Perché mi chiedete di poesie altrui
frutti di grembi  sconosciuti
di alberi inpronunciabili
con i piedi su questo manto di  terra
visioni maledette giunte dalla storia
porte aperte su spazi interminabili
 
Ho imparato da giovani vecchi che
la poesia non è  nient’altro che se stessa
nascosta dagli uomini sterili e normali
in vetrina per altri 
pronti a tutto pur di lasciarla 
libera e frizzante
slegata dalla soggettiva razionalità
 
Non mi chiedete della poesia altrui 
so della mia     
senza data di nascita e senza vissuto
senza legacci o senza senso  
fascinosa o fastidiosa 
danzante o di freddo marmo
 
Non mi chiedete della poesia altrui
lei è  
qui, in ogni dove
è mia, nostra, da sempre
si presenta e va via
torna e resta 
lei c’è  ed unisce le nostre mani  
le nostre parole, cresciute versi
 
Perché mi chiedete di poesie altrui
senza farvi travolgere dalla sola richiesta
non ha senso essere passeggeri 
in un viaggio di giorni definiti
senza lasciarsi lievitare ed assalire
dalla magnificenza di quel che sarà
 
L’unica poesia non ha genitori o risposte
solo 6 sillabe
 

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Profilo Autore: Valerio Foglia*   Sostenitore del Club Poetico dal 15-06-2014

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