- Forse non te ne accorgi, ma è la parte migliore di te che ti sta mangiando. A poco a poco, come una larva che crea gallerie in una foglia per vedere la luce; ma, quando la luce la vede, ci sono due opzioni: o non è pronta per diventare pupa mettendo in gioco la brodaglia di cui è composta, o le risorse sono finite. E comunque non è pronta...

- Facciamo un brindisi...

- Quell'alcool lo fa un lievito, mi segui? Ora, al lievito l'alcool fa palesemente schifo, lo riversa fuori dalla sua parete. Ma produrlo è l'unico modo che ha per ricavare un un minimo (e ripeto: un minimo) di energia quando gli manca l'ossigeno. È la stessa cosa che fai tu: cercare di sopravvivere quando quel granello di sabbia del mondo in cui vivi ti volta le spalle.

- Ma noi siamo filosofi, non ci manca niente e ci manca tutto. Possiamo passare al flusso di coscienza libera?

- Potremmo, ma in due non facciamo Joyce. Anzi, forse neanche Joyce è mai stato Joyce sul serio; o meglio, lo è stato ironicamente, mai per caso, ma mai sul serio.

- Vuoi dirmi che non potrò mai essere ciò che sono?

- No. O forse sì. Dipende da te. Scherzo, non dipende assolutamente da te. Dipende dal caso, tutto ciò che so è che dipende dal mondo in cui riderai a questo scherzo crudele.

- Insomma, sto mangiando la.mia parte migliore ma ho lo stomaco chiuso. Come te la spieghi?

- A volte si mangia per nausea, a volte si vomita per gola.

- E quindi qual è la soluzione?

- Eri bravo in matematica?

- Assolutamente no.

- Ecco, allora andrà tutto bene.
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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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Ho frequentato la stimata scuola  privata “ De Amicis “ della mia città e in terza elementare ricordo che venne indetto un concorso per il miglior alunno dell’anno. I requisiti per partecipare erano: avere un’eccellente media di voti, praticare con successo uno sport e ideare un progetto che si distinguesse per originalità e competenza.  Non mi sarei mai sognato di partecipare ad un concorso del genere, ma mia madre mi iscrisse e pretese che mi impegnassi con tutte le mie forze. I mie voti erano discreti, per renderli eccellenti mi affiancò una professoressa che ogni giorno mi faceva studiare due ore supplementari. Per lo sport mi iscrisse a lezioni di sci che praticavo tutti i fine settimana in attesa della gara che si sarebbe tenuta a febbraio. Per il progetto mia madre mi diede carta bianca dichiarando che in quanto a creatività non  avevo uguali . In realtà non mi veniva in mente un bel niente. Anche al mio amico del cuore Giulio era toccata la stessa sfortuna. Sua madre lo aveva iscritto al concorso e lo obbligava a praticare il Karate che lui odiava. Un pomeriggio mentre rientravamo da scuola, Giulio mi chiese se avessi pensato a un progetto da ideare e gli confidai che avrei costruito un vulcano e attraverso una semplice reazione chimica tra l’aceto e il bicarbonato di sodio avrei simulato un’eruzione. Lui mi confidò che non aveva idee e che forse avrebbe costruito un plastico del Duomo. I mesi passarono nella noia e nella preoccupazione di quell’ odioso concorso. La media dei miei voti migliorò visibilmente  e a febbraio,nella gara di discesa ,arrivai primo nella mia categoria. Mi impegnai nel mio progetto, costruii un vulcano di carta pesta e simulai più volte l’eruzione di lava che era davvero spettacolare. In un caldo pomeriggio di giugno venne organizzata la presentazione dei progetti e a seguire ci sarebbe stata la premiazione. Quel giorno mia madre mi fece indossare una camicia di lino e dei pantaloni a righe blu assai eleganti, ma molto scomodi. Alle quattro del pomeriggio venne dichiarata la graduatoria: per la terza classe io e Giulio eravamo a pari merito. Alle cinque iniziò la presentazione dei progetti, dopo due ore eravamo rimasti solo io e lui.  Giulio venne chiamato per primo. Sparì per qualche minuto ed entrò sul palco con il più grande e magnifico vulcano di carta pesta che avessi mai pensato si potesse realizzare.  Fece una presentazione straordinaria simulando un’effervescente colata lavica attraverso la semplice reazione chimica tra il bicarbonato e l’aceto, mi guardò e mi strizzò l’occhio come in segno di complicità. Rimasi pietrificato, tenevo sulle ginocchia il mio umile vulcanucccio colorato con imprecisione tanto che in alcuni punti si leggevano ancora le scritte del quotidiano di mio padre. Quando fu il mio turno andai sul palco con lo sguardo basso e le lacrime agli occhi. Produssi una fiacca eruzione  che colò lievemente dal cratere. In prima fila vidi mio padre che applaudiva con calore accennando un sorriso che lievemente intiepidì la mia delusione. Quando scesi dal palco i miei genitori mi presero per mano evitandomi l’umiliazione della premiazione  mi  dissero. “ Fa così caldo…  Andiamo a mangiarci un gelato “ . L’ultimo giorno di scuola, sul giornale scolastico spiccava la foto di Giulio con il suo magnifico vulcano e sotto  la scritta “ Il miglior alunno dell’anno. “  Confesso che ancora oggi non riesco a perdonarlo, non tanto per avermi rubato l’idea , ma per lo sguardo compiaciuto che mi rivolse dal palco.

