S’è appena dissolta

la neve che venne giù

d’aprile.

Perse

le nostre impronte.

Non c’è più nulla

di quell’abito

silenzioso

che amai oltre

il freddo di un inverno.

Non resta che un risveglio

e l’eco azzurro di campane

che scuote ancora la memoria

può bastare

per chi cerca un po’ di pace.
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Profilo Autore: Sandrino Aquilani*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 07-08-2017

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Eravamo sereni
Del gran sogno americano
 Un romanzo da vivere in due.
  Si cenava con la stessa minestra
  Si guardava dalla stessa finestra.
Eravamo liberi
Sotto il simbolo dei fiori,
L'erba vera e le serate.
     Mangiavamo con gioia le patate!

L’impero era sconfitto
Ormai senza avvenire.
Lo ripetevamo con coraggio
Rivederlo? 
 Meglio morire!
Furono tecnici,
Specialisti del linguaggio
Adulti minuscoli
      A confondere le carte e ogni poesia.

Adesso, si!

 Ogni statua brucia,
 nel disastro feroce
-Ingenuo-
 Nel lutto che non piange
la rivolta tace
   e ogni chiesa fuma senza pace.

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Profilo Autore: Hera*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-05-2016

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mi ritrovai in cella con un uomo con i capelli lunghi
abiti scuri e una lunga barba
provocava in me sensazioni di inquietudine non indifferenti
provai a parlarci.
-Come mai ti ritrovi qui?
- Mi hanno incastrato
-In che modo?
-Vengo da un piccolo paesino di 4000 abitanti vivevo in maniera solitaria in un bosco, praticavo magia nera.
Una sera trovarono una famigla sterminata in una casa con un pentacolo dentro l'antro.
L'unico sosepttato ero io e mi ingabbiarono senza prove concrete.
Tu come mai sei qui?
-Io.... ero uno scrittore famoso prima di trovarmi qui, cercavo un ispirazione per un nuovo romanzo ma non riuscivo a trovarla cosi andai a ballare per provare ad rilassare la mente ma un tizio mi drogò uccisi  delle persone ed eccomi qua.
-Capisco.....
Mentre ero girato non vidi cosa quest'uomo mi mise nel mio pasto
lo becci 
ed crollai a terra.



CONTINUA......
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Profilo Autore: the mike  

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Correvano due ragazzini al parco,
al signore anziano, facevano cadere il bastone,
ai bambini rubavano il pallone.
Non mancava nemmeno qualche spintone.
Volevano comandare ,mettere soggezione.
Corri di quà,spingi di là.
Tutti scappavano,quando li vedevano.
Qualcuno provó a rimproverarli,
ma si facevano grosse risate ,
rispondendo con parolacce.
Era diventato un incubo il parco.
Mamme con bambini piccoli
sempre all'erta.
Ragazzini pronti a scappare via,
signori in pensione sul chi va là.
Un giorno i due fenomeni,
s'incamminarono nel bosco,
per cercare i tartufi,
con una cagnolina trascinata a forza.
Gira,gira si persero i due sapientoni,
cosí cominciarono a frignare disperati,
convinti che nessuno li avrebbe piú trovati.
La cagnolina piú intelligente di loro,
corse fuori dal bosco,
attirando l'attenzione di un signore 
che passeggiava da solo.
Lui la seguí e trovò i due scavezzacollo,
seduti su di un tronco,
con le guance rigate dal pianto.
Li guardò pensando a tutti i dispetti
che gli avevano fatto.
"Avanti,seguitemi bulli da strapazzo".
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Profilo Autore: Michelina  

