<<Questa di Mara è di fatto la storia vera, che a chiunque le domandasse perché facesse la spogliarellista rispondeva “Mi adatto”. Al Barracuda ballava per

camuffare il traffico d’armi con 
Fidel, che amava. Ma i numerosi impegni che lo tenevano lontano fecero sì che, senza più celare d’esser lusingata da quella

banderuola di Pedro, Mara ricambiasse l’interesse. La voce giunse 
all’orecchio dell’autocrate. E la tresca per i due finì a colpi di pistola>>. “Mara Caibo”, la

telenovela preferita da Chiara. Chiara sì, quella del gelato da mille lire… credo me l’abbia 
raccontata due o tre volte in poco meno di un’ora. Per fortuna poi

mi aspettavano a casa di Leo 
e Donny, che indossano le loro nuove magliette blu e viola. Verranno senz’altro anche se piove gli amichetti Micky col suo berretto

arancione col diciannove e Raff con la felpa rossa che non toglie 
dalla preistoria, per Giove! Verranno a vedere in TV il papà di Donny e Leo che farà col nove

la 
lepre nel mezzofondo. E Leo siederà con mamma, che sempre si commuove.

Qui nella Vallèe la vita scorre tranquilla. La mattina quella dell’appartamento sotto il mio si sveglia con le note del Duke, fa colazione sbellicandosi con

Lucky Luke e va in palestra a lezione di bo. 
A pranzo quell’altro della mansarda si sente un boss quando addenta il suo solito hot dog, e il pomeriggio è una

continua sfida con Daisy a Super Mario Land. Poi ascolta “Jesse James e Billy 
Kid “ per un po’. Quando arriva la sera alla pay-per-view il caposcala non si perde

mai una partita 
dei Blues: adora guardare le magie sotto porta di Hazard sorseggiando una Rosco artigianale con la pizza “Da Giò”.  

Ma parlavamo di Chiara che passeggiava sotto le finestre aperte chiedendosi 
come  sarebbe stato avere qualcuno a casa che ti aspetta… ora l’aspetta un lungo

percorso di 
degenza ospedaliera per una grave forma di diabete diagnosticatole per fortuna sua in tempo, a differenza di quella della palestra, dal padre del nostro

Donny che non sa cosa sono le mille lire, ma 
conosce bene il gelato.

Domani tutti noi del palazzo andremo alla sepoltura, niente “Heroes” ma le campane. 

La morte prematura di una bella donna è senza dubbio l’argomento più poetico del mondo. Ma questa sera il solo argomento che intendo trattare è se il manico

del cucchiaio a pala traforata 
per la fata verde debba essere piatto, appuntito o tondo…

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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A volte mi sento come un guscio vuoto; altre...pervasa da un fastidioso gonfiore, mi sento piena come un uovo. Dipende dalla giornata, dal momento, dall'umore. Talvolta mi abbandono come foglia nelle braccia del vento, altre come piccola onda, mi lascio travolgere dal mare. Di rado adagiata sulla riva mi beo e mi lascio accarezzare dall'acqua. Soventemente mi schianto con irruenza sugli scogli e mi ferisco. Spesso impaurita come un passerotto implume guardo il mondo da un ramo; non mi alzo in volo per paura di precipitare. Talora mi sento forte come una roccia, altre sono friabile come argilla. A volte vorrei tanto essere ciò che non sono; ma se fingo di essere ciò che vorrei essere, poi non sono più io...e allora. Quante domande senza risposte. Quante volte mi chiedo "perché?" A volte mi sto stretta, altre mi par di indossare un abito troppo largo. Avere a che fare con me stessa è diventato abbastanza impegnativo. Di rado il mio corpo, (involucro che mi contiene) mi calza a pennello. Mi arrendo: mi adatto a me stessa. Cosa altro potrei fare! A suo tempo...quando giungerà il momento mi spoglierò: solo allora lascerò il mio abito. Ora continuo ad indossarlo: largo, scucito, scolorito, bello o brutto che sia. Al momento, questa mia pelle...è l'unico vestito che ho...
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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Se ne erano andati da un giorno, un viaggio lungo, ma che a loro sembrò tanto bello. Arrivarono in quel paese del nord Sicilia. Francesco aveva provveduto ad acquistare un piccolo appartamento sul lungomare: un soggiorno con terrazza abitabile, cucinotto, camera e servizio con doccia. Parve ad entrambi piccola, quella casa, ma senza dirselo pensarono che sarebbe loro stata sufficiente, almeno per un pò di tempo. Un imbianchino trovato per pura combinazione aveva provveduto a rendere le pareti bianche e pulite il resto dell'abitazione era completamente vuoto. Elena si avviò verso la terrazza, appoggiando la spalla sinistra allo stipite in pietra della porta e guardando fuori, cercava di impare a conoscere quel posto e tutto ciò con cui aveva deciso di convivere. Francesco avrebbe voluto avvicinarsi ed appoggiare il petto alla schiena di lei, ma non lo fece, pensò che quel momento era tutto suo e rimase fermo ad osservarla. Passarono alcuni minuti, lei si ricordò di non essere sola, girò il capo verso destra, voltandosi e chiamandolo con un sorriso dei suoi, sorrisi che ormai lui conosceva bene. G. si avvicinò, le cinse la vita con entrambe le braccia ed appoggiò il mento su la spalla di lei,

