Prega
perché lui ti senta ,
prega
in quel dubbio che ostenta ,
accarezza un cuore che non crede,
con un filo di fiato divulga la tua fede,
prega
con tutto il tuo amore,
spera anche tu in un mondo migliore ,
piangi 
piangi pure,
pregando andranno via le paure,
prega
senza stancarti mai,
fallo con tutta la forza che hai,
Dio a nessuno si nega ,
lui c’è sempre ma tu…
Prega.
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Profilo Autore: GENNY CAIAZZO  

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Quando mi sento morire e il mondo tace,

tu dammi la pace,

il cuore batte lento

aggredito da un tormento,

piangere non mi dispiace,

ma tu dammi la pace,

resta nelle mie attese,

lascia che siano doni e non pretese,

ascolta nelle preghiere le cose che vorrei,

sento il tuo abbraccio lo so che ci sei,

guardo quella lapide dove la mia paura giace,

tremo,crollo ma tu dammi la pace,

vorrei raggiungerti ma trovo chiuse le porte,

magari sbaglio a non sentirmi forte,

la sensibilità che ho proprio non mi piace,

spegni tutte le guerre dacci la pace.

 

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Profilo Autore: GENNY CAIAZZO  

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Accetto tutto ciò che mi manderai

Nel giardino dei miei sbagli

Sono pronto per nuove sofferenze,

mi inginocchio davanti alla vita

promettendoti di amarla sempre,

amerò anche me stesso

specchiandomi  con più orgoglio,

sopporterò il sapore del sangue

scavalcherò quel muro dei miei limiti,

perdonerò anche se avrò ragione

accetterò anche tanta finzione ,

sarò amico del dolore

cammineremo insieme,

tenderò la mia mano

 a chi mi ha pugnalato alle spalle,

 come tu vorrai sarò speciale

terrò nel mio cuore anche chi ha fatto male

ma ti prego mio signore tu…

non abbandonarmi mai,

il rancore sarà meno forte del mio amore,

strapperò tutte le spine dal cuore,

pregherò fino all’ultimo respiro,

non mi arrenderò mai neanche

quando la morte mi aggredisce,

aiuterò più che posso anche quando non ho nulla,

soffrirò da solo tra le mura della  mia stanza

 e mi vestirò da clown regalando un sorriso a chi ne ha bisogno,

sarò degno di te e del grande amore che hai per tutti noi

ti chiedo solo di tenermi sempre la mano,di stare sempre dentro di me,

perché la fede che ho dentro è l’unica mia forza vera,

quella che non mi fa arrendere e mi tiene in vita.

 

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Profilo Autore: GENNY CAIAZZO  

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È troppo vasto
il mare della sera
e l'inutile orologio
appeso nel cielo
scandisce il vuoto
ma non il perdono.
È troppo vasto
questo Paradiso
e il cammino
non delinea traiettorie
ma solchi profondi
tra le nuvole di ieri.
È troppo vasto
questo amore
che mi tiene legato
alla sofferenza
nell'anima ambigua
della mia coscienza.
È fragile la parola
un filo sottile
tra la notte e l'aurora
verso un Dio che cerco
che ho in gola
ma non vedo ancora.
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Profilo Autore: Demetrio Amaddeo  

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Una palma...
segno di pace universale
ma anche segno d'amore
per se stessi ma anche per gli altri
e tutti coloro che la ricevono o la donano
sanno di portare un messaggio di divino affetto.
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Profilo Autore: ReginaD'Autunno  

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Percorrere un viottolo di cielo,
occhiali scuri a sfidare il sole,
nuvole assenti ma giustificate
nel giorno favorito dalla sorte;

o di notte, su selciato di stelle,
e non fermarsi mai e poi mai
se non per dar riposo agli occhi
quando ogni luce si fa prepotente.

Non dico di arrivare fino a Dio,
scrutarlo tutto per quell'eternità
ancora arrotolata all'incertezza.

