Le regole certo, le regole vanno rispettate ed ogni infrazione va punita. Ok!
Ma quella maglietta alzata verso la tribuna, gli spalti; quella maglietta stretta al cuore, baciata, custodita, quella maglietta alzata, è un esemplare gesto d'amore.
Invece quel cartellino giallo è stato uno schiaffo non meritato, azzardato, esagerato.
Le decisioni dell'arbitro non si discutono ma la contrarietà di questa sua sentenza è collettiva, plateale, condivisa.
Questo pomeriggio del 23 aprile 2017, nello Stadio in località Mannis,  l'angoscia è palpabile, il dolore è nell'aria, si respira.
All’ingresso in campo il battimani indirizzato a Gregorio, poi si gioca per lui perché si è con lui; ogni lancio, ogni azione è un abbraccio continuo; il pensiero è là e i ragazzi vanno avanti, stringendo i denti, mordendosi la lingua, soffocando l’emozione, il pianto.
Da questo prato, a loro così familiare, lottano per trasmettergli energia.
C’è silenzio e il vento, questo freddo vento d'aprile, sferza, punge, continua a ferire.
E la sofferenza è corale.
Ancora, ancora una volta, questa squadra tiene alti valori che sfidano l’erosione del tempo, la vacuità delle frenesie quotidiane.
Adesso non desiderano altro che ritrovarsi insieme, tutti, ancora, di nuovo, insieme; nient'altro.
È un'attesa, una prova dura, che ha spento ogni fame, ha raffreddato comuni entusiasmi, li ha stretti in preghiera;
ci ha stretti in preghiera.


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Profilo Autore: Giovanna Vecchio  

