L'oprar della tua smania

parvemi insana gelosia

in vestigia ossequiose

d'un vile malandrino.

Nel tuo vociar mellifluo

dal sentor vischioso

apria baratro insidioso

d''immondo tuo peccar.

Insozzasti l'arte

con mera ipocrisia

di facezie ardite

ti forgiasti spia.

Vade retro

banale costruttore

maligno imprenditore

d'un regno senza trono.

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Profilo Autore: genoveffa frau*   Sostenitore del Club Poetico dal 16-11-2017

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Non sfiorarmi ombra,
cadrei a pezzi.
Credo avrei conferma
della mia inconsistenza!

Mi riconoscerei definitivamente
per il fantasma che sono.

Perché già ora
che mi passi accanto furtiva
mi sembri me.
Eppure mi intimorisci.

Il gemello cattivo nello specchio,
o solo la parte assente che torna.

Comunque qui fa freddo,
e c'è uno strano vento
che muove il buio
Dimmi che non mi toccherai.

Mi riconoscerei definitivamente
per il fantasma che sono.

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Profilo Autore: Sabyr  

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L'ho visto una mattina
sguardo cupo, viso smunto
passeggiava nel cortile
poco prima d'albeggiare.
Io che non dormivo
stavo dietro alle persiane
in un silenzio settembrino.
"Com'è buia la mia casa"
mi ricordo che pensavo
proprio mentre alzava gli occhi.
Gli sorrisi e lui a me.
"Vorrei fuggire da questo cielo"
lo dicevo alla sua mente
che glaciale rispondeva
"Non m'importa delle ossa
io di te conservo l'ombra".
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Profilo Autore: Ibla  

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C'era che era sera

e la luna si vedeva appena.

C'era il mare che sciabordava lento

e nessun passante a disturbare

il suo mesto gorgogliare.

Tutta la folla ad andare via

e l’ultimo bar a spegnere le insegne,

ché scolato l'ultimo bicchiere,

non c'era più nient'altro da bere.

Pure la spiaggia bianca

si vedeva appena,

schiarita dal lume del pescatore

su una barca senza vela.

E poi ci fu una scena,

come un film o come un sogno di prima sera,

che ad aver avuto la cinepresa

l'avrei fermata in quella posa.

Tra il silenzio dell'imbrunire

e il profumo del gelso in fiore,

quattro erano le suore,

con il velo e i piedi nudi,

sull'arenile a passeggiare.

Nere le vesti e bianche le gambe,

era la loro primavera.

Sfuggite da sguardi inopportuni,

erano lì non per pregare -

Con la spiaggia e le onde del mare,

come fosse la prima volta,

ci facevano all'amore.

Scoperte le ginocchia, fresche le acque e gaie le risa,

c'era la luna che non guardava

e c'era una sola stella che riluceva,

in quell'angolo di cielo,

che un'immacolata innocenza contemplava,

mentre un atto d’amore si consumava.

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Profilo Autore: FlorYana  

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Quando quel pomeriggio

di dicembre entrai nel tuo negozio

fui tanto stupido da non cogliere

che quei fiori erano il primo indizio.

Non erano coperti di rugiada: anche

i fiori piangono, anche se in silenzio.

A cagionare un sorriso è quasi sempre

un altro sorriso, e da quel tuo primo

sorriso ci siamo visti tante volte e tante

son state le chiacchierate a tirar mattino.

Come quando ti raccontai che la banca

mi rifiutò un prestito con lettera siglata

dal direttore, nientemeno che tuo marito.

La sola cosa che non amo di te

questa sera di freddo particolarmente

intenso è la fede che porti al dito.

Stasera lo hai lasciato sulla poltrona col

giornale sulla pagina della borsa, intento

a controllare l’andamento delle azioni.

Con la mano nella borsa sulla foto di tuo

figlio, ora che tra noi l’attrazione è forte

e potremmo pentirci delle nostre azioni,

sarà meglio che rincasi con la pioggia che

consente di camminare a testa alta con il

viso velato di lacrime; per me una buona

dormita, ponte tra l’afflizione e la speranza.

Non piangere mai per un uomo anima mia, ti

si sbava il trucco; il mascara che tanto ti dona

vale più di questo stupido maschio…

Tornerò dallo specchio senza cornice, l’unico

amico che quando piango nel mio abbaino

non ride mai: lasciami sull’uscio insieme ai

tacchi; asciuga gli occhi, sorridigli se è sveglio.

