Nuvole nere tenute in sospeso
nel cielo scavato di questo mattino,
dichiarano l’ennesima guerra
mentre il vento, ancora lontano, si allea.

Che triste realtà è anche questa
proprio quando di nuovo desidero il sole,
un angolo piatto dell’azzurro mare
o la calma di quand'ero piccolo.

Prigioniero delle mie paure,
ascolto muto le condanne venute
cercando con rabbia tesori lontani
oppure sognando domani migliori.

Fuori, la pioggia gareggia coi tuoni
mentre pian piano la gente scompare.
Din, don! É il suono di campane vicine
là nella chiesa dove unirò le mie mani.

Il naso schiacciato sull’umido vetro,
ancora una volta è triste quest’oggi,
ancora una volta m’invento sorrisi.

Prigioniero delle mie paure,
mi affido ai lampi felici di un istante,
al ricordo fugace di un vivace colore,
al limpido sguardo di mia madre.

Un pallido raggio si posa neutrale
sui rami di un tronco intirizzito.

Vi dimentico compagne amarezze
mentre, medicando queste mie mani,
trovo la forza di ricominciare,
di schiacciare gli odiosi riscontri,
di sfiatarmi al grido di essere forte,
di essere vero per essere grande.

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Profilo Autore: Aurelio Zucchi  

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