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Per avere sensi di colpa, bisogna innanzitutto possedere un cervello funzionante. Un buon cervello ti consente di discernere e di trovare le soluzioni adeguate. Ti fa comprendere cosa è giusto e cosa è sbagliato. Un buon cervello ti da una coscienza. Un buon cervello è intelligente e l'intelligenza si sa, è plurisfaccettata. Ci sono svariati tipi di intelligenza: c'è quella logica, quella matematica, quella empatica, quella creativa, ecc. Si potrebbe allora dedurre che coloro che non hanno un'ampia visione del mondo, quelli che organizzano guerre e tendono ad accumulare ricchezze, sono privi di empatia e di intelligenza? L'avidità è sempre stupida. Ma ciò che per qualcuno è stupido, per un altro non lo è. E allora? Potrei supporre che per avere una coscienza bisognerebbe avere dapprima l'intelligenza. Il mondo è guidato da secoli da orde di barbari stupidi ed incoscienti, che proprio perché tali, sono solo interessati ad accumulare ricchezze. Quale evoluzione può mai esserci in un uomo che ha un comportamento animale, improntato ed incentrato solo sui propri bisogni? Nessuna. Menti geniali servono con diligente ossequiosità tanti danarosi stupidi. Si inventano nuovi macchinari, che sostituiscono alcuni uomini, dotati di coscienza. Tanti uomini squattrinati vengono emarginati e reietti, pur essendo intelligenti. Si fanno ricerche scientifiche e si immettono sul mercato nuovi computer, auto sempre più veloci e quant'altro: solo per dare la possibilità a tanti incoscienti di possedere maggiori quantità di beni materiali e non. Intanto si costruiscono ordigni esplosivi e tutto questo, solo per servire stupide ed incoscienti persone. Siamo comandati da uomini primitivi involuti, ricchi ed incoscienti e con scarsa intelligenza. Pensare che per qualcuno questo sfacelo è evoluzione! Mi viene in mente una slitta, dove tanti cani trainano uomini su una candida neve. Il sole picchia forte, ma gli animali pur essendo spossati, continuano a correre. Hanno sete e fame, ma devono servire i padroni. Non possono fermarsi: alcuni soccombono, come somari appesantiti dal basto. Poi ci sono le belve affamate: iene, leoni, ghepardi assetati di sangue. Gli uomini dotati di coscienza si lasciano sbrindellare da belve con gli occhi iniettati di sangue. Ne hanno coscienza, ma non riescono a ribellarsi. Il leone uomo, sicuro di essere il re della foresta, ama mostrare orgoglioso i suoi trofei di caccia. Li definisce ricchezze, se ne vanta e non è mai soddisfatto. Nulla riesce a spegnere la sua brama di potere: vuole sempre di più. Ma gli uomini dotati di coscienza e di intelligenza non si rassegnano. Tutti le greggi si riuniscono, intendono sconfiggere il leone. L'umanoide, che di umano non ha nulla, impoverisce le coscienze, che smarriscono l'intelligenza, ma bisogna preservare la specie e così comincia una strenua battaglia. Solitamente vincono i buoni, ma non tutte le storie hanno un lieto fine. Una guerra miete sempre vittime e alla fine non vince mai nessuno veramente...
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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Quanto tempo ho impiegato per cercare di comprendere l'incomprensibile! Volevo capire alcune cose, far valere le mie ragioni: ero convinta di ottenere comprensibili risposte. Non ci capivo granché o quasi nulla di quello che mi veniva spiegato, ma ciò nonostante, non smettevo di fare domande. Ho addomesticato bestie feroci e sfamato lupi: da brava credulona qual ero, speravo di migliorare il mondo. Poi mi sono ricreduta: ci sono troppi lupi in giro ed io non ho cibo a sufficienza per nutrirli tutti. Dar da mangiare a bestie fameliche è una grande perdita di tempo: solo pochi mangiano, mentre troppi digiunano. Dopo un po' ho cominciato a separare il bene dal male. Le parti marce le buttavo via. A volte distrattamente, toglievo pure la buccia, la parte più saporita: quella che ti da il gusto di mordere. Quanto mi piace addentare le mele! Le pulisco col palmo della mano e poi, quando sono lucide lucide le addento. È così che va presa la vita: un po' a morsi. Non potendo perdere la speranza, né vivere di "forse", o di "probabilmente", ho cominciato a ribellarmi. Sbigottita constatavo che era possibile l'assurdo e improbabile se non irrealizzabile il plausibile. Il cielo è blu, verde è la foglia. Semplici riflessioni di chi vede le cose come sono. Perfino un bambino lo sa. Eppure, ciò che capiscono i bambini, per gli adulti è talmente complicato! Da quando si sono invertiti i colori, mi confondo e non riesco più a distinguere il bianco dal nero. Nulla è come sembra. Non credo sia una questione di prospettive o di punti di vista. Penso che la realtà si sia rovesciata. Ma mentre tutto capitombola, io ci spero ancora. Ogni volta ci provo, ma ci casco sempre. Poi si cambia: ci si adatta. Ora mi capita di cadere perfino da piccole altezze. Non riesco a fare passi da gigante, ma non mi fermo. Da un pezzo ho smesso di correre. A metà percorso della mia vita, comincio a decelerare l'andatura. Nonostante abbia meno tempo a disposizione, procedo lentamente. Anche i guerrieri hanno bisogno di riposare ed io ho tanto lottato. Camminerò ancora, ma senza fretta. Se qualcosa mi turba, o non riuscirò a dare il giusto senso alle cose, camminerò senza affanni: ma non correrò dietro al tempo, né cercherò di fermare la folla corsa di un treno impazzito. In fondo questa è la vita. Si corre, si rallenta. L'importante è non fermarsi: al resto possiamo pensarci anche domani...
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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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Caldo, come può esserlo il grembo di una madre, così quel giorno d’ inizio estate ti accolse, al termine della tua corsa, quando la vita ti consegnava esausto a chi ti stava aspettando da tempo. Professore   emerito, affermato chirurgo, padre esemplare, marito un  po’ meno. Come sempre di corsa, ti arrampichi su per le scale della facoltà di medicina e chirurgia. Il temporale appena passato ti ha rovesciato addosso secchi d’ acqua gelida. Rabbrividendo ti dirigi nel tuo studio, veloce così come sei arrivato, ti asciughi alla bell’ e meglio.

Perdere tempo per te ha sempre avuto un solo significato: rimetterci, sprecare, ma soprattutto non guadagnare. Istintivamente, e senza farci troppo caso, premi col palmo della mano il tuo petto, storci un po’ la bocca,  strizzi gli occhi, il solito dolorino.   Un respiro profondo e tutto passa, sei pronto ad affrontare i tuoi studenti, ad entrare in quella gabbia di leoni famelici.

Anche tu sei stato un leone famelico proprio come loro. La tua carriera arrivata all’ apice dopo anni ed anni  di studi, spinto dalla convinzione che ogni essere umano ha potenzialità infinite e che, se si perseguono le proprie aspirazioni con impegno, si può  raggiungere qualsiasi traguardo. Quanti  giovani sono passati davanti ai tuoi occhi da quando due anni fa hai deciso di abbandonare il bisturi per dedicarti esclusivamente all’ insegnamento. Eppure eri un grande! Ti chiamavano il “ dio cardio- chirurgo” chi meglio di te sapeva affrontare interventi come: le coronaropatie,   o i by- pass arteriosi, e   i nuovi trattamenti con le cellule staminali, l’ ablazione della fibrillazione atriale, il trapianto cardiaco, un intervento importante e delicato.