E sdraiati nel letto insieme al tuo bambino.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Sinistro e beffardo

il fruscio del vento
che sbatte sui rami scheletrici.
Filtra tremante la luce lunare
attraverso il fogliame annerito
dalle tenebre oscure.
Un incubo reale,
da cui nessuno mi può salvare;
prigioniero nel bosco infernale,
stordito dal silenzio spettrale.
Non posso svegliarmi,
non riesco a voltarmi...
Nel baglior d’un fulmine improvviso
scorgo la sagoma del Conte Vlad
mentre avanza la sua ferocia alle mie spalle.
Implora la mia anima
in un macabro balletto di luna piena,
malefico è il brivido che mi pervade
nel battito del cuore che mi percuote.
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Profilo Autore: Vito Marco Giuseppe  

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Nessun raggio di luce

nell’ombra malefica di luna piena.
Vampiro errante nel cuor della notte
che in bianco e nero
avanza tra le tenebre oscure
in cerca di sanguinose avventure...
È qui, lo sento,
planando sul suolo sempre in agguato,
pallido e assetato.
Sento l’odor pungente della cripta,
l’odore di vendetta, del terrore,
l’umido e il buio della nicchia.
Il suo morso anestetico dai canini scintillanti,
l’abbraccio freddo e paralizzante...
Mi terrorizza la sua presenza,
avverto la sua malefica essenza
eppur non riesco a vederlo...
Immobile nel terrore,
vedo la mia sorte
ad un passo dalla morte;
sento le sue unghie viola carezzarmi il collo,
mentre mi avvolge nel suo scuro mantello.
Sensazioni soffuse e spiritate
nella gelida ebbrezza del suo tedro respiro,
col suo sguardo magnetico
seducente e ingannevole
mi sussurra:
"Non temer dell’inferno,
col mio morso vivrai in eterno".
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Profilo Autore: Vito Marco Giuseppe  

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Capelli cortissimi, appena
da intuire neri,
pelle bianchissima
e grandi occhi seri.
Adoravo accarezzarle la
testa e lasciarmi prendere in giro,
aggiustarle le coperte quando
dormiva fino a tardi, come un ghiro.
Quelle mattine la guardavo
attentamente e pareva non sentisse male,
cercavo di memorizzare ogni millimetro
di lei. Poi l'accompagnavo all'ospedale.
Mi avvicinò in un disco
bar come ce ne sono tanti
con una richiesta che mi
fece sorridere solo pochi istanti.
"Se ti va, due parole e un 
ballo in cambio di una nuvola di fumo.
Adesso ho le dita profumate, sai
per via del cancro. Mi assumo
ogni responsabilità". Di tanto in tanto
la vengo a trovare, le porto un mazzetto
di fiori. Mi accendo una sigaretta
"Ciao angelo...tranquilla, non smetto".
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Profilo Autore: MastroPoeta  

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E poi c’è nel viso il tempo che deve,

ascoltando l’amato in clessidra di pianto,

risalire nell’occhio e buttarsi nel vento.

L’immenso Castagno dei Cento Cavalli

superò e vide avanti qual nuvola rena

sospesa nei caldi tramonti del Passo

diseguagliare nei venti il boato dei sorsi

che dal Mongibello suo apice perso

parlava al vapore di un sogno inumano e complesso.

La fila degli uomini incurvata sul Bove,

tra Musarra e Capra e le invitte Dagale,

se ne andò verso il Salto della Giumenta,

che tremante riposa come sanguine nuova.

Encelado all’istmo di lava accecava i passanti

e intorno al suo collo nel filo del perfido Crono

imbucava le teste come fossero palle di Urano...


…No Dante ti prego non lo faccio più te lo giuro Ahhh!!!


Mio fratello mi guardò come una macchina che non parte più
mentre mi stropicciavo gli occhi e risalivo lentamente sullo schienale del divano.
Prima che aprisse bocca per prendermi in giro gli spiegai: -Incubo fù-


Il Gran Premio e la digestione erano finiti,e per fortuna le nerbate di Dante Alighieri pure.
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Profilo Autore: Luciano  

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Un fiore vi trovai nel selvaggio bosco,
avvelenato da chissà quale mano infame;
a stento sembrava continuar,
con la sua tinta giallognola e stelo debole,
quasi da far parere che aspettasse 
solo la fredda stagione.

Ma quella corolla con il color morente,
mi rimembrava la mia dolce figlia malata
dal carnato simile,

ormai addormentata.

Così decisi di sanare
l' suo dolore invece di coglierlo,

così da farlo essere anche per gli altri freddi, 
e sentir lei più vicina
e più lontano l'Padre Solitudo.
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Profilo Autore: Tommaso Alongi  

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La notte è madre dei sortilegi
Il giorno è figlio delle apparenze
Io nel buio ho trovato le maschere d'oro
fabbricate dalla luce, ed ho compreso
che l'evidenza non è sempre sincera
Ma io sono una creatura della luna
e appartengo  a un mondo di sogno
(essendone perfettamente cosciente)
mentre tu credi alle bugie dell'illusione.
prendi per vere costruzioni oniriche
Cosa pensi  siano i castelli in aria?
La tua mente architetta trappole
immergendoti nel sole, e ti basta
Io non credo una finta chiarezza illumini
più di una candela in uno sgabuzzino
I miei occhi felini setacciano l'oscurità
e non si fanno ingannare dai fuochi
che catturano ottuse falene
è nell'ombra che devi indagare
per riconoscere una forma ridotta
alla sua nuda essenza...
È così che ho scoperto la pienezza del vuoto
La notte è madre dei sortilegi
puoi darle il mio nome: Ecate



