Negli anni settanta, in un piccolo ma florido paese della campagna emiliana , Anna era la serva del parroco.  Pia, premurosa e attenta era in egual modo donna ruvida, scaltra e furba. Garbatamente abbigliata di grigio, abbottonata fino al mento anche d’agosto quando l’afa si taglia a fette, la cara Anna era in realtà il burattinaio del traballante teatrino di quel paesotto rigoglioso e bigotto. Senza famiglia e senza un passato di lei si sapeva solo che aveva vissuto dalle suore fino ai venticinque anni svolgendo lavori da umile serva finché , raccomandata da una di loro, si trasferì come perpetua da Don Salvo.  Arrivò intimorita, con lo sguardo al pavimento e nel giro di un solo anno aveva già in mano le chiavi della sacrestia e della cassetta dei risparmi. Ogni giorno, dopo aver preparato il pranzo, sistemato i fiori sull'altare e annotato gli impegni giornalieri suddivisi in messe, battesimi, funerali  e altro, si dedicava all'altro. 

Seduta in un angolo della sacrestia attendeva gli sventurati, quei poveri cristiani bisognosi che necessitavano di un sostegno più materiale che spirituale e lei,  con caritatevole ed equa  cupidigia concedeva sia l’uno che l’altro. La consistenza e l’odore delle banconote era un piacere sublime; annotare cifre che aumentavano giornalmente era fonte di inesauribile goduria. E più il denaro aumentava più ne desiderava senza mai spenderne una moneta, insensibile al malvagio scenario che giornalmente gestiva con cura. Tutti sapevano, tutti tacevano quel rito profano che avveniva tra le sacre mura di una disadorna sacrestia , sotto gli occhi distratti di uno stanco parroco di paese incapace di intervenire, di giudicare, di farsi domande se non quale pietanza ci fosse nel suo piatto. Anna, si prendeva la sua rivincita su una vita grigia come il dolcevita che indossava ; così infliggere sofferenze spacciandole per opere di bene era il nettare che dissetava il suo odio atavico per la vita. Ma l’insaziabile cupidigia finì per distruggerla e la portò alla sola via d’uscita da quella insulsa esistenza. La trovò il parroco in una piovigginosa mattina di novembre del 1972 con la corda al collo ,le gambe penzoloni, gli occhi sbarrati e delle banconote che le uscivano dalla bocca. Chissà quante ne aveva ingoiate prima di bruciare le rimanenti .Si disse che era morta d’infarto e di nascosto, senza nemmeno farle il funerale, venne sepolta dalle suore che l’avevano cresciuta. Il paesotto, parlò poco e a sottovoce, evitando accuratamente ogni lontano riferimento alle opere di bene che la vedevano protagonista in sacrestia. Tutte le sue cose sparirono e la sua breve permanenza al paese venne cancellata con la rapidità con la quale si fanno sparire le magagne scomode a tutti. Don Salvo non volle avere più nessuna perpetua  se non un vecchio sacrestano che alla sera restava con lui a bere un bicchiere di vino rimanendo in silenzio per ore intere e scuotendo di tanto in tanto la testa o alzando le spalle esclamando banali commenti sull'unico argomento che avevano in comune : il calcio.  Ma quello che gli uomini cancellano, il tempo fa riaffiorare…

 

 

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Profilo Autore: neveamarzo  

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Nata a luglio,
in un' estate calda,
(non questa da pinguini in accapatoio)
sono sensibile e permalosa.
Guardo tutto con occhi curiosi.
Chi, quando, come, dove?
Allegra mi piace cantare stonando,
inventando parole e cruciverba..
Dimmi la parola giusta, su!
Potresti entrare a caduta libera..
Amo gli animali,
parlare con loro.
Imitarli in modo simpatico
e la musica, oh si.
Volume alto alla radio,
e schiaccio sull' acceleratore..
fast andare furius in diretta!
(attenta al limite velocità, freno)
Amo l' amore con la A masciuscola,
come un fantastico muller,
con ciambelle al cioccolato.
Mi piace sognare fino a che
la sveglia non suona e mi catapulto
fuori dal letto.
Infilo le infradito al contrario,
spalanco le finestre
e inizio con ironia la mia giornata,
assieme a un caffè e due gocciole,
anzi anche tre  quattro!
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Profilo Autore: Passione infinita  

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Mi capita di travestirmi da me stesso e bagnare la gola in qualche localino sui Navigli, o di sedere

al tavolo di un imprecisato ristorante in Brera.