Avevi  potere di vita e di morte nelle tue delicate e quasi femminee mani. I pazienti si affidavano completamente a te, così come un bambino si affida ai genitori, ciecamente, confidando nei loro poveri cuori stravolti che a te potesse importare  davvero di loro.

Avevano ascoltato attentamente le lodi che altri, operati già da qualche tempo, tessevano di te, e tutti quei termini incomprensibili imparati a memoria e ripetuti da paziente a paziente, come una sorta di trasmissione orale, di quel patrimonio culturale proprio dei reparti d’ ospedale. Eri temuto  e odiato da molti colleghi, venerato e amato in ogni senso da infermiere e giovani specializzande: i primi invidiavano i tuoi successi e la tua innata bravura, le seconde spesso allietavano le tue pause al buio di stanzini pieni di scope e detersivi e ovunque ci fosse il modo per stare soli, quello era il luogo giusto per ciò che agli occhi di molti, compresi i pazienti  altro non era, che un circo del sesso, con l’ unico scopo di ottenere un trattamento di favore da parte tua. Tu, il grande luminare, Tu, il dio che aggiusta i cuori, Tu, un emerito fallimento, quando appeso il camice  vestivi i panni di marito.

Una moglie, sposata solo per aggiungere fama e soldi al tuo gruzzolo, che già prima del matrimonio stava crescendo a vista d’ occhio. Lei figlia di un noto avvocato,  ovviamente   laureata  in giurisprudenza. lavorava, come spesso accade, nello studio di famiglia.



Una donna colta, tua moglie, certo un po’ snob e freddina,  ma soprattutto priva del benché minimo sentimento di gelosia nei tuoi confronti.

Forse era questa sua indifferenza a  spingerti   continuamente tra le braccia di altre donne. L’ unica cosa che vi univa erano i figli, per i quali  niente era mai abbastanza: scuole private, vacanze studio, tate specializzate, tutto   affinché i vostri pargoli imparassero le buone maniere e magari anche le lingue.

Tutta la tua vita concentrata sulla carriera, e prima ancora sullo studio, notti passate insonni sui libri, spronato continuamente da tuo padre, nato e cresciuto in una famiglia di medici, avvocati, e notai. Tu non potevi che eccellere, non avevi scampo. Com’ era lontano il tempo in cui bambino potevi giocare, cosi come fanno tutti i bambini, sudato e felice dopo aver corso con i tuoi compagni, ignaro della fatica, della rabbia e dell’ arroganza futura, eri cosi sereno tra le braccia avvolgenti e calde  di tua madre, in quell’ abbraccio pieno d’ amore che mai più avresti ritrovato. Attaccato al suo seno avevi tutto, niente più ti serviva, niente altro ti avrebbe mai saziato meglio. Ricordi? Riesci a vedere il bambino che eri? E quella felicità, fatta di piccole cose, la riconosci?

La tua   mano stretta al petto, il volto, trasfigurato in una smorfia che tante volte hai visto sul viso di chi, su una barella cercava di vivere, tutto si confonde, ieri, oggi, e sei cosi stanco, disintegrato in mille piccoli frammenti

Il grande medico, lo studente zelante, l’ amante nel circo ospedale, il marito disinteressato ed ignorato, tanti piccoli te senza più una meta, sdoppiati, triplicati all’ infinito, unico punto d’ arrivo il grembo accogliente di tua madre.

In un  caldo giorno di inizio estate.
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Profilo Autore: Marina Lolli  

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La mia esperienza con un’altra vita ? Voglio raccontarvi una esperienza che ho avuto da ragazzo,

spesso mi pongo domande a cui non so dare una risposta. Avevo otto anni, un giorno mi venne

un forte dolore all’addome un mal di pancia fortissimo che mi faceva delirare, mamma chiamò il dottore

e dopo avermi visitato mi diede una bevanda, quando ero piccolo era il farmacista che preparava le ricette,

non esisteva una compressa per ogni male.

Questo dolore persisteva e durò circa due giorni, il medico quando mi visitò disse che ero affetto da colite,

ricordo che la bevanda era in una bottiglia piccola, la bevvi in tre o quattro sorsi, il dolore però era sempre li,

persisteva e due tenaglie parevano stringermi l’intestino, dolori che non sopportavo, per cui piangevo,

sembravano tutti impotenti, dal forte dolore mi addormentai.

Pareva di aver sognato, ma non ne sono sicuro, una signora vestita di bianco che mi sorrideva era

vicino al mio lettino, io aprii gli occhi, questa signora mi sorrideva, poi mi parlò disse che non dovevo

spaventarmi, quando mi svegliai raccontai l’episodio a mamma, gli dissi di aver visto una signora che

mi salutava e mi sorrideva, mi parlò dicendo di non temere.