Ti piace? le sussurrò....

Lei strinse le mani di lui, forte, ed un " mh, mh " le uscì dalle labbra.

Era ancora presto quella mattina di primavera inoltrata, c'era da trovare un lavoro, da arredare la casa e come minimo avere un letto per quella sera. Ma era difficile, per entrambi, interrompere quel magico momento.

Da lì a poco si separarono, con intenti diversi...lei alla ricerca dell'arredamento per la camera, lui alla ricerca di un posto di lavoro. Si sarebbero ritrovati, alle 13:00 a quel bar, sotto la rocca, dove avevano fatto colazione. Entrambi spaesati si lasciarono. Faceva già caldo, in quella piccola città del sud. Elena aveva un compito preciso avere una camera montata in casa, per quella sera, la notte precedente trascorsa in auto, era bastata ad entrambi. Si accorse girovagando qua e là, che quello era un paese ricco, bei negozi, bella gente, tutto completamente ristrutturato, davvero carino.

Un negozio di arredamento la costrinse a fermarsi...entrò. Non era da lei decidere e scegliere subito la cosa da acquistare, ma era arrivata in quel posto, con la convinzione di voler essere diversa, con tanta voglia di decidere, di fare, di essere contenta. La commessa del negozio l'accompagnò sul retro dove era allestita una grande mostra di camere da letto, alcune le piacquero, ed una particolarmente moderna la attrasse, le fu detto che era disponibile nel magazzino, identica a quella a stava osservando.
Sorrise dentro di sé, e pregò la commessa di pazientare un attimo, prese il cellulare allontanandosi di qualche passo..." Francesco, avrei trovato una cosa che mi piace, ma prima di acquistarla vorrei dirti come è, di che colore è, insomma metterti al corrente".

"Signora, se a te piace, piacerà sicuramente anche a me".?
"Tu dici? In ogni caso, non mi piace fare acquisti utili a entrambi senza avertene prima parlato con cura. Il letto è in legno di quercia, con un materasso così morbido che ci farà sognare cose mai scoperte da nessuno. Mi ci stavo quasi per addormentare sopra! Il comò è sempre in legno, ma più chiaro, tendente all'arancione. Ha qualche venatura qua e là che io trovo veramente azzeccata. Sai, con la luce della lampada potrebbero diventare dei portali, usando l'immaginazione! So di essere una sognatrice, ma so anche che in questo ci compatiamo da sempre.

"Eh già amore, noi sappiamo davvero essere pazzi. La camera comunque mi piace. Te l'avevo detto che ciò che piace a te sarebbe stato anche di mio gradimento! Ma tu non mi credi mai!"
"Ah tesoro, manca l'armad..."
"Ele, va bene così. L'armadio sarà sicuramente ottimo e adatto a noi. Puoi pure comprarla, sono convinto!"
"Non vedo l'ora di scrutare dalla finestra il furgone davanti a casa nostra! Ma dimmi, hai qualche novità riguardo alla tua ricerca?"
"Purtroppo no. In zona c'è molto poco, quindi devo cercare in città per sperare di trovare qualcosa. Ne parleremo stasera amore, ora devo andare. Ti amo". 
"Ti amo anch'io. A stasera". 