Coppie che ne scrutano altre, anch’esse taciturne, il cui unico dio rimasto vivo gode del dito

ancorato alla tastiera. E’ comprensibile che tra Adamo ed Eva la conversazione fosse difficile

in quanto non avevano nessuno di cui sparlare, ma…

Presto saturo, insieme al paltò mi eclisso nelle viette e in quel particolare crocevia mi dico

che non scriverò più d’amore e condiscendenza. Un uomo ci ha provato e lo hanno crocifisso.

Il televisore di un bistrot… e poi nella testa solo scighera.

Con il cinguettio del cardellino da suoneria nel telefono trilla la sveglia, e forse l’unico dio rimasto

vivo è il senzatetto che deve avermi offerto la sua coperta.

Ho l’emicrania, e puzzo di alcool… e non ricordo che ci faccio in questo posto, e cosa sia

questo posto. Spegnendo la suoneria trovo una chiamata senza risposta, Celeste…

E ancora un WhatsApp con un vocale… di nuovo Celeste. Chi è Celeste!?

18 giugno 2019, 23:40 “Mirko non ho segreti per te, non ho segreti per nessuno in fondo. 

La mia vita la conosci, è quella che ti ho sempre raccontato: sono una donna vulcanica, ma anche 

estremamente pigra... rubo i gli spazi al tempo per fare mille cose, ma in realtà cerco solo 

di riempire tutti gli spazi vuoti. Pensare mi fa paura... 

Sono ironica, forte, sorridente, ma anche estremamente fragile. Non ho nemici, almeno credo. 

Non porto rancore...solo, prendo le distanze da quel che mi fa stare male. E ho tanti amici, o forse 

nessuno. Ci sono per tutti, tutti ci sono per me. Ma è facile avere amici quando va tutto bene... 

Chissà… Mirko, ti ho fatto del male? Quando stasera mi hai scritto di aver bisogno di pensare, 

mi sono sentita morire… Cosa avresti voluto dirmi? 

E chi è Mirko!? Di nuovo Mirko… che sia io Mirko!?

“…l'amore è conoscenza, condivisione, quotidiano. Credimi, ti direi, vieni… ti aspetto. 

Te lo giuro, ma poi? Perchè dovremmo farci del male? Perchè rischiare di innamorarci davvero? 

Corro troppo veloce? Non raggiungermi, allora.... aspettami in un sogno. 

Buonanotte mio dolce poeta, dormirò con te stanotte... abbracciami”. 

Poeta… Mirko, certo… e quel biglietto “Mi spaventano gli occhi che non osservo e non 

mi osservano, le profondità che non conosco… ma anche tu, Mirko, un po’ mi spaventi. Celeste”. 

Celeste… Già, Celeste. Finalmente a casa. Dal finestrone in stile abbadia della cucina guardo

la Brianza svanita come lei nella scighera, lei che ieri è uscita prima che mi svegliassi.