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Profilo Autore: neveamarzo  

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Avrei dovuto capirlo fin da che giocavo gattoni con il mio gattiger insieme al nostro supergattone Neve. Papà metteva il costume giallo-grigio con la scritta

C.F.S. da supereroe e alle prime luci 
usciva con un bacio e il passo lieve… per non svegliare me e la mamma, gatton gattoni fino al gatto delle nevi.

Lo seguiva Neve con agilità gattesca fin nel vialetto per guardarlo andare via. 
Poi rientrava dalla gattaiola. Un fragore come di saracinesca ci svegliò una

mattina… un trapestio, e da quel giorno non rientrò. 
Non sapemmo mai, ma il rigattiere in fondo alla strada giù all’angolo con Piazzetta Gattamelata

non mostrò più da allora in vetrina la sua preziosa mazzagatto sabauda a due canne.

Stavamo in alloggio da un ex gendarme al servizio di un magistrato, finito in gattabuia, un bugigattolo, ma poi papà fu trasferito tra Gattinara e Gattico.

E mi regalò gatto Mammone, spaventoso! Perché spelacchiato e monocolo, ma un gattino tanto dolce da render gattofilo anche il più elurofobico acrimonioso.

Qui abitavamo in una vecchia casa vicino a un prato di gattaie… quanti calci al pallone e pisolini all’ombra del grande gattice. E quanti tamagotchi ho fatto

morire con i miei modi adagini… 
Stavamo proprio bene, ma poi un giorno il capogatto di mamma! E la lunga degenza in ospedale. Anche lei non è più

rientrata. 
A papà offrirono il distaccamento a Lampedusa come ufficiale. Mi piacevano sia i gattinaresi che i gatticesi, così restai in vicolo Gatto.

Anche perché m’ero fatto degli amici e andavo al liceo “Giuseppe Tomasi”. Poi conobbi la tua mamma in ferie a Gatteo Mare, e vi piantammo radici.

Gatto Mammone si trasferì dal nonno perché lei soffriva di ailurofobia. Ma era anche una gattamorta, e una notte aggattonando ci lasciò da soli…

Ma oramai siamo gatteesi tu ed io. Ricordo ancora quegli occhi color laguna da gatta ci cova quando vide l’occhio di gatto col suo gatteggiamento, che le

donai. 
Ma tanto va la gatta al lardo che il mattino dopo non trovai più le sue cose. Avrei dovuto intuire, come ogni bagatto anche se solo degli arcani minori

del destino, che soffriva di gattipardismo, 
oppure no... dal primo giorno.

Dal long playng di Gatto Panceri nel giradischi alle hit parade 
di Oscar su musicassetta nel walkman.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Tra i corridoi, vari volti mi guardano e mi comunicano varie emozioni.
Tristezza per lo più e sconforto, solitudine.
Il ticchettio dell' orologio da parete, fa scorrere il tempo lento.
Lo percepisco io, da persona esterna alla struttura.
Sono al secondo piano del Rsa, a trovare la mia nonna che ha rotto il femore, alcune settimane fa.
Tante persone nella sala, sono sedute ad aspettare la cena.
Hanno accanto infermieri e addetti all'assistenza.
Sono solo le 17 e stanno già preparando il tavolo per cenare.
Gli infermieri controllano il diabete, gli danno le medicine che devono prendere.
Qualcuno sorseggia un po' di acqua e inganna l'attesa guardando una piccola televisione con volume basso.
Ci sono una quindicina di persone in un tavolo rotondo e tutte si guardano tra loro.
Sono annoiati dalla solita routine, letto, bagno, mangiare e di nuovo camera.
Qualcuno mi chiede chi sono e io gli rispondo, iniziando così a farmi conoscere e a conoscere un po' di loro.
Il loro nome, gli anni, la loro storia.
Mi commuovo dentro e mando via le lacrime.
Tante persone aspettano i parenti e non sanno se verranno oggi o domani.
È dura essere li per tanti che vorrebbero essere a casa con la propria famiglia.
A volte le condizioni non lo permettono e allora li mettono nel Rsa o in casa di riposo.
Basta dare un poco di sé, dire due parole e vedi già i loro volti colorarsi di vita, di sole, di speranza.
Ed è questo che è importante, dare un po' di calore.
Rendiamo così migliore la giornata di qualcuno, ne sarà felice.
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Profilo Autore: Passione infinita  

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Difficile capire i propri sentimenti reali,

amore e gelosia si intrecciano indissolubilmente. 