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Profilo Autore: Sabyr  

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Mi vieni a trovare oggi
in questo giardino
dimenticato dal tempo,
le orchidee che amavi tanto
non ci sono più
ma un antico profumo
conservato inspiegabilmente
invade il viale
dove camminavamo
spiati da alberi maestosi
Ricordi, raccoglievamo
all'inizio dell'autunno
i petali morti ma ancora odorosi
mossi a pietà dalla fine dei fiori,
li avremmo voluti immuni
dal floscio appassire
Sognavamo una perenne primavera,
ignari  stesse  per arrivare
il giorno del tuo addio
Non volevi invecchiare...
Tutti bramiamo quel calice,
l'elisir dell'eterna giovinezza
ma ora rimpiango
di non avere visto
l'imbiancare dei tuoi capelli
il loro divenire neve
o il tuo indossare qualche ruga
sul tessuto un po' sgualcito
della pelle...
Canto in solitudine quel ritornello
che tu amavi ascoltare
chiedo alla mia stessa voce
di darmi una nota di allegria
ma questo è ormai soltanto
un sussurro nel tramonto,
la canzone di un fantasma

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Profilo Autore: Sabyr  

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A mille e piu' lune
intonerai il tuo struggente canto
il tuo sguardo scuro e tagliente
scioglierà il ghiaccio
il tuo labbro sollevato ti porterà a nuove battaglie
ed il tuo manto si confonderà nella notte
poi solleverai gli occhi e la vedrai
planando in giri concentrici cercherà la preda
i suoi artigli e le tue zanne
che sanno di lotte e scontri violenti
non proveranno a combattere
e i vostri occhi parleranno per voi
volando e  correndo
tra gli alberi
vi siete trovati nel freddo
della buia sera.
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Profilo Autore: Marinella Brandinali  

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Ero in viaggio in Africa, conobbi una gazzella e mi ci fidanzai.

All’inizio le cose erano un po’ complicate

Lei vegana io onnivoro.

Ma il sesso era fantastico.

Così arrivammo al primo anniversario.

La portai in Italia

L’Africa è bellissima ma troppi pericoli

Il leone e gli altri maschi di gazzella con cui lottare.

Lei si adattò immediatamente, cibo abbondante tutti i giorni

Nessun pericolo, niente più corse per fuggire.

Ingrassò

Una notte tornando a casa all’improvviso

La trovai a letto con tale Leone Batticarne, il macellaio.

Fu la fine, e per colpa del Leone,

non come immaginavo,

i casi della vita.

Lei disse che la colpa era mia e che il macellaio le dava quel brivido

Necessario per la felicità di una gazzella.

Mi diedi nell’ordine:

All’ alcool, a 12 puttane, a un corista della chiesa di Bergamo Alta,

al banghi giamping, al biliardo, alla corsa, alla frusta, alle barzellette

e a una nuova fidanzata.

Tutto in una settimana.

Andai in Africa

Lei si adattò immediatamente

Vivevamo in una grotta difesa dal fuoco.

Io andavo a caccia, stavamo bene.

Poi un giorno, nella savana, per caso la rivedo.

Lei la MIA gazzella.

Dimagrita era bellissima.

Non mi avvicinai, non mi feci vedere non ne ebbi il coraggio.

Morì sbranata da un leopardo,

non un leone,

i casi della vita.

Vai a capirli.

Io e la mia fidanzata

La stessa notte ci addormentammo

E uscimmo dai nostri corpi

Consapevoli – noi non i corpi-

Che non saremmo più tornati.

Ci disperdemmo diventando universo.

Pensare che ero un ragioniere di Voghera

Prima del viaggio in Africa.

Inaspettati squarci di vita.

Vivete la vostra

ci vediamo a parte, in parte, a parti nell’universo.



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Profilo Autore: Elvezio  

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 M’inchinai

con la discrezione
da bon ton dovuto,
deferente le pigliai la mano
lentamente la portai alla bocca,
la sfiorai soltanto
come da galateo non baciai,
semplicemente rasentai il guanto;
ma non comprese nulla,
la nobile fanciulla si ritrasse,
arrossì, mi guardò stupita e disse:
“Perché, cos’è?”
“Un gesto di galanteria,
di cortesia un segno doveroso”
“Non lo sapevo!”, e come sbigottita
voltò le spalle e insospettita
rintracciò lo sposo.
Colpa del progresso
o il galateo ha detto balle?
Pensai e ci ripenso adesso.
 

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Profilo Autore: Ugo Mastrogiovanni*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 27-01-2016

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