E sorseggio il mio caffè.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Una bella domenica d'estate, gli operatori di "Villa arzilla"  decisero di organizzare  una serata di festa per rallegrare i simpatici vecchietti e dare loro un'occasione per evadere dalla solita noiosa routine.
Il giorno prima, il salone principale fu addobbato con festoni , palloncini e ghirlande varie  ed il centro del locale liberato da sedie,  divani e poltrone per creare spazio per il ballo. Il mattino  seguente, le cuoche apprestano un ricco buffet, dando sfogo alla  loro più  sfrenata creatività! Ed ecco sulla tavola; semolino di riso al ginseng (per cercare di risvegliare antichi ardori) ;
pasta stracotta alla ricotta e petali di rosa (quelli  appassiti del vaso dell'entrata ); pancotto alla zucca (per via dei problemi masticatori); hamburger  al finocchietto selvatico; scottadito all'indonesiana (cioè, piatto che conteneva quello che restava dalla pelle della sguattera orientale dopo che si era ustionata le mani con l'olio  bollente); e, per finire,  una compilation di  dolci prelibati preparati dal pasticciere  tedesco Von Strudel, assoldato per l'occasione, il quale diede sfogo a tutta la sua maestria con un tripudio di pere cotte con salsa al gorgonzola; creme caramel senza zucchero aggiunto (perché  si erano dimenticati di comprarlo); torta della nonna (era quella rimasta dalla festa  precedente, che i nipotini avevano fatto un mese prima); tiramisù  al peperoncino e zafferano e, per ultimo, uno speciale rosolio al Guttalax (per favorire la motilità  intestinale). La sera dopo, la festa ebbe  inizio . Tutti si avventarono sul buffet e, per via delle eccessive libagioni che seguirono, (a base di pregiato Tavernello dell'87 e un paio  di bottiglioni di Barbera al metanolo,
scampati al sequestro dei Nas del '76 ), alcune dentiere caddero sulla tavola e, per errore, finirono nelle bocche  sbagliate, con evidenti problemi masticatori!
Poi, a cena terminata, si diede inizio alle danze.
E allora, via deambulatori, bastoni,  carrozzine, cateteri e tutori vari !
Aiutati dagli operatori, incominciò  una sarabanda infernale con rumore di ossa, anche sbilenche, cervicali artritiche e di toccamenti, da parte di vecchietti arrapati, di culi molli e tette cadenti! E...vai!!
Ad un tratto qualcuno si alzò  e propose , idea geniale,  un concorso per "Miss camicia da notte bagnata" per le donne e di "Mister pannolone ripieno" per i maschietti.
La richiesta fu accolta all'unanimità  e, poco dopo, si proclamò  la vincitrice per il primo concorso ; una certa Juliette, che aveva dei trascorsi da spogliarellista al Crazy Horse e gran conoscitrice dei viali di Montparnasse, mentre per gli uomini vinse , alla stragrande, un certo Sig. Pompeo, ex scaricatore di porco (si, proprio così) perché lavorava in un allevamento di maiali nel basso bresciano ed aveva contratto, poverino,  una rara forma di dissenteria cronica.
La serata finì in bellezza con un memorabile trenino generale , al ritmo di un frenetico samba brasiliano, ma, purtroppo, qualcuno  inciampo' trascinando rovinosamente per terra  tutto il gruppo!
Così, sfortunatamente,  la serata terminò con la sala da ballo trasformata in astanteria, col rapido intervento degli assistenti con cerotti, garze, calze elastiche, impacchi di ghiaccio, tachipirina, camomilla a litri e gocce di valeriana a gogo'!

.....anche i vecchietti....fanno oh....