Morì il sole, e con lui gli uccelli. Si alzò un vento fiabesco che portava musica per le stradine del paese, mentre in lontananza un clacson emetteva il suo secco lamento. Francesco tornò a casa con aria visibilmente soddisfatta, visto ciò che aveva precedentemente trovato nella città vicina. La camera era montata, mancavano solo le ultime formalità, per le quali Elena voleva aspettare il suo amato.
"Una firma qui, prego" - "E un'altra qui" - "perfetto, ora siamo a posto. Le auguriamo una buona serata signori, arrivederci". 

Era mattino. Nell'aria c'erano ancora strascichi di sogni, persi o ricordati. Il sole era nato, e con lui gli uccelli, a comporre la melodia del risveglio. Francesco stava preparando i documenti da portare in città per il suo nuovo lavoro, mentre Elena cercava altri elementi per abbellire il loro modesto ma ora caldo appartamento.
"La semplicità, amore, è una delle cose più complesse da ottenere. Ma non per noi. Adoro come stiamo plasmando il nostro covo, e ancora di più il fatto che siamo solo all'inizio!"
"Amore, restiamo con piedi per terra, dai! So che costringere una rondine con le ali di un'aquila a non volare è un peccato, ma potremmo cadere e non riuscire più ad alzarci."
"Ma su, non indossare ancora la tua maschera da triste filosofo, noi sogniamo e siamo fatti per questo! Ricordi quella canzone... Quella sera..."

Francesco era appena uscito di casa, mentre la sua compagna scrutava i meandri di internet sul suo laptop, con lo scopo di trovare delle occasioni per arredare la casa.
"Mmh... Ora però mi è venuta voglia di riascoltare quella canzone! Apro un'altra finestra e la cerco dai, non posso non avere un sottofondo musicale per la mia ricerca."
Tutta contenta, digitò il nome della canzone ("Dreams", dei Cranberries) e la fece partire, mentre la tenda soffiò un flebile raggio in direzione della ragazza, quasi come un gesto di approvazione.
*Musica*" They'll come true, impossible not to do..."

“Diventeranno realtà, non è vero? In parte già lo sono...”

 Ed ecco, come per incanto arrivò un'immagine sullo schermo di una cucina dai colori caldi ed accoglienti, una piccola cucina con tutto il necessario per affrontare i primi tempi della convivenza in quella casa che piano piano prendeva forma, il forno alto come piaceva a lei, piano cottura grigio perla, il lavandino con una vasca bianco perla, i pensili con le antine di due colori, uno color miele l'altro nocciola chiaro, il frigo con un piccolo congelatore sotto - "ecco questo è quello che mi piace piccola e bella esclamò Elena"!

"Bene, adesso speriamo di trovare un soggiorno con un bel divano per le nostre serate!
Intanto mi dedicherò a prendere tutte le misure per avere la certezza che tutto combaci alla perfezione". subito partì come una scheggia impazzita con carta, penna e un metro.
Il gioco è fatto! Misura di qua... misura di là... Ed ecco apparire sul suo viso un sorriso che mostrava tutta la sua felicità
"sììì ci sta...Ci sta...
Le misure vanno benissimo, la nostra vita può iniziare così" - voleva rendere partecipe anche Francesco di questa scelta cosi lo chiamò al telefono, ma lui non potè rispondere, dato che era impegnato con un colloquio di lavoro abbastanza importante.
Fu così che Elena prese la decisione da sola, questa volta. [Disse fra sé e sé] "Deciderò io da sola, sono sicura che Francesco ne sarà felice. Prese il telefono per chiamare il mobilificio: "sì mi interessa una cucina che ho visto in esposizione online... Potrei venire a vederla?". "Certo - rispose il commesso dall'altra parte del telefono - mi dica quando vuole venire che prendiamo appuntamento, in modo da illustrarle anche altre cose per arredare". "Sì, magari! - rispose felice lei - allora io le direi che vengo stasera per le 18:00, le potrebbe andare bene?". "Certamente - rispose il commesso - mi farò trovare qui, così vi seguirò io personalmente. Grazie e a stasera signora". Cosi iniziò a sognare e girovagare per casa, saltellando come una trottola per la felicità. 
"Inizia una nuova vita..." "...il futuro mi sorride!": erano queste le frasi che la rendevano orgogliosa e felice.
Dal terrazzo l'odore della sabbia arrivava fino a dentro casa, l'odore dell'amore per la famiglia. L'odore dell'amore.

