Siamo la società dei cavoli-rapa.

Pasqua.

Quando partiamo per l'isola.

Rapa-Nui.

Nui che venimm a fa?

Orde disciolte di quattroruotisti

fiamme dai tubi di scappamento.

Scappiamo verso il miracolo Italiano.

Scappiamo dall'Italia.

Direzioni opposte nel senso unico di marcia.

Diamo precendeza a chi viene di fronte.

Nel frontespizio troviamo i valori.

Costituiti

Destituiti.

Padri padroni.

Padri della patria.

Patria di padroni e padrini.

Oggi in piazza della pizza

parlerà l'onorevole in modo onorevolmente camuffato.

Muffa sulle pareti del municipio.

In principio era il Verbo.

Poi vennero gli imbianchini pagati a nero

e cancellarono tutto.

Il vinavil per i tarli.

Tarlati e murati vivi nel legno.

Mettete le ruote alle barche.

Girate le pale e prendete il largo.

Rivoluzione traslando la terra.

Terra amara di rivoluzionari,

senza salari,

senza peracottari,

senza presidenziali col parcometro.

Parcheggiamo dove capita,

capita spesso di parcheggiarsi in doppia fila.

“Mi raccomando in rigorosa fila indiana all'ufficio del lavoro”.

Evitiamo la calca,

tornate domani troverete il vostro calco sulla bacheca degli annunci.

Tre posti per postino a cottimo: uno scatto per ogni lettera consegnata.

Imbucatevi.

Massificatevi.

Abominevolmente aborriamoci l'un l'altro.

La diffido dal diffidarmi o sarò costretto a diffidarla.

Oggi in piazza lapideranno il comune senso del pudore.

Pudici e impudici mostrate le pudicizie,

abbandonate le ricchezze a noi che siamo probi.

Probi viri pronti per i martiri.

Uomo disoccupato lascia l'auto, che non hai, in doppia fila,

tanto che te frega?

Il sistema tutor beccherà la targa.

“Voltati un attimo ti prego”

“Perché”

“Devo prendere i tuoi numeri, servono per l'archivio”

“Ci sarà una riffa: chi vince verrà rottamato per sempre”.

“Allora va bene, partecipo o posso rifiutare?”

“No”
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Profilo Autore: Giancarlo Gravili*   Sostenitore del Club Poetico dal 12-10-2016

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Io li chiamo intensità
quegli sguardi empatici
quelle conversazioni
che coinvolgono
e diminuiscono
le distanze fra due esseri
ad implicare pelle e pelle
in una corrente sotterranea
che avvicina
dove le parole divengono azzurre
e la distanza diviene dolcezza di piuma
carezzevole e inattesa
ad elevare sogni
che non trovano ostacoli di sorta
ma viaggiano armoniosamente
a disegnare immagini toccanti l’anima
con la levità di carezze leggere
allontanando l’io afflitto
dal fuoco, dal vuoto
che aleggia intorno:
un mondo senza occhi,
senza mani
colmo di silenziosi alberi scuri
che gira sotto un cielo
velato di bruma.
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Profilo Autore: Grace D*   Sostenitore del Club Poetico dal 25-07-2016

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Vecchio mare.

Stanco.

Vecchio come il livore

che s'infrange sugli scogli della fissità.

Un tempo aspettavi l'aurora per destar l'onde.

Oggi sorge la rete

per copiare il colore dei pesci.

Stanco ti muovi sulla prua inesistente dei ricordi.

Cessi di esistere nelle ville sui promontori,

ammalandoti di infezioni intestinali.

T'hanno abbandonato,

scarto.

Rifiuto della civiltà.

Correttore dei barattoli di pomodori pelati piantati sulle rive.

Lascia che la risacca ti bagni i piedi con i tuoi stessi escrementi.

Vecchio mare il tuo porto è in disuso,

dove ormeggerai il battello rubato?

Polvere sui tasti sporca l'albero maestro.

Maestro nel trasformare l'inceneritore dei differenziati malesseri.

Chi sei ora mare?

Una lisca sporca di catrame?

Una bottiglia che vomita messaggi?

Un tecnologico pezzente che vive nell'indifferenze.

Pezze diffuse inondano le acque,

buste di limacciosa plastica dormono nel fondo.

I granchi di Venezia ancora urlano la loro disperazione.

L'isola d'Elba aspetta un Napoleone che non risorgerà.

Il risorgimento ha lasciato i moti carbonari.

Carbone nelle centrali del veleno.

Ma tu chi sei mare.

“Io sono io e voi non siete un cazzo”

Disse il marchese del Grillo.

E allora tu grillo parlante

torna mare,

torna a profumare di salsedine.

Inonda di iodio le grecali tempeste.

Posa i remi del tuo viaggio

e sogna della tua giovinezza,

quando tu eri mare,

quando gli uomini non erano stronzi galleggianti sull'altrui spiagge.










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Profilo Autore: Giancarlo Gravili*   Sostenitore del Club Poetico dal 12-10-2016

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Parole dolci 
ma anche amare, 
parole che non dici 
ma pensi, 
parole che volano via 
con il vento, 
con il tempo.

Fanno male, 
a volte anche bene, 
ti svuotano, 
ti insegnano a capire, 
ad amare.