La perdita della persona amata aiuta a fare chiarezza,

beffardamente,

lasciando mari di rimpianti,
sensi di colpa;

neii quali dibattersi,

disperatamente,

cercando appigli,

di qualsiasi genere,

per sopravvivere,

Alle onde,

della solitudine.

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Profilo Autore: Aspera  

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MODO ANTICO
Così si scriveva molti anni fa, in un rigoroso foglio bianco, con penna stilografica con qualche cancellatura qua e là, perché ti accorgevi ti aver sbagliato il tempo di un verbo.

Ogni giorno che passa sento nostalgia della tua dolcezza; del tuo sorriso quando mi guardi. Mi mancano i tuoi occhi profondi, sinceri e vertiginosi come la tua bocca; le tue labbra lisce, calde e fredde, passionali e delicate.
Mi mancano i tuoi capelli e le loro trasformazioni, la tua fronte. Mi manca il tuo sudore, il tuo odore, il tuo profumo, il profumo del tuo collo.
Mi mancano le cose semplici di te.
Mi manca il tuo respiro ed ogni tuo sospiro mentre ti accarezzo e ti bacio. Mi mancano i tuoi baci, dolci, provocanti; senza dimenticare la tua lingua. Mi manca quando vinci, quando perdi, quando esulti e quando ti demoralizzi. Quante cose mi mancano di te, sembrano tante però mi ero e mi sono sbagliato:
mi manchi solo tu…
Il mio volerti, desiderarti, sembra uno strano girotondo e un ballo eterno.
Mi svuoti, mi rubi l’anima. L’aria fresca della sera, invade i miei capelli, il profumo della tua pelle, scuote ancora i miei vestiti, che talvolta accarezzo, per sentirti ancora qua.
Ciao amore mio

MODO MODERNO

Scrivi su di uno schermo ed invii, molte volte dimentichi pure di salvarla, la busta non profuma di te, perché non c’è.

Ciao stronza
Volevo dirti che ho comprato l’ultimo modello dei cellulari della SAMSUNG ( scritto così evidenzia l’importanza dell’acquisto)
è figo fa le foto ed i selfie.
ieri sera sono stato con i miei amici : Stroncapettini, Pettinagrilli e quel puttaniere di Rodolfo a bere al pubbe ci siamo fatti 5 birre per uno che goduta tutti briai Pettinagrilli a pure vomitato sul marciapiede di fronte
( va a capo perché non sa mettere la punteggiatura e non sa usare le h )
poi siamo andati Ha casa mia a sentire la musica
cera qual rompicoglioni del mi babbo ma gli ho detto di andare affanculo
HA università non O dato nemmeno un esame mimporta un accidente basta bere la sera e son contento
te bella come stai? Avrei proprio voglia di scoparti quando vieni su da me ?
perché io da te non posso venire mica posso lasciare gli amici sennò che figura ci faccio vanno a dire che sono innamorato
a proposito ho ( ok un h giusta ) comprato i jeans la taglia 58 io che porto la 48, vedessi belli
ora si che sono elegante e con le stringhe delle scarpe O impiccato 4 lucertole, O fatto anche le foto con il SAMSUNG
forse domani ti telefono, se mi basta la ricarica, perché prima chiamo quei ragazzi, per fissare per domani sera andiamo a bere.
Ciao il tuo amore

Ed io aggiungo ( amore si fa per dire )

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Profilo Autore: Gieffepi  

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Non ricordo di preciso quando ti conobbi, 

sicuramente molto tempo fa, 

da pensare addirittura che ci sei sempre stato.

La tua presenza ha condizionato pesantemente la mia esistenza,
i miei rapporti con le altre persone;

quante volte avrei voluto aprirmi agli altri, confessare il mio bisogno di amore 

di comprensione, 

e tu inflessibile mi dicevi che non era il caso, 

che avevo tutto ciò che serviva, 

che potevo e dovevo farcela da solo, senza mai spiegare  il motivo.

Ti ho odiato  per le difficoltà che mi hai creato,
fino a quando sono riuscito a sfuggire al tuo controllo; 

finalmente sono riuscito a parlare con gli altri delle mie difficoltà;

allora ho capito che preferisco farne a meno piuttosto venire giudicato debole o vittimista.

