Il sig. Dentalio stava stravaccato sulla sua poltrona in polpastrelli di topo, con un bel bicchierone di sangue canino in mano, quando entrò in cucina la moglie Dentalina per preparare la cena a base di piastrine e globuli bianchi. Con la fronte corrugata, il sig. Dentalio pensava alla fame che aveva patito quel mese: fu scarsa la raccolta di sangue, pertanto il suo datore di lavoro non gli aveva dato neppure una lira.
Dentalio guadagnava 200 lire per ogni 10 provette da 100 cl che consegnava al suo datore, nell’arco dei giorni componenti un mese solare. Qualora, arrivati all’ultimo giorno del mese, la raccolta non avesse raggiunto quel minimo quantitativo, Dentalio non avrebbe ricevuto denaro e il pagamento sarebbe slittato al primo mese di raggiungimento dell’obbiettivo minimo. Il problema più grosso era che il sig. Dentalio aveva confezionato sì 10 provette, ma nell’arco di 60 giorni. Il lato più macabro di questa storia è che il suo datore di lavoro avrebbe dovuto pagarlo l’indomani, ma per quale motivo? Niente, saltò anche questo mese, come il precedente. Forse Dentalio avrebbe ricevuto qualche lira al termine del prossimo periodo, se fosse riuscito a non farsi trovare stecchito, consumato dalla fame e con qualche bella provettona tra le mani …
“E’ pronta la frittata di globuli con crema di piastre, tato!” Lo chiamò entusiasta Dentalina, consapevole di aver fatto anche troppo per ingolosire quello stupidone di suo marito. “Evvai grand…” Dentalio stava per ultimare la lode, quando vide la porta principale della sua baracca scaraventarsi al suolo, con una botta incredibile …
Fasciato da capo a piedi con un rotolo di carta igienica, come al suo solito a gambe divaricate, la mummia si bloccò davanti al varco appena creatosi. “Brutto stronzo, non mi dai più una cazzo di provetta da 2 mesi, ti senti intelligente?” Disse quello strano essere. Dentalio si spaventò all’istante, tremava come un ghiacciolo. “Nnnoooo …” Rispose e volò un piatto in direzione dell’intruso, lo schivò per un pelo. “Ah, tenti di uccidermi! Vedrai la tua fine stasera, muahahahha …!” Uscirono vermi da quelle fasce, vermi che infestarono rapidamente tutta la dimora. Dentalio si ritirò di corsa a letto, molto provato. Dentalina rimase invece a lavare i piatti, come se niente fosse successo. “Fifone, fifone, hai paura di un mammalucco ancora in fasce!” Lo schernì la donna. “Bene, io ho già detto tutto. Sogni sereni a tutti voi! Bye bye!” Così dicendo, la mummia svanì, nelle tenebre della notte.
Con i lombrichi sulle gambe, Dentalina salì le scale, per coricarsi sulla piazza del letto a fianco del marito. Si abbandonò subito tra le coperte calde e sognò di fare l’amore con il partner, atto fisico che forse avrebbe potuto tranquillizzare lui. Mentre l’inconscio prendeva il sopravvento, quelle brutte bestiacce marroni strisciavano tra le lenzuola, fino a quando un rumore sospetto provenne dalla finestra che dava sull’esterno ... Un sobbalzo e Dentalio si trovò a sedere sul letto, respirando compulsivamente, senza tregua, troppo velocemente per un vecchiaccio come lui. Poté così vedere tutti quegli schifosi mostriciattoli dirigersi verso la finestra, dove stava affacciato un drago giallo, osceno e dagli occhi verdi. La bestia li inghiottì uno ad uno per poi sputare, con tutta la forza che aveva in gola, altrettante bisce lunghe mezzo metro ciascuna. Le serpi iniziarono ad aggrovigliare il letto dei due innamorati. Dentalio era paonazzo e vibrava come un Trudy di quelli con la cordicina, mentre Dentalina non si sarebbe destata nemmeno se qualcuno le avesse mollato un peto in faccia. Il padrone di casa la scosse violentemente, urlandole nell’orecchio: niente da fare, sembrava in coma …
Il drago ruppe la vetrata che lo divideva dall’interno della casa e si allungò per scrivere sul muro, col sangue: “Fai schifo … Non riesci nemmeno a fare un po’ di prelievi fatti bene, ora sarai tu il prelevato … La Mummia”. Dentalio passò da uno stato di terrore acuto ad una vera e propria ira, così si mise in piedi sul materasso senza toccare a terra, caricò le gambe e saltò la coltre di serpenti creatosi attorno a quelle doghe. Andò in cucina correndo per prendere un pezzo di legno resistente e tornò subito in camera. Con un balzo esagerato, si ritrovò in piedi sopra alle lenzuola, così iniziò a picchiare ovunque con quell’arma, preso da un istinto omicida irrefrenabile; peccato che indirizzò per sbaglio un colpo atroce sulla schiena di Dentalina …
