Il  riverbero del sole sulla Cupola della Roccia (in arabo Qubbat al-Ṣakhra) rende per un po’ i miei occhi incapaci di contemplare le iscrizioni e i ghirigori presenti all’esterno della facciata. Tolgo rispettosamente le scarpe per accedere all’interno, mi preparo con accurate abluzioni  a pregare (per la prima volta in vita mia) in una moschea. Quale posto può essere più indicato? Gerusalemme ,culla delle tre religioni abramitiche, viene citata, in questo senso, anche in un famoso adagio: “A Gerusalemme si prega, a Tel Aviv ci si diverte e ad Haifa si lavora”.

All’uscita dalla terza preghiera della giornata avverto un crescente languore allo stomaco ma siamo in pieno Ramadan non è consentito mangiare finché non tramonta il sole. Devo resistere.

Haitam ,il mio amico, mi guida verso il Santo Sepolcro, il Muro del Pianto, la Porta Est attraverso un melting pot, un crogiuolo, un’amalgama di popoli, religioni e etnie.





Calura estiva-

sembra evapori l’odio

in Terra Santa.



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Profilo Autore: Antonio Sacco  

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