Mamma era molto religiosa disse che quella signora che mi aveva parlato era la Madonna,

che era venuta a trovarmi per dirmi che sarebbe andato tutto bene.

Finalmente chiamarono un signore amico di famiglia che aveva la macchina, papà non c’èra era in Germania ,

veniva a casa due volte l’anno, a volte neanche ricordavo come era il suo viso, lo vedevo dalle foto che mandava

a mamma, lo conoscevo attraverso le lettere che arrivavano ogni quindici giorni.

Questo signore si chiamava Francesco, una brava persona, lo ricordo con affetto, mi prese in braccio,

non pesavo più di trenta chili, ero l’unico della famiglia che non ingrassava mai, le mie sorelle

erano tutte belle in carne, a me mi si contavano le costole.

Finalmente arrivammo in ospedale, senza perdere tempo mi portarono in sala operatoria,

a detta di mamma l’operazione durò circa tre ore, quando uscii dalla sala non ero sveglio,

quindi non ricordo di aver visto la mamma.

Tutto il tempo dell’operazione, mia mamma e mia sorella maggiore pregavano, ero in coma,

avevo un tubo nella gola, queste cose le seppi poi da mamma, ad un certo punto mi sembrò di volare,

come se mi sollevassi dal letto per arrivare in alto verso il soffitto.

Guardavo il mio corpo disteso nel letto, nei pressi c’era la mamma, mia sorella maggiore e due zie,

dall’altro oltre a vedere me nel letto e i parenti sentivo anche i loro discorsi, sentii dire che la zia,

parlava con mamma gli diceva, fa il telegramma a tuo marito in Germania che il ragazzo sta male,

forse non ce la fa a vivere, mamma piangeva, stetti tre giorni in quello stato come a dormire,

ma non dormivo, ero si con gli occhi chiusi ma sentivo tutto, il mio corpo fluttuava fin sotto il soffitto.

Nel corridoio dell’ospedale c’erano delle statue di Santi, mamma si inginocchiò davanti a quella di Sant’Antonio

da Padova, all’improvviso vidi una forte luce, bianca, in questa luce un frate vestito con una tonaca,

si avvicinò chiamandomi per nome, Giuseppe svegliati, apri gli occhi.

Era circa mezza notte mi svegliai, chiamai la mamma, mamma era sempre li con me mi diede la mano

e disse come stai, come ti senti, io risposi bene mamma.

Siccome ero piccolo mi avevano messo nella stanza delle donne, mamma si vergognava a stare

nella stanza degli uomini.

Mamma si abbassò e mi accarezzò, mi chiamò per nome, lei mi chiamava sempre con un nomignolo,

dissi : mamma devo fare pipì portami in bagno, non potevo muovermi, mia sorella prese la padella

per farmi fare pipì.

Ecco, questa mia esperienza la ricordo molto bene ancora oggi, come è possibile che io disteso

nel lettino vedevo dall’alto il mio corpo nel letto, e, come era possibile ascoltare e vedere

i miei parenti, se tecnicamente non avrei potuto farlo ?

C’è qualcosa che va oltre la scienza, oltre ogni ragionevole teoria scientifica, c’è qualcosa

che noi non sappiamo e non conosciamo.

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Profilo Autore: Giuseppe Buro  