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Profilo Autore: Alessio  

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Inizia con fatica come di consueto da molto tempo a questa parte 

Ripenso come al solito allo serie di decisioni sbagliate che mi hanno portato a questa situazione 

La difficoltà di alzarsi quando il lavoro non chiama è notevole 

Non ho molta scelta vista l’alternativa 

Penso spesso alla fine,

mi domando come mi troverà.

Avrò paura ?

Conoscendomi sicuramente mi pentirò di ogni cosa pentibile immaginabile 

ripenserò 

Agli errori 

Ai motivi 

Alle possibili soluzioni non adottate 

A ciò che sarebbe potuto succedere se .. 

Ehi .... è la fine 

sembra impossibile che ci sarà una fine .

Invece è l’unica cosa certa di questa bizzarra avventura 

Allora dai , la moka sul fuoco ed iniziamo a fare qualcosa 

Finché ci sarà dato il tempo 

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Profilo Autore: Aspera  

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Non ricordo di preciso quando ti conobbi, 

sicuramente molto tempo fa, 

da pensare addirittura che ci sei sempre stato.

La tua presenza ha condizionato pesantemente la mia esistenza,
i miei rapporti con le altre persone;

quante volte avrei voluto aprirmi agli altri, confessare il mio bisogno di amore 

di comprensione, 

e tu inflessibile mi dicevi che non era il caso, 

che avevo tutto ciò che serviva, 

che potevo e dovevo farcela da solo, senza mai spiegare  il motivo.

Ti ho odiato  per le difficoltà che mi hai creato,
fino a quando sono riuscito a sfuggire al tuo controllo; 

finalmente sono riuscito a parlare con gli altri delle mie difficoltà;

allora ho capito che preferisco farne a meno piuttosto venire giudicato debole o vittimista.

Avevi ragione, rimani sempre con me,
maledetto mio infinito Orgoglio 

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Profilo Autore: Aspera  

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Tu a differenza di lei, lo puoi evitare quell'incontro, tutte le volte che vuoi. Devi liberarti di chi ti fa male di chi fa di tutto per sembrare un agnellino. Colui che è così è solamente un pericolo, una sofferenza letale, accorciandoti la vita. Pian piano ti porta dritta in quella fossa prima del tempo e lui non torna una volta scappato dalle tue mani. Anzi, con le sue ti stringe e diventi un bersaglio colpendoti a più riprese, fino a stordirti completamente e quando succederà sarà troppo tardi per evitarlo, mordendo forte la tua lingua per non averci neanche provato. Lui è bravo a ferirti ma non a sollevarti, anche se te lo fa credere. Sto dicendo la verità, fidati, Marianna. E' un calcolatore e attende il momento giusto. Sapendo quando torni studia il suo piano a pennello recita una parte convincente. Sa di riuscire nel suo intento approfittando del fatto che sei poco felice. Appena arrivi, inizia a calarsi nel ruolo della vittima che non farebbe male neppure ad una mosca ma stai attenta perchè si traveste di morte e non la toglie finchè sete avrà. Se non si disseta veleno continuerà a sputare togliendoti il sorriso trascinandoti nella nebbia che calerà sui tuoi occhi colmi di pianto. Vivi nell'ombra che ti copre e per un istante credi ad un nuovo capitolo che si apre nell'allegria per te una svolta avviene con altri spunti migliori dei primi. Vuoi illuderti, sicuramente per cancellare residui sotterrandoli nell'inconscio. Usciranno fuori da quel recipiente che perde ricollocandosi nella vita minacciata resa soffocante mai pulita. Vivrai sbalzata da un vento fortissimo protagonista della fine. Saprà come finirà questo voler intestardisi, non ammettere d'essere avvolta, da un filo spinato. Ho narrato su quelle pagine tanto, vicende attaccate all'albero genealogico. Parlano di noi, colpite nel profondo e molte scene riapparse come un fulmine a ciel sereno. Ho poca fantasia, quindi la maggior parte del racconto è basato su fatti reali, inventati pochissimi. Scrivo perchè e credimi, nel farlo mi sforzo molto. Lo faccio per una giusta causa che si leggano le mie parole potendo servire lasciando un segno ad un cuore di ferro indisponente, augurandomi che si sciolga. Vorrei che lo leggessi e mi dicessi cosa provi mentre lo fai se hai scoperto dove voglio arrivare per centrare il punto della questione se dopo aver letto hai compreso, forse potremmo sostituire almeno alcuni pezzi senza caldissimi inverni fuori dagli orari delle stagioni. Riempiremo bottiglie, bersagli difficilissimi da colpire ma non per me e te. Fai attenzione ancora è un sogno tutto questo. Vedremo il risultato al rintocco degli orologi e della strada segnata lungo un rettilineo che ci indicherà il percorso più breve per raggiungere, quella pagina attesa per sempre
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Profilo Autore: poesie profonde*   Sostenitore del Club Poetico dal 25-07-2013

