La sera prima la nebbia

si introduceva dal camino,

e ricordo di aver fatto

una gran fatica

ad accendere la stufa.

Ancora non sapevo

si sarebbe interrotto

un giovane cammino:

non ho parole per quanto

sentite, comunque vuote.

Ma ho per te una strofa.

S’era nascosta la sera

dietro la caligine

del focolare di Dio.

Io avevo un lieve malore,

e sulle mani la fuliggine.

Ma tu cominciavi sul calar

della sera a non percepire

più il tepore del caminetto.

Come può una madre assistere a Dio

che esce dalla sua caligine per lasciar una

figlia senza un’altra sera sopita nel letto…

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Muoio

Muoio,
come l'agonia della notte
muore fra le braccia del mattino.

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Profilo Autore: Giancarlo Gravili*   Sostenitore del Club Poetico dal 17-11-2017

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Il destino

fila lo stame

della vita,

inflessibile.

Stavo sul terrazzo che annotavo sensazioni

dietro la lista della spesa quando un micetto

di soli due mesi viene azzannato da un cane,

che poi continua a grattarsi impassibile.

Prima dell’alba quel cane

è perito tra dolori lancinanti

nei suoi stessi escrementi

su di un mucchio di letame.

Il destino

inflessibile

recide

lo stame.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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La neve lo lascia crescere

sul suo stelo esile,

color delle candele

semplice e discreto

spingendo le foglie acuminate

attraverso il suolo ghiacciato,

effondendo un dolce profumo.

Ma la strega d’inverno

in un sospiro lo consegna

alle dita di Hel affusolate.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Regge il fio dei giorni

per la tela tra le dita.

Pone sulla rocca il pennacchio,

filatrice della vita.

Uno due e tre Moire

Cloto non la puoi sentire.

 

Avvolgendo al fuso il filo

dispensa la morte.

Per la tela tra le dita,

fissatrice della sorte.

Uno due e tre Parche

Lachesi non la puoi capire.

 

Taglia con le forbici

quando giunge il momento

di arrestare la vita.

La tela si scinge al vento.

Uno due e tre Esperidi

Atropo decide quando morire.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Sono venuta al mondo non per mia scelta.

D’estate, in un casale in aperta campagna.

Mi ci trovo bene, né freddo più del dovuto

e né oltre misura caldo alle calcagna.

Ho perso il mio compagno nell’unica notte

di canicola in un pianoro colmo di ristagni.

Ora prenderò a puncicare i dimoranti non

per diletto ma per connaturali bisogni.

Per poi tornare un’ultima volta ad affidare

le larve a quella brulla piana poco distante

prima di abitare le sponde dell’Acheronte

dove l’aria è orfana del caldo stagnante.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Vuoto,
tristezza,
devastazione, 
dolore atroce. 
Una vita finita,
una vita spezzata.
Il vuoto,
il nero invaso da vite sospese
fermi davanti 
a quei fiori bianchi. 
Una fotografia senza vita
una mano l'accarezza...
Il freddo sale
l'immensità di ragazzi
piangono l'amico. 
Brividi pervadono il corpo.
Il canto si eleva
nella casa di Dio,
ed è come se tu  fossi 
figlio di tutti noi...
ciao Pandeli...
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Profilo Autore: Silvana Montarello*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 30-04-2013

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Ehi,sai dov'è casa?

Il luogo dove sarò felice,

per caso hai visto nel tuo viaggio

quel giardino fiorito di rose

dove scorre limpida la vita?

Cammino ormai da tanto

e stanca vado

adagio.

Il sole scende già sulla mia vita

nell'anima serenità infinita,

forse tu mi sai dire

dove mi attende casa?

Molto ho imparato

tanto ho insegnato,

ho amato, curato,

sognato

distrutto e costruito.

In un tempo creduto infinito.

Le mani stanche, ed il sorriso

lieve

di chi sa che tempo è ormai di andare.

Questa è la casa

ed io sono arrivata

nell'anima solo serenità infinita.

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Profilo Autore: Marina Lolli  

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Per pace vo oltre il cancello,
confine e soglia taciturna
tra la parte dei vivi e la quiete.
M’accoglie un abete,
una lunga fila ad anello
di cedri, salici e cipressi,
un variar di marmo messo in croce,
il ferro forgiato o arrugginito,
il legno inchiodato senza voce
e acerbi ceppi genuflessi.
Molte pietre solo numerate,
avelli e fosse mai scavate
tutte uguali ch’ormai sono nessuno.
Distaccati, prestigi d’uomo arabescati;
vedo ardesie e busti d’alabastro,
e tempietti d’onice ad incastro,
e tronchi e stele e monumenti:
l’isolata stazione degli abbienti.
Lo sfoggio ancor di signoria,
quel contrasto patrizio del pregiato
mi porta a pensar con apatia.
Tra evonimi, tassi e travertino.
l’illusorio cammino s’è fermato
e anche se inciso o lavorato
il granito non fa la differenza.
Provo cagione di totale assenza,
come spada la croce mi ferisce
e stordisce spartir fuori le mura
quel vissuto ormai oltre misura.
Mi passa davanti in un minuto
quel frenetico vivere veloce
che di un tutto fa simulazione
per vendere cara l’illusione.
Vorrei tanto fermar la notte fonda
ma preme passar nell’atra sponda.
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Profilo Autore: Ugo Mastrogiovanni*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 27-01-2016