Buona notte !
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Parto allora per un viaggio
che mi son già rotto il "Kansas" !
C'è un gran caldo, sono già tutto
"Sudan" e mi colan le "Seicelles";
mi faccio bene le "Barbados", mi lavo le "Gambia", mi guardo allo specchio e con voce
"Argentina" mi dico; che "Togo"!
Mi sento proprio un "Sierra Leone"!
Esco e vado nel "Barhein" dell'aeroporto, mi sparo un"Alaska" ben ghiacciato e, "Indocina" chi ti
vedo! Un bel gruppo
di giovani pollastre. Che "Figi"!!
Una di queste si avvicina e con le
sue "Labrador" carnose mi dice;
ciao, lo sai che sei proprio "Belize"!
La vuoi la mia "Patagonia"?
Si, rispondo, ma quanto ti "Pago Pago". Dammi 500€ che
poi facciamo "Tonga Tonga"!
Fossi matto, mi vuoi prender per
l"Honolulu"!
Pussa via, brutta "Minnesota" della "Malesia prima che mi in"Kazakistan" davvero!
Ne ho proprio piene le "Nepal";
mi son rotto il Caucaso, torno a casa e buonanotte al "Senegal" !!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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...e così, dopo aver superato i noni, gli ottavi, i settimi, i sesti, i quinti, i quarti, i terzi e i secondi...gli zeri riuscirono finalmente a diventare primi. Per riuscirci avevano spintonato i noni, fatto lo sgambetto agli ottavi e si erano pure scazzottati con i settimi. Infine, (servendosi di infime e infanganti strategie) dopo aver messo fuori gioco i sesti, i quinti, i terzi e i secondi, i numeri uno e gli zeri, rimasero finalmente soli. Una volta soli cominciarono a litigare per accaparrarsi l'oggetto conteso(cioè...il famoso primo posto: ossia la fama. Cosa non si farebbe per un attimo di celebrità!) Sono io il numero uno disse l'uno. Se mi metto davanti a te, sono io il primo..." rispose lo zero. "Si ma se mi giro sei dietro di me!" Così, dopo interminabili ed estenuanti discussioni, gli zeri e gli uno, decisero di smettere di litigare. Per suggellare la pace si dettero la mano e così insieme formarono il numero dieci. Come recita il vecchio proverbio (a prescindere dal valore numerico), è l'unione che fa la forza e poi i numeri sono numeri...ma le persone no!
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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Che bello vedere i primi passi, dopo una nascita.
Vedere la vita che inizia in tutto lo suo splendore.
Mi piacciono tantissimo gli animali, anche perché ne ho molti a casa.
Dopo aver messo due anatre a covare, ecco spuntare fuori dall' uovo degli anatrini.
Per quelli che non riuscivano a saltare fuori da soli, la mamma era pronta con il becco a  rompere l' uovo.
Ed eccoli, tutti bagnati stile perlana e coccolosi.
Il primo giorno mangiavano il tuorlo per le vitamine, stile divento braccio di ferro, mentre la mamma li scaldava con amore.
Li metteva tutti sotto al sedere e guai a chi si muove!
Vedevo i loro occhietti prendere vita, vivacità, colore, tenerezza.
Già dal secondo giorno, correvano verso il laghetto e con il piccolo beccuccio tiravano su l' acqua per bere.
Beccavano anche il grano, finché l' occhietto non si chiudeva dalla stanchezza.
La cova era stato un duro lavoro, ma la mamma aveva covato ben quindici anatrini.
Adesso poteva mettere gli occhiali e stare al sole, con un meritato riposo!
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Profilo Autore: Passione infinita  

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E’ interminabile il tempo che ci mette una donna a togliersi i jeans quando fissi l’orologio, 04:11.

Il vapore acqueo sui vetri della stanza da bagno rivela che i soffici asciugamani si tengono pronti

ad accogliere un’ondata di vivida sensualità. E con loro i saponi silvani.

Le candele all’aroma di vaniglia catalizzano la loro virtù afrodisiaca su di una giusta atmosfera

fugace, stimolando i sensi in modo particolarmente intimo, sciogliendo le emozioni che appaiono

bloccate. L’acqua speziata di cannella risveglia sensazioni intense. Raccoglie i capelli.

Inerme lascia che il mio respiro si adagi sul bordo di una spallina scesa.

I corpi si immergono in un senso di isolamento e di intimità, di abbandono al piacere in modo

disinvolto. In un gioco divertente e soddisfacente di sessualità…

L’acqua calda le rende la pelle ancora più sensibile, i profumi preparano corpi e menti a provare

un’esperienza inedita. Mi insapono completamente, le sfioro l’orecchio nascosto appena da petali

di velluto nero che le incorniciano il viso, lentamente ci massaggiamo mutuamente e col mio corpo

ricopro il suo che d’acchito esita. Si sente avvolta e protetta dall’acqua, e si lascia andare.