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mi sveglio ammanettato
probabilmente molto prima del dovuto
tanto che lo psichiatra è girato di spalle
ne approfitto per prenderlo da dietro
le manette sono una collana
e io la stringo attorno al suo collo.
-Mi faccia uscire di qui SUBITO!!!!
-Va bene,Va bene....
Apre la porta 
dall'altro lato una guardia
-Mi lasci andare o lo uccido!!!
-Si fermi peggiora la sua situazione già disperata cosi!!!
-Stia zitto e mi faccia passare o lo uccido!!!
Riesco a passare 
lentamente con lo psichiatra vicino
mi accinghio a raggiungere l'uscita.
Esco
vedo un auto parcheggiata li vicino
ne approfitto per utilizzarla per la fuga
riesco ad entrare ma l'auto non si mette in moto
provo ad andarmene ma è troppo tardi
la guardia mi punta la pistola addosso
alzo le mani.
...........................................................................................................................................................
Le prigioni sono terribili
Ma mai come quelle mentali
dove pensieri oscuri
tormentano la mente.
Cosa è la mente?
Se non una prigione che incarcera pensieri.
Pensieri scuri
neri
neri come la magia nera
che avrei incontrato di li a breve 




CONTINUA..................
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Profilo Autore: the mike  

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-Dove mi trovo? Perchè mi trovo legato?
-Lei si trova in psichiatria, ha ucciso una persona con un ascia.
-Cosa? Io Io...
-Ora si calmi le do un altro calmante.
-No la prego
-E' stata trovata droga nel suo sangue.
-No aspetti.
.....................................................................................................................................
Città come astronave
gli alieni esistono
io stesso nè rappresantavo l'esistenza
città cyberpunk
vedo una ragazza con dei dreadlock colorati
-Mi scusi dove mi trovo?
-Ma come siamo ad Cybercity
-Cosa è Cybercity?
-Cibercity è.....
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHH




CONTINUA.............


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Profilo Autore: the mike  

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E se è lei a non capirci più nulla, vuol dire che qualcosa sotto c’è davvero. Lei è Alice, quarant’anni da poco compiuti, bellezza acqua e sapone dal sorriso severo. Tutta apparenza però, perché a lei piace tirare brutti scherzi agli idioti. La bellezza l’ha dentro, non ha bisogno di esibirla o di mostrare la mercanzia a chi incontra per strada. Il suo lui è indeciso, il fidanzamento dura dai tempi delle guerre puniche, qualcuno dice che lei lo ha agganciato col rostro alla sua barca e lo ha legato all’albero maestro ad ascoltare il suono delle sirene, rigorosamente made in Alice. Da un po’ però le scintille non ci sono più, sotto le lenzuola o seduti sulla lavatrice nell’ora della centrifuga. Si sono spente anche le liti, sapete quelle cose che fanno gli innamorati per delle sciocchezze. Lei sta rimuginando, intanto indaga, quando lui è via, scruta nella sua vita di scapolo senza fede al dito, ma con la corda al collo. Nel suo smartphone, nelle amicizie sui social: pensa che è un po’ da coglioni spacciarsi per ciò che non si è. Lui fa il cascamorto con tutte, basta qualche centimetro di pelle scoperta e ogni parto della sua fantasia è possibile. Coglione lo è doppiamente perché non mette alcuna difesa tra sé e le sue fantasie, nemmeno una password, o almeno una che non possa essere scoperta in pochi secondi d’indagine. Fu così che Alice entrò nel suo mondo nascosto, popolato soltanto di bellezze in minigonna, ragazze in lingerie, tutte in pose sensuali, tipo le guerriere di Ilio. Sentiva il bisogno di sapere, però, se il gioco fosse solo quello: la gnocca si guarda ma non si tocca.

La trappola scattò una sera che Matteo, così si chiamava il suo uomo, era in viaggio per lavoro, preceduta dalla richiesta d’amicizia ad alcune delle amiche di Facebook del profilo di lui. Una volta approvate, tutto era pronto. Scelse con cura la lingerie da indossare, la più sexy che trovò frugando nell’armadio, poi cominciò a farsi dei selfie a letto, avendo cura di mostrare le gambe e solo quelle. Diventò l’immagine del suo nuovo profilo Facebook, aperto con un nome fasullo. Per la foto di copertina scelse un primo piano delle labbra, ora non le restava che attendere gli eventi.

