Atmosfere surreali, palazzi dalle guglie color pastello e stretti vicoli, un porticciolo su cui si affacciavano giochi di luce. Artisti e musicanti in strada ad affollare la mente nel suo continuo distrarsi. Un intrigo d'isole e mondi che non bastavano a dissetare una ragazza sognante. Quello che manca in noi, a volte, lo si cerca negli altri e quando essi non possono concedere molto, lo sguardo si volge altrove... lontano da noi. Infine si scopre che la felicità è più vicina di quanto si pensi. Questa era la Danimarca.

Questa era Copenaghen per Cristhine.

Andare via la soluzione immaginata. Attuata: uno zaino e poche cose. A cosa servirebbe portarsi dietro ricordi che non ci appartengono? Aeroporto Kastrup: 10 km a sud della città. Volo per l'Inghilterra della Scandinavian Air Lines. Poche ore dal sogno.

Alcuni mesi dopo...

Realtà ben diversa, un piccolo lavoro in un pub, trovato nella città di Norton, e l'università.

Il tempo trascorreva fra la ricerca d'una piccola stanza in cui riporre la propria vita e la quotidianità dell'esistenza. Poi finalmente un rifugio, una stanza dove vivere. Un mondo a cui appartenere o che appartiene.

Annuncio sul giornale: una piccola camera in una casa di provincia.

Una coppia d'anziani coniugi senza figli. Gente, accogliente e riservata.

Un giorno qualsiasi, d'una vita qualsiasi. Norton University. Contea dell'Essex nell'Inghilterra del sud est. Biblioteca della Central School of Sciences, un banco vuoto fra le fila e un giornale dimenticato su una sedia. Una foto di Copenaghen come segna libro. Silenzio nella sala. Dov'è Cristhine?

La vedevano sempre immersa negli studi, avulsa dal contesto, proiettata in un immaginifico mondo che della scienza aveva poco e che per lei rappresentava il senso della scoperta.

Quel modo d'essere a cui mai aveva rinunciato.

Scoprire se stessi per capire un ruolo che con fatica si accetta e che spesso si specchia nelle azioni degli altri.

Scrisse uno sconosciuto poeta.

“Letto,

calde coperte.

Sogni,

sogni,

ancora sogni.

Quando il tepore avvolge la vita si scioglie in dolci sensazioni,

perdendo molto del suo freddo alito quotidiano.”

Emozioni nuove correvano nella mente. Un giorno piovoso, come tanti. La dolce campagna Inglese a far da contorno.

Soffiava da nord impetuoso vento. Strano vento.

Tende si sollevavano fra batuffoli di aggrovigliate polveri.

L'aria stantia contrasta con la bufera che imperversava fuori.

Respiro s'affannava nel rincorrersi, facendo fatica a rilasciare lunghi sospiri.

Lenti tocchi del pendolo, in sequenza ritmata a fendere il silenzio.

Sibilava nelle stanze l'alito freddo della notte, mischiato al rumore tenue d'una tempesta oramai dormiente. Passi seguivano, nel fermarsi dei battiti.

Luce nascosta sale... sale creando ombre tremule e indefinite nella forma; un candelabro sorreggeva tre candele che nel loro flebile illuminare davano ai quadri, appesi alle pareti, una prospettiva distorta nell'inclinazione.

La visione in fondo non aveva nulla di strano.

Immaginiamo un temporale, la luce che va via e una signora con un vecchio candelabro che sale su per una rampa di scale.

Banale vero, cosa vi aspettavate? Le situazioni sono sempre banali, poi la vita le rende speciali.

Una mano sfiorò la spalla. Un volto chiuso tra dorati stucchi si voltò a osservare. Tormento salì in gola, strozzando la parola. Una sedia a dondolo muoveva gli archi di legno, in un cigolio assordante.

Passi... ancora passi, s'alternavano all'andare delle lancette.

Sudore dalla fronte, goccia a goccia, fino a bagnare il pavimento. Una esplosione di note... mentre telefoni vomitavano squilli.

Acqua nera dai gocciolatoi, sangue dalle pareti e figure ridenti nel nulla assoluto.

S'accesero, in successione, le luci d'un lampadario, per poi zittirsi e lasciare il posto all'oscurità. S'aprirono finestre, vetri lucenti trafissero la pelle. Scie d'ematiche emozioni strisciarono in terra. Urla oltrepassarono gli squarci dello spirito. Antichi mobili danzarono in lugubri movimenti. Nel preludio della fine, libri si sfogliarono da soli. Pagine di fuoco volarono, in un ardente rogo si tuffo il desiderio dell'aldilà.

«Chi sono io, dove trasporto me stessa e dov'è la fine di questo tunnel?»

“Fiamme.

Cenere salì nell'acre sentire dell'umido prato,

lignee illusioni sfumarono.

D'improvviso... fulmini trafissero la mente.

Mentre una sedia ancora dondolava.”

Libri aspettavano d'essere letti. I vetri si specchiavano nella luce della luna.

Il Surreale terrore divenne calma. Quiete. Ancora silenzio.

