Il sorgere del sole

saluta il riposo della campagna

e sbrilluccica sul marmo

facendomi lacrimare gli occhi.

In questo luogo di silenzio

lontano dalle strade.

Con il sorgere del sole

che pettina la terra

vangata a brina, una goccia

salata cola da un’effigie.

Stringo una zolla,

come fosse la mano d’un padre.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Il sangue era schizzato

ma la voce era la stessa

il sintomo, gli dissero,

era senza implicazioni

 

eppure la più incerta

sapeva del silenzio

ma come in un ricordo

sembrò quasi assecondare

 

i giorni successivi

si videro i legami

e già dopo il digiuno

nessuno più credeva

 

il seguito fu per sempre:

il trasporto

l’annebbiamento

il corpo abbandonato

 

io potei dargli

solo un’altra morte

e dirgli che domani

saremmo ritornati.

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Profilo Autore: Antilirico  

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Guarderò un giorno

là dove il sole tramonta

forse per sentirmi meno solo

mentre si infrange un’altra onda

guarderò un giorno

i gabbiani sfiorare l’oceano

veloce e saldo lo stormo

delle ombre strane che si creano

guarderò un giorno

tutto ciò che è stato

giudicherò il mio percorso

tenuto in mano dal fato

guarderò un giorno

l’ultimo capitolo della vita

un mare di ricordi intorno

chissà se apprezzerò come è finita

guarderò un giorno

e gli occhi saranno pieni di lacrime.

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Profilo Autore: manny  

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Quand'anche il cuor fosse distratto,
io non morirò al pari di un merluzzo
predestinato ad esser baccalà.

Sì,
a dispetto dei tempi,
sarò più vivo che mai
in tutto ciò che non si spegne,
in un riflesso d’onda
che il sole tocca
perché gli va di far così all'istante,
o in tutti i miei segreti poi svelati
a chi dovevo poi svelare.

Se questo é l’esser mio eterno,
inviterò i sultani delle felicità perenni,
le mie regine camuffate in donne,
i miei paggetti camuffati in figli
e il grande stuolo di chi ho solo amato.
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Profilo Autore: Aurelio Zucchi  

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La sera prima la nebbia

si introduceva dal camino,

e ricordo di aver fatto

una gran fatica

ad accendere la stufa.

Ancora non sapevo

si sarebbe interrotto

un giovane cammino:

non ho parole per quanto

sentite, comunque vuote.

Ma ho per te una strofa.

S’era nascosta la sera

dietro la caligine

del focolare di Dio.

Io avevo un lieve malore,

e sulle mani la fuliggine.

Ma tu cominciavi sul calar

della sera a non percepire

più il tepore del caminetto.

Come può una madre assistere a Dio

che esce dalla sua caligine per lasciar una

figlia senza un’altra sera sopita nel letto…

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Muoio

Muoio,
come l'agonia della notte
muore fra le braccia del mattino.

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Profilo Autore: Giancarlo Gravili*   Sostenitore del Club Poetico dal 17-11-2017

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Il destino

fila lo stame

della vita,

inflessibile.

Stavo sul terrazzo che annotavo sensazioni

dietro la lista della spesa quando un micetto

di soli due mesi viene azzannato da un cane,

che poi continua a grattarsi impassibile.

Prima dell’alba quel cane

è perito tra dolori lancinanti

nei suoi stessi escrementi

su di un mucchio di letame.

Il destino

inflessibile

recide

lo stame.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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La neve lo lascia crescere

sul suo stelo esile,

color delle candele

semplice e discreto

spingendo le foglie acuminate

attraverso il suolo ghiacciato,

effondendo un dolce profumo.

Ma la strega d’inverno

in un sospiro lo consegna

alle dita di Hel affusolate.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Regge il fio dei giorni

per la tela tra le dita.

Pone sulla rocca il pennacchio,

filatrice della vita.

Uno due e tre Moire

Cloto non la puoi sentire.

 

Avvolgendo al fuso il filo

dispensa la morte.

Per la tela tra le dita,

fissatrice della sorte.

Uno due e tre Parche

Lachesi non la puoi capire.

 

Taglia con le forbici

quando giunge il momento

di arrestare la vita.

La tela si scinge al vento.

Uno due e tre Esperidi

Atropo decide quando morire.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Sono venuta al mondo non per mia scelta.

D’estate, in un casale in aperta campagna.

Mi ci trovo bene, né freddo più del dovuto

e né oltre misura caldo alle calcagna.

Ho perso il mio compagno nell’unica notte

di canicola in un pianoro colmo di ristagni.

Ora prenderò a puncicare i dimoranti non

per diletto ma per connaturali bisogni.