La prima sorpresa fu nelle cinquecento richieste di amicizia che le furono notificate. E pensare che aveva mostrato solo pochi centimetri di pelle nuda, avesse avuto più coraggio, magari avrebbe trovato un intero battaglione di fanteria sotto le finestre, altro che squadra di rugby! C’erano anche molte donne che le avevano chiesto l’amicizia e per un po’ le balenò l’idea di provare qualche nuova esperienza, poi, però, scelse di non infrangere le tradizioni di famiglia. Accettò qualche richiesta d’amicizia di uomini e cominciò a flirtare in chat. La divertiva l’idea di un po’ di sesso virtuale con degli sconosciuti, poteva recitare una nuova parte e la cosa non le dispiaceva, ma non era quello l’obiettivo, non subito almeno. Matteo non ci mise molto ad abboccare, chiedendo l’amicizia alla sua compagna di una vita e facendo il cascamorto con lei. Alice lo tenne a bagnomaria per un po’, aspettando che tornasse a casa, poi cominciò delle lunghe sessioni di chat con Matteo, lei nella stanza da letto e lui in cucina, di nascosto, a proporle d’incontrarsi. Se avesse guardato meglio i dettagli delle sue foto, magari vi avrebbe riconosciuto l’arredamento di casa sua o che la lingerie indossata in quelle foto, era stato proprio lui ad acquistarla, come regalo di compleanno per Alice. Il desiderio, a volte, può offuscare la vista e se si finisce per ragionare con la parte inferiore del corpo, ogni sforzo di vedere la realtà è vano.

Lei dopo aver tergiversato per qualche giorno accettò il suo invito, gli scrisse che si sarebbero visti nel fine settimana, un weekend d’amore in una località di mare, che scegliesse lui il posto. Così fu organizzato, Alice si divertiva un mondo ad ascoltare le scuse che Matteo inventava, per giustificare la sua assenza. Fece morire un bel po’ di parenti, i suoi amici erano tutti in difficoltà e senza il suo aiuto sarebbero finiti in un ospedale psichiatrico, quasi lui fosse Freud in persona, l’unico in grado di salvarli da un destino cinico e baro. Lui partì la mattina presto del sabato scelto per l’incontro, il luogo era un paese affacciato sul mare della Sicilia, Marzanemi. Lei lo seguì mezzora dopo, le donne devono farsi aspettare un po’, così c’è più gusto. Dalla finestra della camera d’albergo al terzo piano prenotata si vedeva la costa, sino all’Africa, le acque erano calme e l’azzurro del cielo era denso di colore. Lei bussò tre volte come convenuto e quando Matteo aprì restò senza fiato. Alice aveva smesso gli abiti da ragazza acqua e sapone per indossare quelli da femme fatale, con tanto di trucco pesante e minigonna inguinale a lasciare scoperte le sue belle gambe, quelle che nella foto gli erano tanto piaciute. La riconobbe e restò di sasso, lei si fece quattro risate, la sua faccia sorpresa e atterrita valeva da sola il prezzo del biglietto, anzi della camera d’albergo. Finì tutto quel giorno, vent’anni di fidanzamento gettati al vento, ma Alice non si pentì mai del suo comportamento. L’uomo che si trovò davanti in quella stanza d’albergo, forse non l’aveva mai conosciuto davvero. Succede a tanti e la vita continua lo stesso.
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Profilo Autore: mybackpages*   Sostenitore del Club Poetico dal 29-08-2016

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Quarantenni d’assalto, l’un contro l’altra armate, ma per amore. La preda? Un arzillo novantenne. Ricco e possidente? Manco per niente, anzi quasi povero in canna, ma fascinoso. Siamo alla resa dei conti, all’appuntamento conclusivo in un bar del centro di Roma. Vi arrivano entrambe armate. Di buona volontà, di spirito costruttivo, di pacifiche intenzioni?

No. Solo di due pistole di piccolo calibro ben nascoste nella borsa, se mai qualcosa dovesse andar storto.Eppure una volta erano amiche, confidenti quasi inseparabili, pronte a gettarsi nel fiume per aiutare l’altra. Le ha cambiate l’amore, quelle per uno stesso uomo, l’ultimo componente del tris d’assi di un tempo.