Ella si rivoltò a terra dalla sua parte e fu lentamente consumata dagli esseri viscidi. Dentalio, preso dallo sconforto, perse i sensi e cadde, con il corpo duro come un mattone, sbattendo la testa contro lo spigolo del letto. Per fortuna, si riprese dopo venti minuti, tutto lacero, con qualche brutta ferita sul viso. Guardò la moglie, cercando di soffocare un urlo straziante: Dentalina posava a terra con le labbra divorate, gli occhi spalancati a morto e le vesti strappate a brandelli. Appena realizzò, Dentalio si chinò sul suo corpo, sulle spalle il peso struggente delle serpi maledette. Iniziò a piangere per qualche lungo minuto: aveva perso la donna che più lo faceva vincere nella sua vita, come avrebbe potuto stare in questo mondo senza di lei? L’unica soddisfazione possibile sarebbe stata la vendetta, andando a prendere la mummia, ovunque essa si fosse rifugiata.
Casualmente, Dentalio mise la mano sotto al letto e sentì qualcosa di duro al suo tatto: fece per tirar fuori l’oggetto, era una padella di plastica. Decise di colpire le 10 serpi che gli stritolavano il corpo, stordendole. Corse rapido verso l’uscita della camera, chiuse la porta con 4-5 giri di chiave e accelerò verso l’uscita al pianoterra, con una certa dose di adrenalina nel sangue. Prese il suo giubbotto dall’attaccapanni e si improvvisò velocista, girovagando per tutto il quartiere. La prima a destra, la seconda a sinistra, sempre dritto ed eccoci a casa della bastarda! Scavalcò il muretto e calpestò senza fare rumore il giardino pieno di fiori appassiti.
Carico di frenesia, Dentalio si affacciò alla finestra dall’esterno, senza destare sospetti: la mummia guardava una partita di calcio alla televisione, come entrare a disturbarla? Il grande uomo fece un giro di perlustrazione del giardino e, nella zona anteriore, vide un utensile conficcato in un’aiuola per la punta. L’arnese era attaccato con un filo alla presa della corrente e la punta in ferro era sepolta nella terra … Quello stupido usava il trapano per solcare la terra, bravo deficiente! Il nostro amico sfilò l’attrezzo dal suolo e lo puntò sullo stipite della porta, azionandolo …
Vzzzz, e la porta si bucava; Dentalio continuò a forare, fino a quando si avvicinò l’acerrimo nemico alla serratura … Aveva attirato la sua attenzione, ci era riuscito alla grande, peccato che Dentalio iniziò a sentire qualcosa di morbido dall’altra parte della punta, qualcosa di molto assimilabile ad un cervello … La porta si spalancò e si presentò un immagine terribile: la mano fasciata della Mummia era sospesa sulla maniglia, mentre la sua testa andava in frantumi. La punta penetrava sempre più nelle sue cavità cerebrali e Dentalio restava incastrato nella porta con il braccio sinistro. Il trapano era perfettamente funzionante e il suo componente più devastante continuava a roteare a velocità stratosferiche. Con il suo movimento, l’eroe staccò la porta dai cardini e avanzò dritto verso la sala d’ingresso …
“Pensavi di farla franca, lurido pezzente?” urlò violento Dentalio, spegnendo il Black & Decker. Restò immobile, a gambe divaricate, a contemplare la poltiglia di carta confusa sul pavimento, il suo nuovo datore di lavoro, insomma. Le sue mani erano ormai deboli e lasciarono cadere l’arma del delitto sulla “nuova Mummia”: non parlava più ormai, non chiedeva più nemmeno una provetta di sangue, quella sottospecie d’uomo!
Il grande Dentalio sorrise soddisfatto, con l’ingombro degli stipiti che lo trascinava gobbo verso la cucina. Sogghignando come un cretino, aprì tutte le credenze e divorò ogni provetta a portata di mano, finché il peso della porta non lo seppellì in quella orribile mangiatoia …

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Profilo Autore: Diego Crozzolin  

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