La valle delle libellule nere dormiva ancora...
Soffi di venti del grande nord sollevavano piccoli arbusti,
mentre le foreste del Kijimoto si piegavano ai fiocchi di neve.
Il mio animo volava nel cielo delle favole alla ricerca del perduto orizzonte.
Come un'aquila persa nell'azzurro sfioravo le cime dei monti,
sperando di trovare la filosofia dell'acciaio splendente.
Vedevo sotto di me le ingiustizie del mondo, il disonore dell'uomo avido,
i delitti dell'uomo stolto.
Vedevo un tempo di lotte, di guerre e soffrivo insieme alla mia Katana,
oramai cieca e privata del suo onore.
Un tempo serva del sacro imperatore e guardiana della sua vita.

“Cosa sarà di noi, domani, quando la luce si leverà sull'impero del sole che sorge, senza esserne più scudo.
Onore e morte troverò, non t'abbandonerò se non lo vorrà il tuo sovrano.
Io sono il tuo respiro divino, colui che vede nella notte, l'ultimo che cadrà quando si leveranno le grida dell'acciaio.
Il primo che aprirà le porte dei giardini zen.
Entrerò a Kyoto con te, porgendoti all'unico Dio vivente in terra che può accoglierti”

Non era più il tempo della vigoria e le mie ali, stanche del lungo viaggio
attraverso le empietà della terra, avevano perso vigore e volontà.
Il mio cuore non batteva più e il freddo chiudeva i miei respiri.
Volavo attraverso il verde riflesso del fiume Kamo, cantando la mia fine, seguendo la danza delle libellule nere, che mi precedevano nel mio viaggio.
L'inverno era giunto e io oramai senza più forze, precipitai nel centro dell'universo, dove mille lanterne attendevano il mio arrivo.
Nel candido bianco velo le vedevo avvicinarsi ai miei occhi sempre più, fino a quando le sfiorai con le mani. Allora divenni splendente luce eterna.

“Oh mia Katana dormi sotto il gelo degli impuri, dormi sotto i fiori dell'inconsistente essenza della vita.
Dormi fino a quando il tuo imperatore lo vorrà.
Io ti impugnerò ancora, saremo insieme acciaio e poesia fino alla fine dei tempi.
Fino a quando i mandorli fioriranno ancora e le lacrime di rugiada bagneranno il mio cuore
donando nuove ali alle libellule nere, nel domani che sarà “

E il tempo finì il suo ciclo lasciando il solco e terminando la sua volontà terrena.
Le preghiere lasciarono l'uomo e l'uomo si raccolse nel tempio
del giorno infinito.

“Grande padre della terra che doni pace alle foreste celesti,
accogli il mio spirito quando sarà il momento.
Fa' che le verdi foglie veglino su di me,
lascia che fiori e ghirlande coprano il sentiero della mia anima.
Lascia che il canto del sole che sorge riscaldi il mio cuore,
Lascia che vengano a me i venti, che spirano maestosi nel gelo.
Lascia che io corra fra i loti in fiore senza più armatura,
lascia che il mio destino si compia senza più battaglie.
Ascolta la mia preghiera tu che doni al crepuscolo sul monte Twanzeng la luce della verità.
Ascolta le gocce d'azzurro che si trasformano in pioggia irrigando i campi della fertilità.
Lascia che i rivoli dell'amore portino la tua calma dove il male ristagna.
Lascia che il fiume della tranquillità scorra maestoso, verso il lago dove muoiono le paure dell'uomo.
Lascia che le tempeste spargano le mie polveri per gli aridi deserti del Quanzen,
trasportando le parole dell'universo dove nessuno ascolta.
Fa' che poesie dolci siano scritte sulle pietre del sacro tempio della verità perduta.
Fa' che tutto quello che io sono stato non si perda come goccia d'acqua nell'uragano.
Non permettere che tutta la mia conoscenza si smarrisca per sempre nell'oblio del mondo sommerso.
Lascia che chi attraverserà dopo di me il sentiero delle foreste incantate,
comprenda il mio immenso amore per la vita creata.
Lascia che ciò che io ho scritto rimanga negli occhi delle ninfe,
che la musica del mare dell'eterna quiete accompagni
colui che non ha animo per perdonare,
colui che vive nell'odio.
Fa' che la notte ascolti nel silenzio della settima luna del cielo,
prendi le mie mani e conduci me nel tuo giardino delle orchidee nere.
Domani sarà l'ultima battaglia per me, non permettere che il sangue cancelli gli uomini.
Lascia aperte le porte degli universi nascosti,
così che io li attraversi con il mio cavallo
per dormire finalmente nella infinita luce eterna”

Fu luce eterna e sulle porte una scritta accolse

“Grande fiume che sfoci
nel giardino delle delizie,
portami un fior di loto
che io lo doni al monte dei saggi.
Portami un fuscello di pioggia,
che io la doni al signore delle tempeste.
Portami onore e gloria,
che io possa domani
avere pace nel giardino dove danzano le anime.
Portami una corazza che mi protegga in battaglia,
portami una Katana lucente che rifletta lo spirito
del regno dell'infinito”

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Profilo Autore: Giancarlo Gravili*   Sostenitore del Club Poetico dal 17-11-2017

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