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Via, non te la prendere. Non c’è stato nulla, proprio nulla tra me e Dora. Era afflitta perché il suo promesso l’aveva lasciata da poco e aveva trovato in me solo una spalla su cui piangere. Sai benissimo che sono un emotivo e mi faccio carico dell’altrui sofferenza, per questo, quando sei entrata tu ci hai trovati abbracciati ! lei mi stava sussurrando all’ orecchio il motivo della loro separazione ed io mi avvicinavo di più per udire meglio quella sequela di parole concitate, quei singulti che le uscivano smorzati dalle labbra. Cosa dici ? La mia mano sulla sua gamba ? Così tu credi io sia uno che fa, della sensualità, il suo cavallo di battaglia ? E’ così che mi hai conosciuto ed amato ? Ricordi solo i momenti erotici tra noi e la mia capacità ormonica di indurre una donna a fare sesso ? Non credo sia così, penso che tu mi abbia scelto per ben altre virtù. Ancora ! Mi baciava sul collo ? Ma no ! Ti ho detto che mi stava bisbigliando le ragioni per cui era stata lasciata. Dovevamo farlo sdraiati sul divano ? Ma che dici ! Visto che lei si aggrappava a me, l’equilibrio è venuto a mancare e pian piano siamo scivolati. Ti pare possibile che avrei mai fatto le cose che pensi mentre tu stavi dietro la porta, con gli amici, a fare baldoria ? Non sono sciocco. Che lei sia provocante, come tu sottolinei, non è un buon motivo per farci l’amore. E’ bella, è vero. Non una dea, però. Ha…ha…ha tutte le sue cose al punto giusto, ecco, disposte armoniosamente ed in abbondanza. Diciamo che “si fa guardare” specialmente quando indossa gonne corte che mettono in evidenza due signore gambe ! E….che dire della prosperità del lato B. Si, ma poi, perché te le sto a dire queste cose ? In fondo lo sai già che a me piaci tu, che ti amo e non potrei mai tradirti. Nessuna nube potrebbe offuscarti. Sei il mio amore e penso che potrei superare con un solo balzo l’Everest se soltanto ti penso: Sei la mia Musa ispiratrice che ascolta con pazienza i miei racconti, le mie storie anche se, quando ti sono vicino, non riesco a parlare più, incantato dai tuoi occhi. A parte quest’ultimo, spiacevole screzio, credo che io e te siamo fatti l’uno per l’altra. Ora che mi ci fai pensare, tuttavia, cara la mia criticona, qualcosa da ridire l’avrei anche io ! E non da poco. Non pensare che io sia geloso ! Perché, voi donne, ai nostri dinieghi su ogni responsabilità relative a presunte, ingannevoli, immaginarie tentazioni verso la nostra controparte, adducete dei motivi legati alla nostra gelosia, quando queste riguardano voi. Allora, sottolineando ancora una volta la mia estraneità col morbo di Otello, cosa avrei dovuto dire di te e Mauro, la scorsa settimana, al mare quando, più volte, gli levasti il costume per esibirlo fuori dall’acqua e lui ti immerse tante volte fin quando, parecchio tempo dopo, fosti costretta a rimetterglielo ? E’ vero, mi avvicinai alla battigia ma l’unico bagno che sarei riuscito a fare, sarebbe stato un bagno di sangue! Recedetti perché tutto era rientrato, non prima che tu vedessi i miei occhi schiumanti di rabbia. Tentazione ? O che altro ? Ma questo può capitare a tutti, è vero, amore ? A volte, ad una coppia, può capitare una tentazione, siamo umani in fondo ! C’è un rimedio, in questo caso. Tuttavia non posso proporti l’improponibile perché la panacea del caso ha un solo nome : castrazione ! Però…Non è questo l’eventualità più drammatica che possa capitare a due innamorati. Molto più doloroso sarebbe se ci si innamorasse di un altro, di un’altra persona. Col pensiero. Anche in segreto, forse peggio in segreto, considerando il fatto che non esisterebbero tentazioni, in questo caso, perché ci sarebbe la piena volontarietà nel farlo. Allora, pur di mantenere vivo il nostro amore che è di quelli veri, irrinunciabili, perdoniamoceli questi piccoli peccatucci. A testimonianza di ciò, nel nido d’amore che stiamo costruendo, permettimi di tenere la foto di Monica Bellucci sul comodino accanto al letto. Vedrai anche, di quanto miglioreranno le mie “performances”. Se devo, infine, fare un piccolo sacrificio, acconsentirò che tu metta la foto di Brad Pitt nel piccolo portaritratti di vetro (sperando non si rompa!). Ora vado, devo restituire a Giulia il phon che mi ha prestato e so che tu aspetti Riccardo per la lezione d’inglese. Mi raccomando….e ti raccomando !
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Profilo Autore: Bronson  

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Cosa ne pensi della violenza sulle donne?

Perché questa domanda?

Così…non ne abbiamo mai parlato…

Intendi verbale, fisica, psicologica, sessuale o aritmetica ?

Aritmetica ?... Non esiste!…

Ehhh…chiedilo alla mia prof. di matematica del liceo poi vediamo se non esiste.

Dai non scherzare…però hai ragione a quella verbale o psicologica non avevo pensato…però quella fisica, all’interno di una coppia, cioè essere picchiata credo che sia più atroce come conseguenze anche rispetto a quella sessuale

Spiegati…

Beh penso che se fossi violentata da uno sconosciuto riuscirei ad innamorarmi ancora di un uomo e a fidarmi di lui, ma se fossi picchiata costantemente dall’uomo del quale mi sono innamorata…

Uhm….

Intendo … da uno sconosciuto mi aspetto che mi possa fare del male…ma dall’uomo che amo mi aspetto sostegno, …che sia affidabile…

Eh...vedi come sei stata fortunata? Affidabile…che bella parola…

Tu? Alzeresti mai le mani contro di me? O contro una donna in generale?

Beh..certo…

Cosa??? Stai scherzando vero?

No dico sul serio…le alzerei nel senso di dire “mi arrendo”…quando cominciate con le masturbazioni cerebrali…alzo subito le mani verso l’alto in senso di resa…

Dai….