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<<Passami quello, ok?>>  <<Attento… non ti sporcare>>.  <<Lascia che io… oops>>.  <<Non

quello… il crick… e tieni a portata di mano i bulloni e la chiave inglese… cav… mi sono

pizzicato>>.  <<Ma tu hai capito cosa è successo?>>.  <<A chi? …cosa?>>.  <<Ma non ti accorgi

di niente tu…?>>.  <<Perché mi guardi così? Parla…>>. <<Pensavo a quando eravamo

giovani…>>. Quando era giovane la mia vicina faceva girare i pedali con tanta leggerezza che non

la si poteva non restare a guardare, come le pale del mulino oltre l’esiguo ruscello mosse dal vento,

appena fuori dal minuscolo paese ove la strada sale. Percorrendo le viuzze in su e in giù dalla prima

delle casette dai tetti aguzzi al bianco praticello di alisso, a quasi tutti quivi lei ha regalato sogni

d’amore. E lei sola è stata a ballare al Riobo, sebbene il vigile cipresso.

Ora quando scendo la scala vorrei essere tagliato fuori anche dal suo sguardo, e smanio dal tagliare corto se mi rivolge il saluto da quanto è parolaia.

Penso solo a ruotare lo splenio e a tagliare la corda 
se è lì che attraversa il cortile, e spero un giorno improvvisamente decida di tagliare i ponti senza

un 
perché. <<Cough>>  Il cortile… Se chiudo gli occhi ritrovo ricordi, corse in cortile, un gelato pagato con le lire. Il silenzio dei muretti nei cortili ombrosi… 

come se stare lì con lei allora fosse stato giusto. Quando credevo che l’aeroplanino lanciato nel cortile della scuola virasse dentro la finestra, e le arrivasse

sul banco chiedendole un appuntamento. 
<<Ehi, ho i bulloni e anche questa cosa inglese>>. <<Eh!? Sì, ancora solo un momento…>>.

E ora su quei, saranno a un dipresso venti, gradini è come se mi tagliasse, malerba, l’erba sotto i piedi allorchè d’emblèe avvia il decespugliatore e inizia

a precidere destramente il prato… in 
lingerie e pianelle, con le sembianze di una donna di Botero sèguita inflessibile e suda, tapina. Madide le natiche

dell’importante deretano, stillante lo zirbo e roridi i seni: quanto è sgraziata 
la mia vicina! <<Perché continui a guardarmi così? Aho! Sai… la sera mi piace

attraversare i cortili e ascoltare 
i rumori arrivare dalle finestre aperte. Mi chiedo com’è avere qualcuno a casa che ti aspetta>>.

<<Gasp… La gomma è a posto. Lascia che io… emm… se ti va di andare in latteria dalla Giuliana, ti offro un gelato di quelli da mille lire…>>.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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E’ dolcissimo scrivere su questo foglio stropicciato. La mia mano trema, ma pensare mi regala un po’ di luce in quest’inferno senza fine.

La notte è lunghissima, non trascorre mai e la mia notte è ancora più lunga.

Sono qua compresso fra sogni ed incubi, il mio dolore è immenso, senza tregua, come se una lama mi tranciasse la pelle.