Per poi tornare un’ultima volta ad affidare

le larve a quella brulla piana poco distante

prima di abitare le sponde dell’Acheronte

dove l’aria è orfana del caldo stagnante.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Vuoto,
tristezza,
devastazione, 
dolore atroce. 
Una vita finita,
una vita spezzata.
Il vuoto,
il nero invaso da vite sospese
fermi davanti 
a quei fiori bianchi. 
Una fotografia senza vita
una mano l'accarezza...
Il freddo sale
l'immensità di ragazzi
piangono l'amico. 
Brividi pervadono il corpo.
Il canto si eleva
nella casa di Dio,
ed è come se tu  fossi 
figlio di tutti noi...
ciao Pandeli...
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Profilo Autore: Silvana Montarello*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 30-04-2013

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Ehi,sai dov'è casa?

Il luogo dove sarò felice,

per caso hai visto nel tuo viaggio

quel giardino fiorito di rose

dove scorre limpida la vita?

Cammino ormai da tanto

e stanca vado

adagio.

Il sole scende già sulla mia vita

nell'anima serenità infinita,

forse tu mi sai dire

dove mi attende casa?

Molto ho imparato

tanto ho insegnato,

ho amato, curato,

sognato

distrutto e costruito.

In un tempo creduto infinito.

Le mani stanche, ed il sorriso

lieve

di chi sa che tempo è ormai di andare.

Questa è la casa

ed io sono arrivata

nell'anima solo serenità infinita.

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Profilo Autore: Marina Lolli  

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Per pace vo oltre il cancello,
confine e soglia taciturna
tra la parte dei vivi e la quiete.
M’accoglie un abete,
una lunga fila ad anello
di cedri, salici e cipressi,
un variar di marmo messo in croce,
il ferro forgiato o arrugginito,
il legno inchiodato senza voce
e acerbi ceppi genuflessi.
Molte pietre solo numerate,
avelli e fosse mai scavate
tutte uguali ch’ormai sono nessuno.
Distaccati, prestigi d’uomo arabescati;
vedo ardesie e busti d’alabastro,
e tempietti d’onice ad incastro,
e tronchi e stele e monumenti:
l’isolata stazione degli abbienti.
Lo sfoggio ancor di signoria,
quel contrasto patrizio del pregiato
mi porta a pensar con apatia.
Tra evonimi, tassi e travertino.
l’illusorio cammino s’è fermato
e anche se inciso o lavorato
il granito non fa la differenza.
Provo cagione di totale assenza,
come spada la croce mi ferisce
e stordisce spartir fuori le mura
quel vissuto ormai oltre misura.
Mi passa davanti in un minuto
quel frenetico vivere veloce
che di un tutto fa simulazione
per vendere cara l’illusione.
Vorrei tanto fermar la notte fonda
ma preme passar nell’atra sponda.
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Profilo Autore: Ugo Mastrogiovanni*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 27-01-2016

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Questa notte

non ho chiuso occhio,

del campanile ho udito

ogni suo rintocco.

La mente non ha concesso

riposo al corpo

affinchè fosse certa

che non fossi morto.

Per qualche momento, istanti

per ore, o solo un attimo non so

ho creduto di trovarmi

in un incubo di Poe:

che si tratti della nera

signora con la falce

o solo tomba di marmo

e terra, e calce

ho paura della morte.

Da quando la vita

mi ha dato te in moglie,

ma in bilico su queste dita

di una mano che posso solo

provare a stringere forte.

Forte almeno quanto

la paura per la morte.

Che si tratti dell’angelo

inviato dal Padre celeste,

o nell’ombra

tetra figura in sottoveste

ho paura della morte.

Da quando la vita

mi ha dato i miei figli,

ma in bilico su quelle stesse dita

di una mano che posso solo

continuare a stringere forte.

Almeno quanto cerca

di fare nell’ombra la morte.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Macchie nere su di un manto

candido: abbiamo deciso di tenerla

quando è mancato mio padre.

Io e mia sorella; lei è una cucciola vispa che vive

in un giardinetto sul retro della casa… farla stare

dentro mi è impossibile, ne ha  fobia mia madre.

Papà la trovò, abbandonata

alla festa del paese…

Macchie nere su tanto pelo

bianco: l’abbiamo tenuta

quando è morto nostro padre.

Mia sorella e io: è una cagnetta vivace che abita

in un piccolo giardino dietro casa… la sera

attende sulla soglia papà, con le orecchie tese…

farla stare dentro non mi è possibile,

ne ha fobia nostra madre.
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Profilo Autore: MastroPoeta  

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