Avevi ragione, rimani sempre con me,
maledetto mio infinito Orgoglio 

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Profilo Autore: Aspera  

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Nata a luglio,
in un' estate calda,
(non questa da pinguini in accapatoio)
sono sensibile e permalosa.
Guardo tutto con occhi curiosi.
Chi, quando, come, dove?
Allegra mi piace cantare stonando,
inventando parole e cruciverba..
Dimmi la parola giusta, su!
Potresti entrare a caduta libera..
Amo gli animali,
parlare con loro.
Imitarli in modo simpatico
e la musica, oh si.
Volume alto alla radio,
e schiaccio sull' acceleratore..
fast andare furius in diretta!
(attenta al limite velocità, freno)
Amo l' amore con la A masciuscola,
come un fantastico muller,
con ciambelle al cioccolato.
Mi piace sognare fino a che
la sveglia non suona e mi catapulto
fuori dal letto.
Infilo le infradito al contrario,
spalanco le finestre
e inizio con ironia la mia giornata,
assieme a un caffè e due gocciole,
anzi anche tre  quattro!
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Profilo Autore: Passione infinita  

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Oggi lupo de lupis non trasmette emozioni,
solo gelati e poponi...
E coglioni al chiosco comprano gusti confezionati.

Confezionami una vita diversa senza olio di palma
senza grassi idrogenati.
Siamo nati mangiando palle di Natale
moriremo nell'anno del tribale.
Tritati dalla pubblicità dell'uomo normale
compriamo convulsioni brevettate
per vite schiave del fare banale.

Oggi lupo dà il buongiorno con i biscotti vegani
e il latte del cazzificio lo trovi ovunque.
«Good Morning Vietnammmmmmmmmmmmmmm, è trascorso un giorno di veleno
e il Napalm lo trovi nei torrenti o nel lavandino di casa.»
La capanna dello zio Tom è divenuta la sede del governo
e tu non puoi esimerti dal fare la differenziata.
Salva il pianeta, non dimenticare di buttare l'uomo nella mondezza.
Qui va la carta, qui il metallo e la plastica, lì metti la carta...
Mi raccomando altrimenti il commercio di rifiuti riciclati non regge
le regole del riciclaggio.
Svegliatevi coglioni al chiosco e salvate l'uomo dalla differenziata,
lasciate che carri a gasolio inquinino il centro città,
buttiamo i sacchi pieni di superficialità nei luoghi occulti del potere.
Stronzi di latta inondano di consigli subliminali.
Per vedere tutto il callo minuto per minuto devi avere un conto non certamente minuto.
Paga oggi l'abbonamento e vedrai un cazzo emerito forse per il prossimo anno.
Superfibra per coliti esagerate e il bagno viaggerà a 100 mb al secondo, basta una telefonata.
Un tempo una telefonata ti cambiava la vita, ora ti rompe i coglioni trenta volte al secondo.
«Buongiorno signor cazzone sono Marta da legare e telefono dalla Bind, lei sai che la sua proposta 
di contratto telefonico è in scadenza e abbiamo appunto preparato per lei un pacchetto di tremila offerte adatte all'uopo, dall'irrisorio costo di centomila euri»
Voglio un sacchetto di gettoni dell'autoscontro, me li mangio a colazione e digerisco meglio.
Lasciate che sia uomo e che pisci sull'erba del prato e che ciminiere inondino la fascia dell'ozono.
Lasciate ogni speranza voi che entrate in questo mondo del pacco di Natale.
Benvenuto uomo nell'anno del tribale...
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Profilo Autore: Giancarlo Gravili*   Sostenitore del Club Poetico dal 17-11-2017

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Lieta Pasqua a te
piccolo bimbo
che vivi lontano
e non hai un po'
di pane.


Il sole scaldava la pelle
e di notte era pieno di stelle
un bambino sognava...
C'è un posto lontano
dove tutto è diverso
lo hanno detto i più grandi
ci si arriva sulle onde del mare.
Un posto stupendo
dove ai bimbi
non manca mai niente.
Lui sognava guardando le stelle
un posto così
al di la del mare
ogni giorno è una festa
di giochi e giocattoli nuovi.
Questo bimbo lontano
ha un colore diverso di pelle
e i suoi piedi non hanno le scarpe
ed ha tanta fame,
lui vive in un mondo diverso
dove i sogni son tanti,
ma non sono diversi dagli altri.
Questo mondo lontano
esiste davvero
ed è come lo ha visto nei sogni.
Il sole scaldava,
la notte brillava,
bimbo dolce rimani nel sogno
il mio mondo non è meglio del tuo,
hai soltanto bisogno d'aiuto...
Una mano potrei dartela anch'io.


Lieta Pasqua bambino lontano
io non so se da te si festeggia
o t'hanno mai parlato di un uomo
che morì su una croce
per salvarci e per renderci uguali.
Buonanotte bambino
anche questo era un sogno
un bellissimo sogno...




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Profilo Autore: conca raffaello   Sostenitore del Club Poetico dal 30-04-2019

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