C’era il sole quel giorno, la campagna era silenziosa, faceva quasi paura, nemmeno un rumore, nemmeno un sospiro, nessuna voce. Erano ormai giorni che attendevo quel momento, sapevo che sarebbe arrivato e mi avrebbe raggiunto inesorabile. Ormai adulto, anche il terreno che mi circondava sembrava ferito come me; di lì a poco gli abiti mi sarebbero stati troppo larghi, non mi restava niente in mano se non un ammasso di nullità. Intorno a me il vuoto !

Guardavo colui al quale non avrei potuto mentire: me stesso.

Lo interrogavo con gli occhi, cercando di nascondere rabbia, delusione e paura.

Quante parole in quegli sguardi muti, un uomo che fa una scelta, non deve tremare, non può, mi ripetevo ogni secondo.

Sembravano così lontani i bei tempi, guardavo le colline intorno, vedevo che c’era il sole, ma il suo calore era così distante. Le ferite, mi rendevano sempre più debole, il mondo mi aveva ingoiato, come un boccone superfluo.

Pensai al mio amore per la scrittura.

Fino a quando avrò la forza di scrivere sarò vivo. Diventò il mio modo per aggrapparmi alla vita, per avvinghiarmi al futuro.

Avrei scritto di me, del mondo, dei sentimenti, sotto quelle stelle complici delle mie confidenze.

Ho parlato dell’estate, del mare, dell’amore e di questo meraviglioso tormento. Ho parlato e sorriso.
Mi sono incazzato, ma il raccontare certe cose, mi rendeva meno solo.
L’ultimo giorno, fui costretto a confessarmi un segreto, non sarei mai più ritornato là.

Mi voltai ancora una volta a vedere quel rosa antico, così forte e deciso.

Avrei tanto voluto stringere qualcosa, ma ero solo. Eppure avevo amato quel luogo.

A quel luogo avevo donato amore, tenerezza e sogni. Avessi potuto avrei fermato quell’istante, per farne un dipinto su la tela del cuore.

Salii in auto, ogni tanto mi voltavo a guardare, un punto rosa sempre più piccolo.

Oggi ho ritrovato questo foglio appallottolato dentro un cassetto, con queste parole scritte in fretta, come se avessi paura di dimenticare anche una sola delle sensazioni di quel giorno.

Rileggendo ho respirato forte e profondo.

Fu un attimo, un fulmine, la luce della mia lanterna si dissolse.

Rientrai nel traffico, i miei pensieri vennero squarciati da mille esplosioni. L’inferno mi aspettava.

Ero stato assalito alla spalle, con poco rumore. Ho sempre pensato ad un nemico diverso, con un volto diverso, ma non quello e dietro a quel nemico eccone un altro ed un altro ancora.

Non ho mai avuto armi, se non le parole, son caduto all’indietro, con un grido strozzato, una eco che risuona tutt’ora nelle mie orecchie, cullandomi in una nenia imbevuta di colpa.
Mi svegliai, all’alba del mattino seguente, in quella stanza vuota, mi sembrava di essere in fondo ad un pozzo.
Nel delirio ho rivisto tante cose, i profili dei nemici, ma niente potrà rubarmi i ricordi stampati nel cuore.

Ma non credo che tornerò.

Di ciò che ero non è rimasto molto e di quel giorno resteranno solo queste righe, ho perso molti anni e chi vorrà raccoglierli potrà farne dei fiori.
Si, adesso sono un’altra persona, diversa e peggiore…

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Profilo Autore: Gieffepi  

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Mi sono innamorato della tenera dolcezza, avvolta dal freddo di questa notte solitaria, aspetto l’alba, come se la luce mi liberasse da qualcosa.

Ma tu sei la gioia? Sei il maestrale estivo o la tramontana invernale?

Accarezzami la pelle, sentire quelle mani mi da una sconfinata voglia di vita, è come se fossero le onde cristalline del mare, dove immergo i miei sensi, nella speranza che ritorni la mia interiore bellezza.

Quella bellezza formata ormai tanti anni fa, da cellule che ballavano al ritmo di una musica vibrante, incessante, con il cuore fatto a tamburo, le vene come una chitarra, la mente come un pianoforte.

Come era dolce quella melodia, bucava le tenebre della notte, non si faceva abbagliare dalla luce del sole.

Ero vivo.

Adesso aspetto una Sirena…

Vorrei vederla nascere dalle acque del Mare della Tranquillità e specchiarsi nei miei occhi cerulei.

Si, proprio quel mare lassù su la luna.

