Capitulum secundum

Samael Propinquus e il Palazzo sull’Acqua

 

In una postura innaturale la testa incanutita tra le braccia pesava sulla ruota del vecchio trattore. Dopo mesi di silenzio non era più tempo di congetture, c’era la

semina dello 
zenzero. Ma oggi il portalettere si era spinto fin là. Il manicomio statale lo informava di avere in degenza tale Edgar… come poteva essere il suo

ragazzo. Avevano avuto divergenze 
sul lavoro dei campi, ma era un bravo figliolo. Giudizioso e instancabile. Sempre via con quel grosso camion. Solo un po’

cocciuto… gli avrebbe comprato uno di quei trattori nuovi. 
Un FiatAgri forse…
 

Al di là del Parco Lazienki una Volga nera a fari spenti nella sera percorreva la statale poco trafficata. Alla guida sotto il cappello plumbeo come il cielo, un

uomo. All’estremità del 
braccio fuori dal finestrino l’indice asciutto pareva indicare il Palazzo sull’Acqua all’interno del parco, e canticchiava. Intorno al

chilometro 13 rallentò bruscamente “Avresti dovuto 
lasciare che ti pettinassi per il ballo… L’oro alle pareti e i lampadari di cristallo, sarebbe stato tutto per noi…

Regge il fio dei giorni / per la tela tra le dita. / Pone sulla rocca il pennacchio, / filatrice della vita. / Uno due e tre Moire / Cloto non la puoi sentire”.

Quando la porta si aprì, alla locanda Della Cannella la proprietaria accolse il forestiero invitandolo a sedersi accanto al caminetto e a rifocillarsi con una zuppa

calda. A pochi passi 
da lei sulla sedia rivolta al focolare  un anziano si destò come da un incubo. Gli occhi sgomenti. Iniziò a balbettare <<Avvolgendo al fuso il

filo / dispensa la morte. / Per la tela tra le dita, / 
fissatrice della sorte…>>. 

Nel mentre infilò l’uscio un artigiano ‘Non vedevo l’ora di rientrare…’ e un tenero bacio sulla fronte alla bionda locandiera che annuì.

<<…uno due e tre Parche / Lachesi non la puoi capire>>. ‘Smettila vecchio, spaventi i clienti con la tua Filastrocca delle Ombre torbide’. Lei cercò di calmarlo,

e insieme lo accompagnarono a letto. 
La donna tornò subito per scusarsi con l’ospite, offrendogli la cena. Lui chiese una camera per qualche notte, e salì.

Il mattino seguente l’anziano non si vide. L’artigiano era uscito di buon ora, 
e il pernottante chiese un caffè macchiato caldo e un croissant alla marmellata.

La locandiera badando a non farsi notare lo guardava negli occhi… non ci vedeva l’anima. E’ solo un detto pensò, e sorrise. Quel giorno per l’ora di pranzo

arrivarono un guardiano del 
Palazzo sull’Acqua con la moglie, una romanziera. Clienti di vecchia data. Lei chiese del suocero alla locandiera, e la donna rispose

che nella nottata aveva avuto un febbrone. In serata si aggiunse 
alla compagnia anche l’artigiano, e davanti alle caldarroste e al buon vino le chiacchiere

riscaldavano l’aria Della Cannella al crepitio del fuoco. Da sotto il cappello l’uomo osservava la romanziera. Gli occhi scuri come due ombre gli ricordavano

qualcuno del passato, e gli 
cagionavano uno strano interesse quei capelli lunghi e scuri. La donna si accorse di lui, e gli si avvicinò per invitarlo a unirsi alla

combriccola. <Venga a bere con noi, io mi chiamo Lobella. 
E lei, qual è il suo nome?>. Esitò. Il dito asciutto girava intorno al tovagliolo “Samael. No, grazie.

Domani ho molto da fare”. E andando via arrotolò le maniche della camicia palesemente ansioso. Lobella avrebbe giurato di aver capito domani abbiamo molto

da fare, e che il ratto tatuato 
sull’avambraccio si fosse mosso… ma pensò certamente di aver frainteso per via della stanchezza per il viaggio. Mentre si diceva

poi che nessuno si tatuerebbe un topo… dalla porta ecco entrare la 
figlia adolescente col fidanzato. Le due si misero così ad ancheggiare in una danza che più che

a un 
ballo somigliava al colmare d’affetto una troppo prolungata assenza. Spensierate e gaie iniziarono a raccontarsi degli ultimi mesi, finchè il padre non

reclamò un caldo 
abbraccio. Il giovane sedette con gli uomini a bere. La ragazza invece si intrattenne a lungo con la locandiera. Non si vedevano da tempo, e

Benedetta voleva sapere tutto degli studi e dell’amore. 
Lobella cercò di non disturbarle, ma qualcosa la induceva a porsi domande sull’insolito comportamento

dell’unico altro cliente della locanda. Non era semplice curiosità la sua, ma che 
altro allora!? <Benedetta… tesoro, scusate. Benedetta, che puoi dirmi dell’uomo

che alloggia qui? 
Come si è registrato? Da dove viene?> pareva scossa. <Che ne pensate? …credo di averlo già visto, non so dove. Parlandogli mi ha dato come

l’impressione che desse importanza unicamente 
al tovagliolo che cercava di nascondere>. Benedetta sobbalzò ‘‘Sento parlare di nuovo di un tovagliolo, come la

volta del camionista… Un forestiero allora me ne rovinò uno. Lo prese la 
Policja, ma lo fotografai col telefono per farmelo ripagare se fosse mai tornato. Ecco.

Guardate’’. 
La figlia di Lobella <Io so cos’è, è latino… PICTA significa quadro>. A Lobella sovvenne qualcosa. Impietrì. <Ricordate quando andammo tutti

insieme a visitare Parco Lazienki… stavano 
ristrutturando il Palazzo sull’Acqua, e avevano spostato le opere nella Casa Bianca. Lì vedemmo un quadro

ottocentesco…>. <Calmati mamma, mi spaventi…>. ‘‘Lobella, amica mia…’’ cercò di 
sfiorarle il braccio, Benedetta, per tranquillizzarla. Gli occhi sgranati tra

i capelli scuri <…l’avambraccio. Nel quadro l’angelo di Lucifero sembrava 
ridere dei ratti che gli rosicavano le carni…>. ‘‘Lobella, cara…’’ la locandiera

visibilmente preoccupata. <E dimmi, che nome ti ha dato quando 
è arrivato…>. ‘‘Vediamo. Samael… aspetta, Samael Propinquus. Pare greco…’’.

<So anche questo…> la ragazza tentennando <…anche questo è latino, vuol dire… vicino…>. Un urlo inumano fece correre le tre donne e i commensali al piano

rialzato dove vi era la stanza 
dell’anziano ammalato ‘Padre…’. ‘‘E’ tornata la febbre?’’ chiese angustiata Benedetta. <<Taglia con le forbici / quando giunge il

momento / di arrestare la vita. / La tela si scinge al vento. 
/Uno due e tre Esperidi / Atropo decide quando morire>>.

Un colpo di tosse. E spirò.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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