Silenzio...

Un bicchiere d'acqua pose fine al delirio. Cristhine ora dormiva.

«Che brutto sogno, ho sempre avuto paura dei temporali.»

La luce è tornata e nel piano inferiore un'anziana signora legge seduta accanto al camino mentre un uomo provvede a sistemare alcuni ceppi sul fuoco.

«Mi piace questa dolce visione, devo ammetterlo e voi che ne dite?

M'è venuta voglia di leggere anche a me... finisco di scrivere questa storia e poi mi tuffo fra i miei libri.»

Vento leggero sussurrò la sua voce sui capelli di Cristhine.

Il candelabro osservava muto. Candele consunte e sbavate d'erosa cera vegliavano il sonno.

Notte.

Notte allagata da ricordi sfuggenti.

Si mosse, stanco di sé, un cuscino, voltandosi nel cercare pace. Tutto taceva, nella consuetudine delle cose. Poi... un raggio d'argento s'infilò tra le ruote d'un trenino giocattolo, abbandonato sul comò. Lenzuola iniziarono a ondeggiare, mani apparsero tra di esse, venendo fuori dall'essenza spaventosa dell'uomo.

Grida disperate: mani afferrarono gambe, braccia cercarono di sfuggire.

Grida, grida e ancora grida.

Poi il nulla silenzioso e angosciante.

Lenzuola pulite adornavano cuscini in pizzo, una seggiola accanto al letto, un comò sulla parete laterale, appoggiato a un vecchio armadio.

Tende ben stirate e un aspetto d'ordine e pulizia che lasciavano trasparire l'attesa: l'attesa d'un ospite.

Rintocchi nel vuoto. Un gatto sul davanzale d'una finestra.

Tre giri di chiave chiusero la porta della stanza in cime alle scale.

Un'anziana signora ora scende verso la grande sala.

Leggermente claudicante, eppure dall'aspetto tranquillo nell'incedere.

«Roger ricordati di far riparare la finestra della stanza di sopra, entrano degli spifferi, non vorrei contrariare i nostri futuri ospiti, tutto deve essere a posto. Sai quanto ci tengo a queste cose. Dall'aspetto dipende tutto; come sempre dico apparenza e cortesia sono d'obbligo per noi».

«Va bene miss Stone: provvedo immediatamente».

«Roger ricordati di dar da mangiare a Bettsy, quella gatta diviene molto nervosa se non trova la sua ciotola piena... dovrò decidermi a prendere un altra bestiola».

«Ma sì, almeno avremo un po' più di compagnia, ci ritroviamo sempre soli in questo angolo sperduto di campagna».

«Roger, un'ultima cosa, domani mattina metti la solita inserzione sul Norton News. Speriamo che qualcuno risponda all'annuncio, non riusciamo mai ad affittarla quella dannata stanza».



La prossima edizione del Norton News sarà presto in stampa. Mi raccomando controllate bene le lenzuola del vostro letto prima di dormire

stanotte, potrebbero essere sgualcite...

1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
quanto hai gradito questo testo?
Profilo Autore: Giancarlo Gravili*   Sostenitore del Club Poetico dal 17-11-2017

Questo autore ha pubblicato 132 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Commenti  

Ugo Mastrogiovanni*
+1 # Ugo Mastrogiovanni* 06-06-2018 15:40
Anche quando racconta, Gravili non riesce a non essere poeta e tutto ciò che scrive si fa poesia.
Giancarlo Gravili*
+1 # Giancarlo Gravili* 06-06-2018 16:32
Grazie Ugo sempre molto gentile, questo fa parte di una serie di miei racconti che spaziano in un mescolarsi di prosa, poesia e racconto.
Alessio
+1 # Alessio 06-06-2018 17:08
Non ho parole veramente. All'inizio ero un po' titubante vista la lunghezza, ma sei riuscito a dare significato a ogni singola parola di ogni singolo verso. È incredibile come mescoli poesia e prosa in modo così omogeneo. Complimenti davvero.
Giancarlo Gravili*
+2 # Giancarlo Gravili* 06-06-2018 19:14
Ti ringrazio per le gentilissime parole Alessio, su questo bel club non vi è ancora l'abitudine alle lunghe letture, anche se in realtà questo è sulla soglia dei racconti brevi, avendo circa settemila battute, e non sempre è semplice essere letti. Ma va bene così, bisogna sempre adattarsi al luogo che ci ospita.
Giò
+1 # Giò 07-06-2018 18:27
Appasionante!.. Sai cosa mi ha ricordato?
Il film "The others", col fiato sospeso fino all'ultima scena.
Da te, cos'altro volere?. Sei bravo in tutti i campi e generi. Ciao...^.^

Collegati o registrati per lasciare un commento.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.
Per maggiori informazioni sui cookie e per gestire le preferenze sui cookie (di prima e/o terza parte) si invitano gli utenti a visitare anche la piattaforma www.youronlinechoices.com. Si ricorda però che la disabilitazione dei cookie di navigazione o quelli funzionali può causare il malfunzionamento del Sito e/o limitare il servizio.