Ho immaginato pene che non bastano
flagellanti colpi di parole
e sentito ululare il vento al posto mio
Non capisco quel che fa male di più
la pelle non sfiorata o i bacini esistenziali
 
Metto in fila ordinata i peccati
presunti e insubordinati
conto e riconto quante volte
m’è piovuto addosso
e mi sentivo asciutta
 
Alla fine voglio restare così
vagamente sbilanciata
da un’ingenua aspettativa
di parto indolore
 
mi innaffio le radici
e aspetto che sgorghi la clorofilla
 
Dentro ho tenuto intatto
tutt’un prato di fiori spontanei
posso ben disertare
posso... vero?

 
 

 
 

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Profilo Autore: Rita Stanzione*   Sostenitore del Club Poetico dal 18-07-2015

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