Si chiama fragile
questo piccolo ricordo d’inverno
che ha le mani ruvide
e gli occhi sono
mosaici sfrangiati di cielo .

Si chiama vento
il soffio gelido tra i portali
dove risuonano le voci
e il profumo di zeppole fritte volteggia
in spirali di fumo
olezzando le vie.

Sui sentieri di geloso silenzio
i fiori di ulivi tra danze e litanie
vestite di bianco.

L’aria che vi attraversa
odora di pane
di grembo materno

e piccoli noi
accolti ad ascoltare
un braciere ardente
di saggezza
quando l’inverno
era carezza.

Tempo ostinato nel cuore
deciso sulle gote
nutrito di buoni sentimenti
di belle parole.

Un bianco e nero
che più non torna
un susseguirsi
di minuti
giorni
stagioni .

Poi tendi la mano
raccogli i ricordi
li stringi in un pugno
e ti abbandoni.

Eppure
presto verranno
le rose...




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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 14-03-2014

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