Come se a un tratto divenisse

patto d‘imitazione

il canto dello storno dà un Presto

e poi chiusura in un Rondò.

Uccelli noti? Note!

l’ordine dei passeri in fila sulle righe

coi becchi schiusi e il senso estetico.

Rubato, carpito da udito desto?

corpo imprendibile di sfinge

va in cifra al rebus per il neurone che sfavilla.

L’ombra persino

proietta mille briglie 

-sbriglianti- da un altro mondo. Si allunga

il piede, curioso senza staccare

l’altro. E vola su per una stele

senza più stele: lemmi, e quanti,

benedetti. Formule e pennellate,

campiture a colli di bottiglie, a colli

di cavalli leggeri pegasi           

libere nuvole

che il vento annette in traversate mistiche

spine di pioggia, tornano

radici in relativo caos.







1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
quanto hai gradito questo testo?
Profilo Autore: Rita Stanzione*   Sostenitore del Club Poetico dal 18-07-2015

Questo autore ha pubblicato 690 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Collegati o registrati per lasciare un commento.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.
Per maggiori informazioni sui cookie e per gestire le preferenze sui cookie (di prima e/o terza parte) si invitano gli utenti a visitare anche la piattaforma www.youronlinechoices.com. Si ricorda però che la disabilitazione dei cookie di navigazione o quelli funzionali può causare il malfunzionamento del Sito e/o limitare il servizio.