Beh le alzo anche per altre masturbazioni…sempre in senso di resa –“chiedimi quello che vuoiiiiii”….- ma anche per ringraziare il cielo che esistete…

Ah beh..così mi piace…

Beh…l’altra sera ..a letto…non mi sembrava ti dispiacessero quelle sculacciate…

Si..ma quella non è violenza..quello è amore… nel sesso..due adulti consenzienti….

Hai ragione divagavo è che con te davanti ho sempre voglia di fare l’amore.

Beh allora…soddisfiamo questa voglia…

Ahhh…ehhhh??’ok ti uccido di sesso..

Esagerato…

Ti ferisco di sesso?

Mah…!!! Cala ancora dai…

Una leggera contusione di sesso?...un lieve gonfiore? Un nonnulla di escoriazione? una puntura?

Dai vieni qua…che ti uccido io…di sesso…

Come sei violenta…Uhm…sono tuo…uccidimi …mani in alto e “chiedimi quello che vuoiiiiiiiiii” anche di portarti all’Ikea.
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Profilo Autore: Elvezio  

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La prima cosa che feci dopo aver preso in affitto, con un amico al momento a  casa per un breve periodo di riposo, un bilocale fu quello di abbellire una parete  dello stesso con una rete da pescatori che mi ero portato da casa ed inserire tra le maglie una serie di conchiglie e le lucine intermittenti colorate, quelle dell’albero di natale per intenderci, di provenienza dubbia con la speranza che se mia madre fosse venuta a trovarmi (cosa improbabile),non si fosse soffermata su di esse. Sotto misi un tavolinetto e vi sistemai un giradischi con i lenti , ma molto lenti, più famosi degli anni ’60. Immediatamente vicino a questa parete, e non a caso, sistemai il comodo divano letto che avevamo. Tutto organizzato alla perfezione. Perché ? Era il minimo che potesse fare un giovane arrivato vergine all’università e che aveva voglia di scrollarsi da dosso questa…devastante immagine. Da quando ero arrivato, circa due anni prima, avevo vissuto tra una pensione  e una casa privata e, anche se si fosse presentata un’occasione non avrei saputo cosa fare per la mancanza di una location adeguata. Ora era tutto a posto e volevo iniziare da subito a darmi da fare per inaugurare quel piccolo spazio che mi ero creato…per crescere. Proprio quella sera ero stato invitato ad una festa di studenti in una casa privata. Mi preparai con cura, mi vestii con eleganza, misi il profumo, in abbondanza, tanto che sarei potuto passare per una di quelle “signorine” che la sera affollano i marciapiedi, mi lavai i denti poco prima di uscire e andai…a piedi naturalmente. Chi avrebbe avuto la fortuna di dividere la sua vita con la mia, anche se per breve periodo, avrebbe dovuto essere una camminatrice ! Mi sentivo un po’ un crociato, pensai che avrei dovuto faticare molto quella sera, non ero abituato a duellar a singolar tenzone con le donne, ma ero deciso. Audentes fortuna iuvat, dicevano i latini e io mi sentivo audace quella sera. Poi non so, certo è che la mia audacia diede i suoi frutti. Ebbi molto, tanto successo quella sera. Tra frizzi e lazzi Incantai la platea in quella festa, sia maschile che femminile, cui ero molto interessato. Ad un certo punto tra le donne si era creata una lista di coloro che avrebbero ballato assieme a me prima di altre, quasi tutte! All’una di notte avevo i piedi dolenti e ancora non avevo trovato ciò che cercavo. Eravamo quasi all’alba del ’68 e i fermenti cominciavano a sentirsi. Ballai con la filosofa, e stavo per addormentarmi addosso a lei per i suoi discorsi. Effetto identico lo ebbi con la scrittrice impegnata che non la smetteva di parlare e senza refusi. La sportiva che non finiva mai di muoversi anche a musica finita. Di tutto, insomma, ma niente che facesse al mio caso. E io continuavo a ballare alla ricerca di…e mica potevo dire di chi  ero alla ricerca ! Finalmente si fecero le due e trenta ed arrivò lei. Non molto alta, magra con tendenza ad ingrassare (notare il mio linguaggio da gentiluomo),tranquilla, aveva l’aspetto di una donna che sapeva il fatto suo. Mi disse semplicemente, con la consapevolezza di chi era sicura di non essere rifiutata ;

·       Mi fai ballare ?

·       Te lo stavo per chiedere. - (Bugia. Non mi ero nemmeno accorto di lei)

·       Sei galante…

·       Eh no ! Non cominciamo ad offendere ! A me galante non lo ha mai detto nessuno !