Parole del cuore, 
parole minacciose, 
parole scritte 
e mai pronunciate, 
parole...
solo parole 
che volano via 
con il vento.
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Profilo Autore: Silvana Montarello*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 30-04-2013

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Quando
(Un qualcosa che indica il tempo)
 
Quando il sole..
Quando le stelle..
Quando tu..
 
Un melenso canto
Riempie il cranio di miele
Mi annoia dopotutto
Le api scaricano il loro ronzio arso nelle mie orecchie
Sono le marmitte della natura, meno fumo più stridore
 
Quando
(Un qualcosa cinto da una cortina rancida)
 
Penso ai vecchi, al loro bastone
Combriccole
Sbiaditi stampi gettati in un bidone
All'angolo tra una strada e l'altra
I gatti e il loro dannato pelo gli fanno da compagnia
Vedette sospinte da un istinto

Quando
(Ennesimo spiraglio di ricordo)
 
Si spegne il sole
Un altro balzo, un tuffo nel buio, tutto sembra compiuto
Ma poi arriva la Notte (ancora un luogo comune)
E i deliri
Le spanne che mi separano da ciò che cerco
Un tesoro riscattato
Spento, risoluto, aspettato
 
La necessità spinge a rielaborare la disperazione
 
Quando, quando
(Atto finale, rivelazione di Fideli, pipistrelli, cieli nebulosi)
 
È uno strano fascino
Quello dell'occhio lancinante della Matrona lattea
Cristo che bella la mia vita
Si perde in purezza e inerzia
 
La mattina-miraggio
Ricrea luce 
E poi veloce, rapido, scheggia la forca fa testimone
Del suo meccanismo infante
Questo terrazzo bagnato è una bella atmosfera
 
Postilla temporalmente sbagliata
(Vi giuro che è la prima e l'ultima)

Dove sei amore mio?
Dove sei? Con le tue labbra, le tue mani
Ma meglio
Dimmi quando 
 
Ma questa è un altra storia
Non spetta a me raccontarla
Dovere di poeta
Io, umile fabbro mi congedo
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Profilo Autore: Salvatore Tortora  

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È in questi pomeriggi che mi manchi tremendamente
Sto già dimenticando il tuo profumo
Sarà colpa del colosso, dell'erba bagnata
 
È qui che ti ho fatta mia, nel mio sogno
Nel tempo assuefatto alla fantasia mi è bastato
Sì, mi è bastato un bacio per racchiudere
Il tuo spettro pulsante, il tuo spettro ispido in una prigione
 
È nella mia mente che tutto accade
Forse il criceto che muove la ruota si è fermato
Disteso lì
Morto, caduto, freddato
E il sangue rappreso sul muso spolpato di vita
È uguale a me, al criceto, a questo pomeriggio
Inamovibile
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Profilo Autore: Salvatore Tortora  

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Ditemi in faccia che non posso più scrivere...

Che se ne fa il mondo della poesia?
No, ascoltatemi bene, riflettete

è lui a  stuprare dolcezze
a disincantare cuori, a molestare sogni

a dirci che questo tempo   non ha voglia
di vivere, amare, ardire, bramare

come vergare versi di speranza allora?

Se io stendo un foglio che qualcuno impietoso
accartoccia pur pagando  macchiandosi le dita

Se la mia penna sanguina parole
che tu amico forse  nemmeno leggerai

Eppure  io  non mi rassegno
a chiudere il mio dannato libro

ancora inchiostro le pagine con veemenza
La passione non si uccide

Ditemi in faccia che non posso più scrivere...

Comincerò  a ridere, a recitare versi sottovoce
forse li  urlerò perfino....


E un giorno saprete che quello era solo
il canto di un ribelle







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Profilo Autore: Sabyr  

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Ho lasciato andare 
il rumore silenzioso 
della tua presenza,
fra le vetrine del centro.

Non servono parole 
quando tutto si colora
nel buio dei ricordi.

Quell'azzurro mare 
in contrasto
con le sfumature grigie
della sabbia.

Ritorna
il rumore
silenzioso
delle onde.

     L'immagine può contenere: oceano, cielo, spazio all'aperto, natura e acqua
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Profilo Autore: Silvana Montarello*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 30-04-2013

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Della gioia ti farò dono

se abbandonerai la maschera del dolore.

Gioia e dolore sono fratelli.

Potrai abbandonarlo

dopo averlo assaporato nella tua coppa.

Solo allora potrai  comprendere

l’essenza della vera gioia ma…

non scorderai il dolore

poiché sarà l’ombra della tua felicità.

Li avrai accanto

tra luce e ombra

nel tuo percorso.

Lascia che il dolore dorma,

oggi saziati di gioia.

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Profilo Autore: genoveffa frau*   Sostenitore del Club Poetico dal 22-10-2016

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Voi non mi capiste 
quando non parlai
e non mi guardaste quando non c'ero
ebbi a stare immobile
sulle vostre tempie
e dal nulla sfociò questo disincanto
Voi non mi capiste
quando vi parlai
e non mi guardaste quando ero innanzi a voi
troppa boria portavate
troppa scienza discutevate
ed io con pochi altri
all'ala estrema di questa vita
marginati
fummo scambiati 
per semplici pazzi
e lo fummo davvero
poichè rivolgendoci a voi
non foste capaci di capire
nemmeno le parole
semplici 
di chi è liberato 
di chi è saltato fuori dalla pozzanghera
a ritrovare il suo profondo 
vivere
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Profilo Autore: fgl  

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