Si erano conosciute on line, su un sito per poeti e scrittori e si erano scoperte anime affini. Ammiravano gli stessi autori e scrivevano in rima in punta di fioretto. Non avrebbero mai immaginato che un giorno sarebbero passati prima alla sciabola e poi alle…armi pesanti. 

La prima volta insieme la ricorderanno sempre: si erano date convegno nello stesso bar, emozionate come dodicenni alla prima cotta. Il colpo di fulmine fu immediato: Ettore, che all’epoca dell’incontro di anni ne aveva solo ottantacinque, le colpì per l’aria da guitto, da attore di cabaret. Sembrò loro d’avere davanti Petrolini in persona, stesso portamento, identico, lo stile e il linguaggio. Litigarono per anni su chi gli avesse messo per prima gli occhi addosso, calcolando i minuti, persino i secondi trascorsi da quando il cuore aveva preso a battere all’impazzata. Non ne vennero mai a capo.

“Facciamo decidere a lui chi vuole”, propose Emma, la meno giovane delle due, quarantasei anni per cinquanta chili. “ No, è mio e nessuno me lo tocca”. “Dici così solo perché ti senti più bella di me”, ribatté Margherita, quarantuno anni ben portati nonostante la stazza imponente.

Ettore se la rideva sotto i baffi. Nemmeno da giovane gli era capitato qualcosa del genere. La parte del solo gallo in un pollaio gli si addiceva a pennello. Decise di stare con entrambe, a turno, secondo l’ispirazione del momento. Dovette fare scorta di… viagra, ma ne valeva la pena. In fondo le piacevano entrambe: Emma era più ironica e spigliata, Margherita appiccicosa, ma passionale. Prese a scrivere poesie per entrambe: la sua penna, almeno quella, non aveva bisogno di stimolanti per funzionare. A rompere le uova nel paniere fu…la memoria. Un giorno, per errore, diede appuntamento ad entrambe a casa propria a un’ora di distanza l’una dall’altra: quando l’arcano fu scoperto gli toccò comprare mobili nuovi e chiamare un muratore per ristrutturare casa. 

La sorpresa fu che non se la presero con lui: in fondo non era sua la colpa, se si era arrivati a quel punto. Cominciarono a litigare tra loro, a scambiarsi accuse di fuoco: il sito di poesia divenne il proscenio di una lite tra comari in fregola. Contatti e visualizzazioni crebbero in maniera esponenziale, vinsero ogni premio, nonostante il linguaggio da..scaricatori di porto delle loro composizioni.

La soluzione più ragionevole sarebbe stata di allontanarle entrambe, ma si divertiva troppo per farlo. Continuò il suo gioco di sponda, viagra permettendo. Un giorno l’una, poi l’altra, avendo l’accortezza di segnare sull’agenda data e ora degli appuntamenti. I soldi erano finiti, non poteva più permettersi di dover rifare la casa, nonostante lo spettacolo meritasse qualche sacrificio. Forse fu il diavolo un giorno a metterci la coda o fu solo uno scherzo del destino. Fatto sta che Margherita lo beccò con Emma. In un parco pubblico per fortuna. Almeno i mobili furono salvi, a differenza delle panchine del parco. 

Questi i fatti che precedettero l’appuntamento conclusivo. Emma fu la prima ad arrivare, si sedette nel tavolo più distante dalla porta d’ingresso e ordinò una camomilla per distendere i nervi. Margherita arrivò all’appuntamento cinque minuti dopo: insieme sembravano come il diavolo e l’acqua santa, l’una alta e dalle forme abbondanti, l’altra bassa e minuta. Tentarono di mettersi d’accordo. Sino ad allora si erano divise, sia pur senza saperlo, l’amore di Ettore e non era morto nessuno, perché non continuare? Tornò, come per incanto l’antica amicizia. “ Non è nostra la colpa”, disse Emma. “ E’ lui che ha barato”, convenne Margherita. “ Facciamogliela pagare” dissero entrambe all’unisono. Passarono subito all’azione. Un taxi li condusse all’appartamento di Ettore, tirarono a sorte chi doveva entrare per prima. La chiave l’avevano entrambe. Tocco ad Emma varcare per prima la porta, Margherita, invece, ebbe in sorte l’onore di sparare per prima. Non erano allenate, ma colpirono sempre il bersaglio.