Ma, almeno, di scorgerne le tracce,
le stesse che qui non son capace.
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Profilo Autore: Aurelio Zucchi  

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Un mantra scolpito
a punta fine nella pietra,
I silenzi dimorano, essenziali.
Piccola ulcera di luce
sulla faccia di un arcobaleno spento
che germoglia lento
in sette nuovi colori,
la mia insolita preghiera
senza necessità di un dio.
Un mudra congiunge
i palmi caldi delle mani.
Concentrazione, dedizione.
Che mi sorga il sole negli occhi
o che piova a dirotto
come spine sulla pelle,
resto immobile qui.
Lascia scorrere il fiume,
il tempo non si ferma,
lo spettro della morte rimane.
Eppure anche lei dovrà passare.
Tutto muta, perfino l'impercettibile.
Ed un respiro dopo l'altro
come onda dopo onda
increspano appena il petto.
Il dolore è un vecchio saggio
la gioia una bambina
che cresce in fretta.
All'amore non servono
i miei giudizi.
Ma l'odio necessita assoluzione.
Il perdono è un fiore
che sboccia nel buio.
Lo spirito va coltivato
nei campi selvatici.
La carne è votata per natura
a corrompersi.
I corpi sono abiti da indossare.
A volte comodi, a volte ruvidi.
Pronti al necessario cambio di stagione.
La personalità è cosa effimera.
Questo volto sarà oblio.
Avrò un nuovo nome
come vogliono le convenzioni.
E mani diverse
plasmate all'alba.
Un mudra a salutare
forse una nuova terra.
E un luogo interno, sacro e segreto.

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Profilo Autore: Sabyr  

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Scenderò queste scale

con l’ansia che sale

perché non vedo la fine

e non so cosa dire

cercherò nel buio lì sotto

lo sguardo di un dotto

ferisce il nero dell’anima

isolata, stanca, fradicia

troverò la risposta

raggio di luce che le tenebre scosta

asciuga le delusioni ed i pensieri

penso al domani e dimentico ieri.

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Profilo Autore: manny  

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Ed ecco che ritorna il Natale,
sembianze d’antico pastore,
ingenuo saggio in cammino
sul tragitto segnato dal Cielo
tra boschi sempre meno verdi,
foreste sempre meno folte,
praterie senza l’eco dei galoppi,
paesi e città indifferenti.
Il cuore e la ragione sono in lotta,
titani in cerca di supremazia
mentre sul desco opulento
si riflette una luce senza senso.
Sarà forse d’un albero allestito
per arredare una parete ignuda
o di un presepe usa e getta
con la carta stagnola per il lago.
L’amore però prende forma
tra briciole gialle già di scarto,
tra sguardi d’anime smarrite
nel vasto dedalo dei finti specchi.
Per colui che ancora guarda in alto
qualcuno disegna un nastro di luce:
stella tra stelle, coincidenze astrali
o “quella” Cometa che insiste?
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Profilo Autore: Aurelio Zucchi  

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Quando un angelo verrà a casa mia,
prima ancora di far varcar la soglia
mi accosterò alla finestra più vicina
per accertarmi che invece della luna
ci sia il sole dei mezzodì d’agosto.

Poi, dopo essermi scusato,
appenderò le ali nell’ingresso,
lo accompagnerò di là in salotto,
gli offrirò la mia poltrona preferita
e cercherò di metterlo a suo agio.

Intanto che sdraiato prende fiato,
riempirò la caffettiera, quella da due.
La metterò a sbuffare a fuoco basso
e andrò a rispolverare dalla cristalliera
le due tazzine con le fresie rosse incise.

Se l’angelo non mi farà annunci,
lo aggiornerò sul come ora procede
la vita mia e quella dei miei amori
che, nel silenzio, io lascerò dormire
per evitare che mi credano sonnambulo.
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Profilo Autore: Aurelio Zucchi  

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Quando ci lasciasti la miglior preghiera
e mani al Cielo indicasti a Chi era rivolta,
io ero forse un po’ distratto, un po’ così…
La Luce fu più capace delle Tue parole.

Da allora, nulla ho imparato per salvarmi,
neanche l’ansia di tramutarmi in sonno
lungo i prati spettinati dalla Fede incolta
o nelle mille arene della città smarrita.

É freddo, l’uomo, dinanzi al Tuo progetto.
Divide terra come pingue torta, a spicchi.
Di qua una guerra brucia, di là un’altra pure
e nell’impazzita crema paradisi improbabili.