·       Che simpaticone che sei…

La musica iniziò e lei si strinse a me con un calore diverso e accostò il suo viso al mio. Capii di essere piaciuto, ormai mi sentivo un intenditore di donne. Pensai : Non mi freghi con la dolcezza degli innamorati. Voglio ben altro io. E, infine, avvenne ciò che mi ero augurato avvenisse. Lei si accostò al mio orecchio, sollevandosi sulle punte delle scarpe e pronunciò la fatidica frase :

·       C’è troppo fumo qua dentro, potremmo andare a casa tua ?

·       Certo che possiamo, ma sai, è una casa di poveri studenti fuori sede…

·       Se ci sei tu, sarà una reggia.

E chi mi teneva più a quelle parole. Avrei voluto fare salti di gioia, ma mantenni l’aplomb. Era arrivata la mia ora, quella tanto attesa. Sarei diventato adulto in tutto e per tutto !

Arrivati a casa entrammo ed io accesi le luci ad intermittenza che diedero spettacolo. Intanto fuori era cominciato a nevicare e l’atmosfera ovattata che creava la neve ben si sposava con la scenografia che avevo creato benché in antitesi. Solo una cosa la disturbava.

Il rumore che veniva dall’altra parte della parete, riconducibile all’attività amatoria della persona che abitava i locali accanto ai miei. Gridolini, sospiri di donna in amore e quant’altro, giornalmente, ed io a causa di deficienze edili, ero costretto a sopportarle mio malgrado . Ora, invece, mi facevano anche comodo…facevano pendant all’atmosfera che  avevo creato. Ma da quella sera in poi, fantasticai, le grida si sarebbero tramutate in urli, i sospiri in vortici di piacere, si, con queste premesse avrei fatto la mia entrée nel mondo dei grandi, degli adulti. Ero stato scrupoloso, avevo premeditato e, di conseguenza, avevo fatto tutto a puntino. Con l’augurio che la mia serata finisse come stava per finire, avevo indossato perfino le mutande tattiche…cioè delle mutande nere con davanti stampato in rosso, il disegno di una trivella ! Presi degli cioccolatini, regalo che mia madre mi fece essendosi accorta che soffrivo di “cioccolatofagia” e del brandy che tenevamo nell’evenienza di una rianimazione. Tutto era pronto. Mi sentivo come poco prima di sostenere l’esame di Anatomia. Vuoto ! E non potevo sprecare questa grande occasione. Una preghiera a S.Valentino Peccatore,il santo dell’amore profano e quindi mi sedetti accanto a lei, sul divano. Le passai il braccio attorno al collo e l’attirai verso di me. Lei mi lasciò fare docilmente e docilmente appoggiò la sua testa sul mio petto. Dopo un po’ le sollevai il mento per baciarla e…….

·       Che fai, piangi ?

·       Si, di felicità ! Ma tu avrai capito ! Perché tu lo hai capito, vero ?

·       Come no !  - dissi brevemente per tacitare la conversazione e passare all’azione, ero eccitatissimo. E poi cosa c’era da capire era tutto chiaro, dai !

·       Sei eccezionale – rispose lei – Quando hai capito che sono innamorata pazza del tuo amico? Ora che non c’è, volevo vedere dove abitava, si, insomma, l’ambiente in cui interagiva e perché no, conoscere l’amico con cui condivide tanto tempo !

Quella domanda non ebbe mai risposta, solo uno scrollare le spalle addebitabile più ad un tic nervoso che ad un tentativo di rispondere. Tutto era tornato alla normalità. Le atmosfere che avevo create, svanite. Il sogno nordista di un giovane terroncello, in fumo. Avrei dovuto rimandare la mia entrata nella società che conta, quella degli adulti, ancora non si sa per quanto tempo.

Ora sono vecchio e non sono più vergine, ovvio ! Ma non è stato questo a facilitare la mia maturazione complessiva. La crescita avviene, non traumaticamente come credevo di poter fare io, ma nei tempi giusti al momento giusto. Parlo proprio come un prof che vuol dare lezioni ! La verità è che essendo vecchio, non ho più tante…urgenze e posso così  pontificare. Però…la lezione di tanti anni fa mi è servita a capire che si cresce con le parti alte del corpo e non con quelle basse. In fondo, pur essendo vecchio certe “esigenze” ancora non mi mancano, ma le affronto per come devono essere trattate, cioè esattamente al contrario di come facevo prima, e il risultato cambia, oh si che cambia !
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Profilo Autore: Bronson  

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I

Quando va spegnendosi il tramonto e più non sento le voci
degli ambulanti di meloni e olive nere
o gli arrotini coi loro altoparlanti
e la girandola del vento più non gira laggiù
sul balcone difronte al mio,
con i bambini che piangono che non vogliono lavarsi
e i vecchi fermi come scacchi, allora
riguardo le parole scritte in giorni come questi
anche se temo che non significano niente, semmai
erano solo i nostri cuori che esplodevano in mille coriandoli
perché le ragazze sorridendo spruzzavano stelle sui nostri petti ancora acerbi
e guardavamo arcipelaghi di nuvole viola nel cielo completamente immobile,
o era più semplicemente la vita con i suoi imballaggi, le valigie, i vestiti mal piegati,
le carte da gioco, gli scatoloni impolverati, le immagini del ricordo.