Finirono nella stessa cella, in attesa del processo. Non poterono partecipare al funerale, ma spedirono lo stesso il loro contributo. Si è poeti per sempre, anche dietro le sbarre di una prigione.
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Profilo Autore: mybackpages*   Sostenitore del Club Poetico dal 29-08-2016

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DRIIN
DRIIN
DRIIN
CLICK
-Pronto? 
-Pronto chi è?
-Sono un tuo fan, l ultima tua poesia non mi è piaciuta affatto era di molto inferiore rispetto al tuo standard.
-Ok e allora? Cosa dovrei fare?
-Che ne pensi di un racconto breve con lo stile di King o magari di Tarantino? 
-Dici che lo capirebbero? Non è una cosa per pochi?
-Tu provaci
-Ok
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"Non ho scritto nulla MALEDIZIONE.
Andiamo a ballare va"
-Ciao
"Oh No proprio lui dovevo incontrare"
-Ciao 
-Allora questa opera tanto importante? Ormai è lunedi.
-Non ce l ho fatta mi dispiace....
-Mi dispiace. Hey vuoi che ti offro qualcosa da bere?
-Ok
-Tieni
-Cosa è?
-Non ti preoccupare bevi.
-Ok
GLU GLU GLU 
-Buon ....... 
Augh
.......
Vedo zombie fluorescenti
iil domani non ancora nascente
il cuore è una barca nel mar morto
col sole luminescente 
osservo questo panorama evanescente.
Ho un ascia in mano
cade la testa
come il suo cervello
sangue rosso
come le pareti del corridoio
della mia mente
in cui cammino da solo.
Vedo una strega
che mi fa voo-doo 
cado sempre più in già.
Zombie portatemi con voi
vampiri per una notte
sento le note della luna
mentre mi mangiano.



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Profilo Autore: the mike  

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Al mio risveglio stamani c’ho messo un bel po’ di tempo per riconoscere i miei passi, non credevo che me li restituissero così velocemente, forse non ero pronto. Il clima è così incerto che ogni mia sicurezza evapora, non mi resta che attendere gli impegni presi e rifugiarmi nell’immaginazione. Per me quello lassù è uno dei tuoi sorrisi, non è così? Ridonami il senso di appartenenza a questa terra, perché la gravità esiste solo se c’è il pericolo di cadere. Ed io non voglio cadere più.
Nello specchio vengono riflessi i tratti di un volto che fatico ad identificare come realmente mio, forse perché nella mia mente, nel mio cuore, so di esser già esistito, quietato da conquiste che adesso non scopro più nemmeno negli orizzonti più nitidi………………..

 
[la verità nei solchi di un vinile impolverato, in una piccola vita dove un passerotto canta e tutto tace…]

 
Resistere all’esistere, una lacerazione che lacera ogni azione, non ci sono giochi di parole sulla consapevolezza di essere in vita, quindi ridonami sguardi, schiaffi, voci bianche e a colori, vestiti inamidati o inumiditi, tracce di infanzia scheggiata, ma dammi qualcosa di te, che serva a questo povero cuore drogato per spingere sangue e scaturirne consolazione. La poesia è anche questo. Poi verranno a raccontarti ogni diversità, per riuscire a farsi compagnia tra la moltitudine che non sa scegliere, ma io sono qui, ogni giorno ad ogni ora, ad insegnarti che un uomo sa morire d’amore, se la vita da sola non basta.

 

“Non, rien de rien, non, je ne regrette rien
Ni le bien qu`on m`a fait, ni le mal
Tout ça m`est bien égal…..” (Edith Piaf).
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Profilo Autore: Henry Lee  

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