Trovavo bello il piccolo e l’angusto,
le capanne di canne, l’asinello,
al fonte far le donne capannello,
Ilarità e riso di gioventù febbrile
Il cercine in testa alle fanciulle
e sudata l’acqua nel barile
ch’esibivano fiere come culle.
Le case di legno e poca pietra,
i quattro muri elevati a chiesa
col campanile in fianco del fienile.
Case basse, qualche finestrino,
scuri chiusi e pochi vetri a specchio
del sole d’oro e l’occhio della luna.
Viuzze strette prive di selciato,
salite e chine, niente livellato.
Intrecciato il borgo cittadino,
ampi spiazzi adibiti ad aia.
S’udiva incudine e martello
l’odor di forgia, fumo del camino,
e riposava la notte miniata a stelle.
Tutto mi volteggia a girotondo
e svanisce il segno di quel mondo,
un ordine che lascio a malincuore.
M'inchino e torno nel progresso,
anche sapendo che si muore
già varcandone l’ingresso.

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Profilo Autore: Ugo Mastrogiovanni*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 27-01-2016

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