Non la vedo pallida come la luna, ma scorgo occhi lucenti come i capelli.

Sta avanzando, ma è incerta, indifesa, mentre traspare dal suo volto un : cercavi me?

La luce siderale adesso la illumina : è bella.

Labbra disegnate perfette, un sorriso vestito di femminile dolcezza, mi guardi, ma non ti avvicini, in questa calda notte d’estate.

Io sono amaro e aspro come la buccia del limone, non canto e non ballo più.

Ma la sua dolcezza può scuotermi l’anima..?

Provo a prenderle la mano, ha dita calde e affusolate.

Ma tornerò a sorridere, a cantare, a ballare ?

E’ silenzioso il Mare della Tranquillità, non vedo e non sento le onde che giungono a riva.

E’ una sirena senza l’acqua salata, però mi invade, come una tempesta ispirata dal vento.

Non so immergermi in quel mare assente ed il tempo passa inesorabile.

Mi volgo verso l’orizzonte, verso la Terra, dove rivedo il mio passato, tutti i miei ieri ormai perduti per sempre.

Il mio animo dorme, sospeso in questo indefinibile mare silenzioso.

L’infinito del cielo mi avvolge.

Vorrei cantare, ma la Sirena ascolterà ?

Vorrei mostrarle il mio mare, laggiù su la Terra, quel mare sorvegliato ormai da secoli da quel vulcano che dorme e poi si sveglia, assicurando la sua presenza a tutti.

Se me ne vado da qua senza la Sirena farò un viaggio autunnale, su tappeti di foglie di castagno, con il gelo dell’infinito che secca le lacrime sul viso.

Ma non è questo che desidero, voglio regalarle i miei pensieri variopinti, che si scontrano l’uno con l’altro e si frantumano, in migliaia di pezzettini dorati.

Ma la mente è viva la sento battere nelle tempie, anche se ho smarrito la via.

Queste stelle brillanti che mi circondano sembrano briciole di pane disperse nell’infinito, come ad indicare una strada, illuminano il cammino di chi vuol camminare, illuminano la strada per chi vuol correre, illuminano la dimora di ha ormai deciso di fermarsi.

Aspetterò l’alba, la luna sparirà, con il suo Mare della Tranquillità e forse sarà gioia.

Ho imparato a memoria la strada questa notte, non sbaglierò nemmeno su la curva più pericolosa, torno a vedere il mare impetuoso assordante è troppo silenzioso.

Si adesso posso addormentarmi sereno.

Ma tutte le sirene amano il mare…?

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Profilo Autore: Gieffepi  

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Scusi, lei è  palindromo?
No, sono un populista precolombiano parecchio palestrato con una particolare predilezione per la peperonata alla paprica di Nonna Papera e per i porri pastellati preparati in una pirofila Pirex durante il periodo pasquale.
Poi, purtroppo, patisco di una forma di parassitosi perniciosa al piloro che mi fa fare molta plin plin, particolarmente dopo una passeggiata nella pineta del monte Pollino con ai piedi delle pedule in pelle di pitone e una picozza in puro palissandro  di Patagonia.
Poi sono anche un patito di partite di pelota ma il mio sogno era fare il pilota sui Piper e lanciarmi col parapendio dal Picco Palù in primavera sui prati pieni di papaveri,  papere starnazzanti e pappataci piuttosto pericolosi.
Però,  che pirla, potevo pensarci prima,  ora che ho contratto una poliposi policistica da un petulante portalettere  di Pisa con un passato di parecchie pendenze per peculato e favoreggiamento della prostituzione in complicità  con un peruviano di Palenque condannato per pedopornografia e spaccio di pellicce di procione plastificate.
Poi, passato questo periodaccio,  ho ripreso tutta la mia potenza e, per passatempo mi sono iscritto ad un corso per venditori porta a porta di palline da ping pong in policloruro di polivinile piroclastico del Pregiurassico e di pannoloni a pile con I-pod incorporato progettati,  nientepopodimeno, dal Pentagono sotto un pressante programma di protezione !
Ora ho fatto la pace col passato.. ..mi sono trasferito a Piacenza ,ho adottato un panda , piantato peperoni e progettato pure una pentola a pressione in puro polonio depotenziato con coperchio in pietra pomice della Papuasia...  ah, però !!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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