Nulla di più intrigante. Io, lei, la schiuma…

 

Apro solo un occhio dal pisolino per un movimento convulso del piede, 04:14.

Il vapore acqueo del mio respiro sugli occhiali sghembi sul naso rivela solo il mio sandalo zuppo

dell’acqua rovesciata dalla ciotola dal mio bizzoso beagle Patchouli…

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Scorre la portiera e salgo ho un abbonamento per l'inferno.
“I sedili posteriori sono liberi”
“Grazie autista, però mangi un po' di più ha un aspetto scheletrico”
“Vorrei vedere lei a guidare da cent'anni”
“Beh, si riguardi almeno”
“Lo farò senz'altro”
Proseguo in fondo, mi siedo e aspetto. Salgono altri passeggeri o almeno così sembra dal blaterare dell'autista, io non noto nessuno.
Centrifugo come una lavatrice nell'attesa della partenza. Butto lo sguardo in strada e il cuore va a mille nella speranza che tu salga.
Le porte stridono sui cardini, una sgasata nera di petrolio combustibile annerisce il circondario. Tu non sei salita e io sono morto.
Arrivo in orario. Ore sette e cinquanta. Vago disperato in cerca del nostro panino al salame. Salame io nel cercarlo. Un chiosco sporco e vecchio vende panini dal sapore inconfondibile dal profumo estasiante.
Ti saluto e non ci sei, mi siedo sul marciapiede e ti parlo, ma non ci sei.
“Salve ma non smonta mai lei?”
“Avanti vieni su e non far storie, i sedili posteriori sono sempre liberi, e non toccare nulla, m'inzozzi tutto con quelle mani unte di salame”
“Ecco il biglietto”
“Che schifo!Vai dietro dai”
Arrivo dove devo arrivare, comunico ufficialmente il fine giornata, mi chiudo nel mio mondo e disegno fino a tardi.
Nanna nanna.
Sveglia, un colpo d'acqua gelida ai riccioli... e chi li tiene.
Corro, corro. Piazzetta con svolta e palme. Protesto in comune prima o poi, possibile che non mettano una panchina decente.
“Buon giorno autista, sempre più magro!”
“Fai poco lo spiritoso, mi divertirò tra qualche anno, quando avrai la mia stessa faccia, già incominci a perdere i capelli”
Sedili posteriori come al solito e attendo in centrifuga.
Cavolo è lei! Oggi andiamo alla grande, centrifugo, centrifugo.
Mi guarda e non badiamo a convenevoli, si parte... con le lingue e via col detersivo della libido. Ma chi se ne frega tanto gli altri sono morti...
Cavolo ma siamo già arrivati, stacco la lingua e le metto in quarantena.
Panino al salame e m'ungo la voglia. Mezzogiorno e non vedo l'ora, non porto mai l'orologio e il cellulare non esiste.
“Ciao autista l'ha vista per caso?”
“Guarda che è dietro, t'aspetta”
“Mi fiondo a propulsione atomica, le smonto le tette e me le tengo per cimelio, poi aziono lingua a 33 giri”
“Piano che mi rovinate i sedili”
“Pensa a guidare, autista”
Torno in stanza e piazzo lo stereo nell'armadio, apro le ante con i poster della Ferrari, attorciglio le luci di Natale nella carta stagnola, smonto la bambola della sorella e frego il piccolo meccanismo interno. Via allora discorockpork, un disco di Vangelis e luci oscurate e tappate dalle tapparelle abbassate.
Notte d'esaltazione da notizia di cronaca e disegno al buio, tanto lei la conosco al tatto.
Tutto ricomincia: il mio amico autista, il percorso delle sette e cinquanta e il limonaggio alternato.
Cazzo che vita, qua sì che si balla.
Continua così per parecchio e un giorno si e uno no s'inseguono con quell'autista che non si fa mai i cazzi suoi e manco la vita se li fa.
Come sto bene ho fatto il pieno di lingue e tette.
“Autista vai”
“Stronzo guarda che lei non c'è”
“Porca vacca, verrà domani, dai”
E invece no, non la vedo da una settimana.
“Sali stronzetto, visto che ora hai la mia stessa faccia!”
“Faccia?”
“Guardati allo specchietto retrovisore”
“Che mi venga un...”
“Non fare così avete tutti la stessa reazione ogni volta, ti conviene andare a sederti nel centro, insieme agli altri, i sedili posteriori sono riservati”
Mi siedo e guardo fuori, tanto non mi costa nulla. Il buco allo stomaco s'allarga sempre di più.
Ma quella è lei e sta con un altro... e fanno...
Maledetta, me la paghi.
“Ehi, dico a te puttana, non mi vedi più?”
Mi passa davanti come se non esistessi, urlo come un indemoniato: non serve. Non vede.
“Stronzetto, hai capito ora?”
“Sì, autista”
Un consiglio per voi che aspettate alla fermata.
“Non limonate con la morte, ha mille facce, finirete per non scendere più dall'autobus e nessuno vi vedrà”
Vai autista dai gas mortale e partiamo.
“Ragazzi su con il morale cantiamo qualcosa”
“Quel mazzolin di fiori?”
“Azz, non né conosci altre?”
“No ai miei tempi andava in voga quella”
“Va beh, tutti in coro allora, quel mazzolin di fioriiiiiiiiiii... che vien dalla montagna!”
E dietro intanto lei limonava con il prossimo...

