, ricordi o dimentichi a piacere. Te lo dono.’’
Ricevette tantissimi doni magici, Quello che a Teo piaceva di più, era una pannocchia
gialla.  Se la tenevi sempre con te, non ti saresti mai ammalato, Se la perdevi, erano guai.
Ad un tratto,ci fu un silenzio grève . Nessuno parlò più. Si disposero a cerchio tutti quanti,
Teo si trovò in mezzo, Giò-Giò gli si avvicinò dicendo:’’vedi , tutti quanti sono felici di conoscerti.
 Uno come te, non l'abbiamo mai incontrato.’’ ‘’Vogliamo che tu resti con noi e diventi
 il nostro gigante  protettore.Sarai il nostro Re. Non dovrai fare altro che spargerti
 l'unguento sulla fronte. Ricorderai solo, che sei il nostro Re.’’ 
‘’Pensaci disse Irma, Hai però solo un minuto per decidere.’’
Teo si spaventò a morte. Lui doveva  tornare dalla mamma, chissà quanto tempo era trascorso
.Le  lancette del suo orologio segnavano l'una di notte. Si voltò per tornare da dove era venuto.
Volleva tornare a casa.
Con sgomento, vide che la radura e tutto il bosco erano sospesi nel vuoto.Sotto di lui, il buio.
Tutto era nero come la pece.
‘’Santo cielo’’, gridò,’’ voglio tornare dalla mamma!’’
Fige gli si avvicinò con in mano l'unguento magico, intinse due dita, e con una carezza toccò
 la fronte di  Teo, che aprì gli occhi. Vide su di lui il viso sorridente della mamma,
 che gli schioccava un bacio sulla fronte.
‘’Teo è tardi, ti sei riaddormentato, Devi andare a scuola’’.
Il bambino saltò sul letto e abbracciò la mamma gridando:
‘’ha funzionato! ha funzionato !’’
La mamma scuoteva il capo:’’ cos'ha funzionato Teo.’’
‘’L'unguento’’.Gridò forte.
‘’Che unguento, su da bravo, non capisco, Non sognare ad occhi aperti come il tuo solito.’’
‘’Ma mamma!’’ S'affanava a dire il bambino:’’ c'erano le fate,poi c'erano gli gnomi,
 Giò-Giò mi ha portato...
’ Di colpo ammutolì, come colpito da un dardo. Fu preso da una gioia  immensa.
Era felice di vedere la mamma, non poteva vivere senza di lei. E’ stato tutto un sogno pensò.
‘’Oh buonissimo giorno mamma!’’ Bisbigliò.’’ Sono felice di essere qui’’.La mamma scosse
 di nuovo il capo  sorridendo; era abituata alla fantasia del suo bambino.
‘’Andiamo il latte fuma nella scodella e ho appena sfornato la torta.’’
Teo felice saltellando, seguì la mamma in cucina,
L'ultimo mio pensiero è stato il desiderio di tornare dalla mamma. L'unguento  ha funzionato
disse tra sè.
Senza farsi sentire bisbigliò:’’ grazie fata Fige, Grazie Giò-Giò,grazie grazie tutti.’’
Disse ciò, ben sapendo che il mondo dove era stato,non l'avrebbe trovato mai più.
 
 
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Profilo Autore: silvana1  

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