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Questa notte

non ho chiuso occhio,

del campanile ho udito

ogni suo rintocco.

La mente non ha concesso

riposo al corpo

affinchè fosse certa

che non fossi morto.

Per qualche momento, istanti

per ore, o solo un attimo non so

ho creduto di trovarmi

in un incubo di Poe:

che si tratti della nera

signora con la falce

o solo tomba di marmo

e terra, e calce

ho paura della morte.

Da quando la vita

mi ha dato te in moglie,

ma in bilico su queste dita

di una mano che posso solo

provare a stringere forte.

Forte almeno quanto

la paura per la morte.

Che si tratti dell’angelo

inviato dal Padre celeste,

o nell’ombra

tetra figura in sottoveste

ho paura della morte.

Da quando la vita

mi ha dato i miei figli,

ma in bilico su quelle stesse dita

di una mano che posso solo

continuare a stringere forte.

Almeno quanto cerca

di fare nell’ombra la morte.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Macchie nere su di un manto

candido: abbiamo deciso di tenerla

quando è mancato mio padre.

Io e mia sorella; lei è una cucciola vispa che vive

in un giardinetto sul retro della casa… farla stare

dentro mi è impossibile, ne ha  fobia mia madre.

Papà la trovò, abbandonata

alla festa del paese…

Macchie nere su tanto pelo

bianco: l’abbiamo tenuta

quando è morto nostro padre.

Mia sorella e io: è una cagnetta vivace che abita

in un piccolo giardino dietro casa… la sera

attende sulla soglia papà, con le orecchie tese…

farla stare dentro non mi è possibile,

ne ha fobia nostra madre.
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Non pubblicherò i miei scritti

perché inevitabilmente i posteri

narrerebbero di me, ah l’autore

e inesorabilmente di te che

te ne sei andato una mattina

d’inverno, nel suo pallore.

Intercedo ogni giorno affinchè

per te ci sia una dimora.

Staresti in Paradiso con pudore…

Non pubblicherò mai i miei scritti

perché inesorabilmente i posteri

narrerebbero dell’autore

e inevitabilmente di te che sorseggi

vino alla tavola di Caronte e seguiti

ad avere sete di lealtà e candore…

Intercedo ogni notte affinchè

per te, padre, ci sia una dimora.

Se fossi in Paradiso, che tepore!

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Milano di giorno

non ha segreti,

e  il sole sulla cava di sale

saprà accompagnare

attraverso

un’insciente Brera

Maria domani

all’altare.

Milano di notte

ha più segreti di un guantaio

che muore, che per lei

sarebbe disposto a restare.

Che lo ha visto

sul letto di morte

debole,

ma forte a poetare.

E che domani

lo avrà saputo,

vanerella,

dimenticare

ancor prima che il sole

passi

dalla cava di sale

a Maria dell’altare.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Non una prece, né un passo amico
solo il puzzo d’uno scappamento,
quattr’assi d’abete bullonato
e un prete distratto ed emaciato.
Non so chi sei, né t’ho visto mai,
ma è un caso che m’intenerisce
pensando alla vita che tradisce.
Dislochi quel tutto ch’è mancato,
la poca stima fin da giovinezza,
la bizzarra stranezza delle vie,
le cadute o l’onore meritato,
il peccato di chi t’ha poco amato.
Mi coinvolge, quasi fossi affine,
l’orizzonte futuro di speranza,
il dubitar continuo dei miei sogni
i bisogni della tua vicenda.
Non farai memoria d’ingiustizie,
i tuoi progetti porterai nel cuore
fidando in dovizie di splendore
con innocenti mani di preghiera.
Non subirai processi dal Buon Dio,
è l’auspicio che ti faccio io,
ti precederà Colui che ci governa
per compensarti con la vita eterna.
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Profilo Autore: Ugo Mastrogiovanni*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 27-01-2016

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Lasciami le parti malate,

prendi un po’ del mio cuore

e il mio bisogno di poesia.

Tu stai morendo, mentre io non sto

più qui per vivere: è tutto ciò

che posso darti, non andare via…

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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