Quando arrivai a casa sua lui stava dipingendo le pareti, la casa era all’aria.
La porta era aperta, entrai. La musica si diffondeva nella casa e arrivava in giardino. “  Permesso” ,  urlai.
Lui era in cima alla scala, e con foga passava il pennello sulle pareti. “ Permessoooo”
Lui si fermò e mi sorrise. “Ciao, Laura” Scese dalla scala, spense la radio, si avvicinò a me e prese le buste che avevo in mano.
“Grazie, Laura”  “ Niente, sai che passo davanti a casa tua al ritorno dal lavoro”
“ Com’era oggi in ufficio?” Mi chiese guardando il contenuto delle buste. “ Solite cose, tu piuttosto come stai? Manchi ormai da un mese” “ Bene, mi vedi sono in ottima forma”, disse facendomi un sorriso triste.
“Andrea, appena puoi torna al lavoro, sono sicura che ti sentirai meglio, la casa può aspettare”
“Già”, rispose buttando le buste sul tavolo.
“ Laura devi ancora mangiare vero? Pranza con me, ti preparo un piatto speciale!”
“ Andiamo fuori, offro io” , gli dissi sorridendo e appoggiando le mie mani sul suo viso.
“Ok, mi do una lavata, arrivo subito”
Andai in auto ad aspettarlo mentre pensavo a quale fosse il locale migliore per stare tranquilli.
Scegliemmo una birreria, dove lui era solito recarsi con gli amici. “ Fanno un ottimo gulash, ti piacerà”, mi disse sorridendo.
Ci sedemmo in un tavolo appartato. “ Andrea, come va?” “Bene, sto sistemando la casa” “Perché non vieni al lavoro?” , gli dissi preoccupata. “ Sentite la mia mancanza?” “ Non scherzare, il tuo lavoro lo faccio io lo sai, non mi pesa, sono preoccupata per te”. “ Sistemo ancora qualcosa e poi torno”, mi disse serio.
“ Non è vero, non lo fai per la casa”, dissi con un po’ di coraggio.
“ Laura, mi conosci bene sai cosa ho passato, ma non sai i particolari”
“ Quella è una……..” , mi trattenni
“ Dillo pure, è stata molto opportunista”. “ Con tutto quello che hai fatto per lei!”,sottolineai io.
Andrea iniziò a parlare è come se il macigno che aveva dentro uscisse a pezzi, io lo ascoltai con attenzione.
“ L’ho conosciuta ad un corso di recitazione, lei era come me, sola e oltre i trent’ anni, cercava svago serale e ambiva a conoscere qualcuno di interessante.
Ci siamo conosciuti e frequentati per un bel po’ prima di deciderci  ad uscire assieme una sera, soli senza il gruppo teatrale.
Lei era bellissima, di origini svedesi. Grandi occhi celesti, viso dai tratti decisi, pelle come il velluto. I capelli castani chiari le incorniciavano il viso e le donavano un’aria altera, che non si confaceva con la sua voce dolce. Io ne ero ammaliato, pensavo fosse troppo bella per me, invece una sera riuscii a darle un bacio e da quel giorno non ci lasciammo più.
Aveva una storia alle spalle triste ma ancora oggi piena di incognite.
Lei aveva una figlia di pochi mesi e sosteneva che il padre era uno straniero frequentato per pochi giorni.
Io mi innamorai subito anche di quella bella bambina.
Andammo a vivere a casa sua con sua madre. I primi tempi furono fantastici. Amavo lei e la bambina, sentivo di avere una famiglia e ne ero molto felice.
Lei faceva la cameriera in un ristorante, ma non le piaceva molto diceva di essere poco considerata.
Decise di mettersi in proprio ed aprire un piccolo locale, lo fece con il mio aiuto finanziario. Tu sai qual è il mio stipendio, inoltre avevo già acquistato questa casa, perciò capirai lo sforzo economico che dovetti affrontare. L’unione fa la forza, lei aveva il suo lavoro in proprio e assieme ce la facevamo. Io andavo tutte le mattine a fare l’apertura del locale dalle sei alle otto poi venivo in ufficio. I guadagni erano miseri, ma lei era felice e a me bastava quello.
Quando la bambina aveva quasi quattro anni, mi chiese di sposarla e di dare il mio cognome alla bambina.
Ne fui felice perché la bambina la sentivo mia figlia, era solo un modo per ufficializzare la paternità.
Il locale era frequentato da molte persone, ragazzi, lei è una bella donna ...
Ha conosciuto un altro, se ne è innamorata.
Per un anno abbiamo fatto i  “separati in casa”, un supplizio inimmaginabile è addirittura venuta a stare con noi sua madre temeva che potessi farle del male.
Quando ha deciso di andarsene è iniziato il vero calvario. Si è risolta ad un avvocato per la separazione e la sua richiesta era l’apoteosi dell’egoismo, del menefreghismo, dell’opportunismo. Voleva l’affido della figlia, la casa che era  intestata a me con  mutuo pagato da me, l’attività con le quote pagate da me. Tutto.