Allora, com’è che pregherò la volta in cui
l’ultima pace starà per vacillare anch’essa,
quand’anche in casa mia il dubbio monterà
e il centro del mio cuore sarà solo carne marcia?

Avvertirò paure così atroci da non avere poi
nemmeno il tempo di ricredermi nel Giusto.
Non mi accorgerò di cieli che si abbasseranno
ad ingoiar peccati e bocconi misti a fiele.

Dovrò ricominciare a carta di Vangelo,
prestare gli occhi alla Tua Croce inevitata,
riabituarmi a Dio, alla speranza, al credo
e ritrovar la giusta rotta per la retta via.

Allora, com’é che pregherò la volta in cui,
Santiago in mezzo al mare, mi sentirò perduto?
La supplica per l’ultima pietà non basterà.
Basteranno le mie fredde mani giunte?
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Profilo Autore: Aurelio Zucchi  

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Un uomo che predica pace

gente ammaliata in un campo di olivi

persone malate che chiedono aiuto

la paura di perdere il trono

il Cristo dissacrato

l’amore incatenato a una croce

da metastasi inumane

un viso una corona di spine

muscoli erosi cercano riparo

insidiati da movimenti improvvisi

ricoperti da uno scampolo di panno

mani  tese verso un cuore ferito

una mamma che piange

gente che arranca nel vincolo sacro 

un corpo in un letto di pietra

nel frastuono di mille parole

gente che ride, sparando veleni

gente che prega

Gòlgata intrappolata

schiacciata dal fumo delle coscienze

sfuggite a meridiane drogate

pesanti come macigni

in un colle d’argilla cruda

schegge di tempo squarciano il buio

comete seguono il filo di Arianna

un corpo sale su ali di luce

un padre riprende suo figlio

due anime, un viso

il perdono in un sorriso

la salvezza per chi lo ha deriso

 

 

 

 

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Profilo Autore: Alido Ramacciani  

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Essenza di luce discesa dal cielo
planando silenziosa come un’aquila maestosa. 
Un seme che germoglia con gocce di risveglio, 
sei linfa vitale di un’eterna primavera, 
il salto quantico verso una nuova era.

Qual è il tuo piano divino in questa dimensione? 
Tu che vedi oltre con gli occhi dell’altrove, 
consapevole coscienza nelle tue splendide parole.

Luce, tu sei la luce, 
un risveglio animico in questa era del cuore
e non hai bisogno di apparire ma solo di illuminare, 
con frequenze, vibrazioni e battiti d’amore.

Quanti demoni ha sconfitto la tua anima eletta
con la spada forgiata dal fuoco della vita
e quanta strada al buio senza alcun riferimento
prima di sposar la luce, lassù nel firmamento.

È giunto il tempo di ricordare
ed io ti riconosco... Ti conosco da sempre. 
È limpido e chiaro il tuo codice d’onore, 
sei unione ed altruismo, amore e condivisione, 
tu volteggi sopra un piano superiore.

Polvere di stelle, 
lucciole erranti tra cuori distanti, 
ma tu sei la luce inebriante e avvolgente, 
nei tuoi occhi giace una stella pulsante.

Essenza angelica di sublime entusiasmo
che riceve e trasmette i messaggi dal cosmo;
tu che possiedi il dono del Settimo Sigillo
accogli l’appello di ogni tuo fratello, 
per favorir la grande transizione
verso l’alba di una nuova dimensione.

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Profilo Autore: Vito Marco Giuseppe  

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Risovvenera, incontaminata Nostra Signora

che non dovrebbe mai avvenire al mondo

che qualcuno abbia implorato la tua tutela,

sia ricorso alla tua ala,

implorato il tuo manto

e sia stata recisa dai monaci come una candela.

Animata dall’archiviazione dell’inchiesta,

abbandonata, da una volta vergine a te vergine

ti domando dov’eri quando imploravo pietà.

Oramai non mi preoccupa se disprezzerai oppure

ascolterai le mie preghiere, perché mi domando

cosa facevi mentre venivo violata con abitualità.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Oblia questo cappellano,

o Signore

nel quieto vivere

della sua dimessa sagrestia

vuotata dopo tanto sgobbare di ramazza

dalle tue parabole poiché,  in quel

di Chiaravalle, hanno veduto il sozzume

questi occhi nella tua abbazia.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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