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Profilo Autore: Giancarlo Gravili*   Sostenitore del Club Poetico dal 17-11-2017

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Oggi lupo de lupis non trasmette emozioni,
solo gelati e poponi...
E coglioni al chiosco comprano gusti confezionati.

Confezionami una vita diversa senza olio di palma
senza grassi idrogenati.
Siamo nati mangiando palle di Natale
moriremo nell'anno del tribale.
Tritati dalla pubblicità dell'uomo normale
compriamo convulsioni brevettate
per vite schiave del fare banale.

Oggi lupo dà il buongiorno con i biscotti vegani
e il latte del cazzificio lo trovi ovunque.
«Good Morning Vietnammmmmmmmmmmmmmm, è trascorso un giorno di veleno
e il Napalm lo trovi nei torrenti o nel lavandino di casa.»
La capanna dello zio Tom è divenuta la sede del governo
e tu non puoi esimerti dal fare la differenziata.
Salva il pianeta, non dimenticare di buttare l'uomo nella mondezza.
Qui va la carta, qui il metallo e la plastica, lì metti la carta...
Mi raccomando altrimenti il commercio di rifiuti riciclati non regge
le regole del riciclaggio.
Svegliatevi coglioni al chiosco e salvate l'uomo dalla differenziata,
lasciate che carri a gasolio inquinino il centro città,
buttiamo i sacchi pieni di superficialità nei luoghi occulti del potere.
Stronzi di latta inondano di consigli subliminali.
Per vedere tutto il callo minuto per minuto devi avere un conto non certamente minuto.
Paga oggi l'abbonamento e vedrai un cazzo emerito forse per il prossimo anno.
Superfibra per coliti esagerate e il bagno viaggerà a 100 mb al secondo, basta una telefonata.
Un tempo una telefonata ti cambiava la vita, ora ti rompe i coglioni trenta volte al secondo.
«Buongiorno signor cazzone sono Marta da legare e telefono dalla Bind, lei sai che la sua proposta 
di contratto telefonico è in scadenza e abbiamo appunto preparato per lei un pacchetto di tremila offerte adatte all'uopo, dall'irrisorio costo di centomila euri»
Voglio un sacchetto di gettoni dell'autoscontro, me li mangio a colazione e digerisco meglio.
Lasciate che sia uomo e che pisci sull'erba del prato e che ciminiere inondino la fascia dell'ozono.
Lasciate ogni speranza voi che entrate in questo mondo del pacco di Natale.
Benvenuto uomo nell'anno del tribale...
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Profilo Autore: Giancarlo Gravili*   Sostenitore del Club Poetico dal 17-11-2017

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