Non ricordo il mio nome,

neppure quello del mio Dio,

sono solo un numero senza importanza,

uno schiavo alla mercé del delirio.

 

La stella di David strazia il mio petto,

è il mio passaporto per l’inferno

e stride nella mia mente

il cigolio di quel vecchio vagone

come il singhiozzo di un bimbo ferito

nella quiete agghiacciante del destino.

 

“Sporco ebreo, non meriti di vivere!”

Ed odo risa ubriache d’orrore

aggrottare i miei occhi

crocifissi inermi alla morte

contro quel recinto di filo spinato,

seviziato come un cane randagio

affamato d’uguaglianza e rispetto,

come fossi un vecchio rottame,

un inutile rifiuto umano.

 

Ormai sono solo un gomitolo di ossa

piegate dalla fatica e dal freddo,

han saccheggiato la mia dignità

ed ora volo nel fumo di quel comignolo

pesante come piombo,

come la coscienza dell’uomo

schiacciata da un cielo assassino.

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Profilo Autore: rosa dei venti  

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Commenti  

Carboluka
# Carboluka 08-11-2019 22:46
Poesia profonda, sei riuscita a trattare molto bene il soggetto!
Massimo Palladino
# Massimo Palladino 09-11-2019 20:43
si puo' leggere mille volte la stessa storia eppure ogni volta sentire gli stessi brividi che corrono sulla pelle fin dentro al midollo ...

e questa e' una di quelle volte ... complimenti !

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