Ed io non sapevo che la poesia potesse avere cieli d'estate,
andare di corsa nelle pianure rassegnate,
sfruttare il vento nei frutteti per tagliarmi il capo
e scendere come la pioggia mentre tutto si ripara
o scagliarsi come una donna con versi biondi come vino
ed altri silenziosi e solitari come gli anziani sulle panchine dei giardini comunali
che aspettano la morte con i bastoni d'ebano e i cappelli
e le altre parole da mettere in serbo per le stagioni fredde
e l'amore mostruoso, l'odio, il dolore.

II

All'alba, d'improvviso, il treno
entrò nella stazione tra le luci nucleari di fine Ottobre
e tutto sembrava diventare rosso, le unghia rosse, i tetti rossi,
l'uva rossa, anche il sole diventava rosso,
e la tua bocca ancor più rossa.
Da quelle parti incontrai i miei diciannove anni,
seduti con gli occhi di miele e i fianchi stretti come un' ape
mentre il tempo ci veniva addosso come un temporale
e l'addio era già nelle nostre mani rigate come le foglie,
in quello che dicevamo e tenevamo nascosto
e poi la fiducia, la serenità, la paura,
i miti, i nascondigli, i finestrini imperlati dalla pioggia,
le stoviglie in cucina, le conserve d'Agosto, i bazar cinesi,
tu nuda allo specchio che passavi le dita su quel neo
e l'asfalto cocente appena messo sopra le case, le croci della ferrovia,
le pillole e l'anoressia,
i gabbiani che arrivavano alle discariche di provincia
e la neve di quell'anno che la neve qui viene solo sul Vesuvio, allora
pensavo alla grande tristezza delle madri senza figli
o alla tristezza dei cani che dormono sui sacchi di juta
o alla feroce bellezza del mondo che odorava di fica e di sperma
e poi di nuovo il treno all'improvviso,
noi liberi come anime latine
e la città che ci accoglieva con le gambe aperte
e tutti che uscivano come spermatozoi dai convogli
e il tempo correva come gli studenti sotto la pioggia
con i palazzi che diventavano più scuri
e poi innamorarsi di colpo come una porta sbattuta,
con l'addio nei tuoi occhi di farfalla, tra le camicie a righe colorate,
sempre con i tuoi fianchi stretti come un'ape.

III

Da qualche parte in un' altra dimensione
le donne raccoglievano il sangue dei maiali scannati
che fumava davanti ai miei occhi scuri come la terra bagnata
e in Giugno dietro al Santo c'erano i vecchi col bastone,
i bambini con la veste della prima comunione cantavano i "Gloria al Padre"
e tutti si facevano il segno della croce
ed io me ne andavo per i campi
che dal tabacco uscivano i migranti con i guanti e le camicie lunghe
e Settembre ci portava l'uva bianca come i tuoi polsi
che il succo ci colava sulle dita abbronzate dal mare, sui jeans slavati
e poi l'amore disfatto come le lenzuola azzurre dei nostri letti, allora
restavo fermo come le stelle ad ascoltare il murmure amoroso della terra
del tempo tutto che riempie i nostri sonni
e risalivo per le vene del mondo sentendo meno l'amarezza,
disteso come questo filo d'erba fra le tue labbra.
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Profilo Autore: Antonio  

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Giusy Ferrero potenza canora e bellezza

Giusy Ferrero è una vocalista e cantante,

rivelatasi in questi ultimi anni,

come un a delle interpreti femminili

musicali,

più dotata e potentissima;

con un a voce baritonale,

profonda e sincopata

unica nel suo genere e originalissima

come impostazione e forza canora;

queste doti canore,unita d un indiscusso talent o e ad una grande

sensibilità musicale ,

e poi non manca la bellezza fisica,

ne hanno fatto,

un personaggio,unico nel suo genere.

Di questa artista unica e complessa,

le canzoni non mancano e sono di alto effetto,

come per esempio spicca Novembre,

ma io volevo te,e tante altre;

come la Nannini,anche Giusy spesso

dedica brani alla stagione invernale

e il suo repertorio è inconfondibile.

L’artista ha una voce inconfondibile ed impareggiabile,

che ne fanno una protagonista da sempre.

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Profilo Autore: stefano medel  

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