Sono riuscito tramite il mio legale a tenere la casa, e ad avere uno scritto che mi garantiva una parte di quello che avevo impegnato per il locale se questo sarebbe stato venduto.
Tutto questo non mi ha fatto male come il giorno che si è presentata a casa mia in auto e il suo nuovo compagno con un furgone.
Mentre lui aspettava fuori, lei è entrata in casa e mi ha detto: “ Sono venuta a prendere ciò che mi appartiene” “ Cosa ti apparterrebbe in questa casa? Gli armadi sono vuoti, hai preso tutto te lo assicuro”
“ Prendo il frigo, la lavatrice, quell’armadio, quel  tappeto” La guardai stupefatto, non credevo alle mie orecchie. “ Sono regali di nozze ricordi?, sono regali che mi hanno fatto i miei parenti, perciò è roba mia”
“Sono regali che hanno fatto ad entrambi, se vuoi li sego a metà” ; dissi ironico.
“ Le cose che hanno regalato a te non le tocco, prendo solo quello che mi appartiene”.
Mi sedetti sul divano quasi privo di forze e dissi “ Fate pure, se non vi vergognate fate pure”
Rimasi sul divano e guardavo la scena, forse in quell’attimo i miei pensieri si fermarono.
Mentre il suo compagno stava assicurando il carico al furgone, lei si diresse in camera da letto. Sentii dei rumori strani e andai a vedere.
“ Cosa stai facendo??” Dissi alzando la voce. Le lenzuola e cuscini del letto erano a terra.
“ Prendo il materasso, l’ho comprato io ricordi?”
“ Cosa fai mi lasci sulle reti?” , dissi afferrandole il braccio, mentre lei stava cercando di tirare giù il grande materasso matrimoniale.
La girai bruscamente verso di me, la guardai negli occhi “ Anche il materasso, non hai nessun ritegno. Il materasso  dove ci siamo amati, dove ti ho amata.  Cosa vuoi che sia dormire sulle reti,  da quando mi hai lasciato  dormo su di un letto di spine , quando entro nella cameretta vuota di nostra figlia, il silenzio mi travolge e mi uccide. Dormire senza di te è stato il supplizio più grande, cosa vuoi che sia senza materasso.
Mentre parlavo i suoi occhi si gonfiarono di lacrime, si lasciò andare e si sedette tra le lenzuola a terra.
“Non ho nulla nella nuova casa, facciamo fatica, il locale non incassa molto lo sai. Il mio compagno non lavora.”
“Perché , perché tutto questo?”, dissi accovacciandomi vicino a lei. “Volevo solo lavorare, rendermi indipendente, purtroppo il locale non rende come speravo, mi spiace” , parlava e piangeva.
Mi avvicinai a lei “ Non piangere”, le dissi piano e l’abbracciai.
“Alla sera, dopo il lavoro ero molto stanca, avrei voluto …”  “Cosa avresti voluto? Avevi una bella casa, ti ho preso il locale, cosa avresti voluto?”
“Non avrei voluto essere trasparente, tu guardavi la televisione, parlavi al telefono con i tuoi amici, solo nel letto ti ricordavi di me e dopo ti giravi … non una parola”
“ Avresti dovuto parlarmi” dissi guardando il suo viso, rigato dal trucco sceso sulle gote. “ Ho provato, tante volte, ma ero stanca … ero molto stanca .”
L’aiutai a rialzarsi “ Vai in bagno, lavati il viso, se il tuo compagno ti vede così sono guai”.
Uscì dal bagno, più in ordine, ma dal suo bellissimo viso traspariva un dolore carico di tutto il peso della nostra quotidianità fatta di lavoro, fatica, incomprensioni.
 “ Prendi il materasso, io dormo sul divano, tanto quello me lo lasci … è mio”, le sorrisi, lei non ci riuscì.
Il giorno dopo sai bene che i colleghi d’ufficio fecero a gara per darmi arredi che a loro non servivano più.
Passai una domenica  per case e cantine, mi sentivo un rigattiere. L’ aiuto di voi colleghi mi ha commosso.
Ci fu un lungo momento di silenzio.
“Andrea, non hai mangiato” , dissi io
“Stavo parlando”
“ Andrea, mi dispiace”
“Acqua passata, sistemo la casa poi vieni a cena da me”
“Farai l’albero di Natale bello come quello dell’anno scorso?”, le chiesi  e me ne pentii subito, pensando che forse avrebbe potuto portare via anche quello.
Come se mi avesse letta nel pensiero Andrea disse “Quello è ancora da me, l’ha lasciato per la bambina, certo lo farò e alla vigilia di Natale verrà mia figlia, ho già il regalo. A proposito cosa farai durante le vacanze di Natale?
“ Non lo so ancora”
“Sai sciare?” , mi chiese Andrea cercando di finire il gulash rimasto nel piatto.
“Sì”
“Verresti due giorni in montagna con me?”
Io lo guardai, fingendomi scandalizzata e dissi “Nooo, una notte fuori con te nooo. Prima mi devi sposare!!”
Ridemmo assieme, il giorno dopo Andrea tornò al lavoro.

 

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Profilo Autore: Barbara  

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