“Piove sulle labbra stolte.

Fuma una sigaretta appoggiata alla balaustra,

fuma se stessa in attesa che qualcuno la fumi”.

Il campo dei miracoli mostrava segni di folla.

Folle s'affollavano nella loro follia.

Il gatto e la volpe scavavano una fossa

dopo essere fuggiti da Collodi.

Un sacchetto di monete avrebbe dovuto

saldare i conti con l'assicuratore.

Ma la favola era sbagliata,

il tempo era sbagliato

l'ironia era morta.

Un vociare da lontano portava dove il cielo si piega

e il campo si trasformava lentamente in piazza.

La piazza compì il miracolo e nel cerchio del sacro

divenne finto simulacro.

Una gita di liceali s'abbandonava alle foto classiche

e una chitarra elettrica suonava dalla via.

Tutto voleva creare confusione e nella calca

s'intravedeva il calco del bronzo fuggito da Riace.

Alcune ragazze innamorate passarono la notte accanto a lui.

L'intelligenza artificiale artificiosamente pensava al buio.

La presunzione della presa in giro presumendo che gli altri non presumessero

s'era travestita con l'abito del ramo vita.

Nel tentativo di tentare, spesso s'affacciava al balcone facendo proclami di giustizia.

La giustizia incarcerata da tempo intanto piangeva nelle galere veneziane.

Un piccione viaggiatore recava messaggi in codice non codificati e i destinatari

s'arrogavano il diritto di sentirsi di superiore natura rispetto alla massa dei massificati.

Un telefono d'una dimenticata cabina telefonica segnava l'ora con tre squilli e mandava

contemporaneamente fax con elogi e congratulazioni pensando di passare inosservata

a chi l'osservava con attenzione.

Un temporale correva a grandi passi sulla piazza mentre un'astronave aliena con a bordo

il Gran Furbone dei Marziani distribuiva dotti epiteti a tutti.

L'acquazzone si trasferì di luogo trasformandosi in acqua a zone differenziate.

Furgoni con pompe sommerse provvidero alla disinfezione dalle pulci bagnate.

Il mondo sembrava una grande scacchiera dove il re mangiava tutti i pedoni e, dopo

aver sodomizzato un fante, usciva insieme alla regina che lo aveva tradito con il cavallo.

Intanto il circo Barnum aveva contattato l'ufficio dei riassicuratori non assicurati che

per consuetudine truffavano i truccatori dei dadi truccati.

Dal ristorante al Duomo un odore di brodo di colombo usciva a piedi non avendo più le ali.

Il tenente della serie televisiva indagava di nascosto sulla capacità cognitiva degli sconosciuti.

L'aperitivo dell'amico Sheridan era sbiadito dall'imbecillità della gang del limone meccanico.

Un noto regista registrava sulla torre il remake delle comiche di Stan e Oliver.

Sotto il popolo rideva a crepapelle non trattenendo i liquidi corporei.

L'enorme quantità d'umido unita alla tempesta fece inclinare gli animi e le riprese della fiction

furono interrotte bruscamente.

Dal pianeta rosso si preparava l'invasione della terra e gli infami erano pronti con le loro soffiate.

Il sindaco dei sindacati autonomi smise la tuta da operaio e vestì il camice bianco di professore

ad honorem dell'università normale.

Il peggio venne e le astronavi dei Marrani invasero tutti i bar della zona impadronendosi del potere.

I difensori che da sempre si spacciavano per difensori cercarono di difendersi.

Nulla fu possibile contro le preponderanti forze messe in campo dagli invasori invasati.

I prigionieri furono moltissimi e dopo aver subito il lavaggio del cervello furono cosparsi

con il borotalco proveniente dal Bosforo.

Un manipolo di uomini però ancora resisteva asserragliato nel serraglio della serratura della pazzia.

Al centro di igiene mentale, abolito oramai da tempo, il medico di turno provvide a provvedere alla fornitura di cervelli superiori per fini inferiori con obiettivi infimi.

Ecco che ognuno aveva stabilito il proprio ruolo non sapendo esattamente cosa fare.

Nel mezzo della generale confusione s'erse dal pulpito la voce della pura imbecillità

che, con un gran discorso, convinse tutti a lasciar perdere le proprie attività e a seguirla

nel mondo delle miniere di polpette fritte al petrolio che si trovava nell'animo degli eletti non eletti ma reietti.

Dante, dal suo soggiorno infernale, percorse pochi chilometri e deviò per evitare la strada della torre

ben sapendo che il vecchio palazzo non era gradito in quei luoghi.

Arrivò con non poca fatica alla fonte della vita eterna e, con l'ausilio d'un dirigibile non dirigibile a comando, sparse sul campo dei miracoli l'aura di Virgilio.

Una mail inviata per errore al capo dei pirati scatenò l'inferno, causando le ire del Sommo Poeta

che s'arrogava il copyright sul regno dei morti.

Un clan combinò un clan clan sul pulmino dei beati ignoranti della santa ignoranza devota ma ignota. Nel frattempo dal mare s'avvicinava minaccioso, a bordo della sua pentola a pressione, capitan Bifidus, un vecchio serpente di mare che non mostrava certo segni di pentimento.

Nel caos iniziale della creazione le forze dei cavalieri Jedi si concentrarono tutte sul centro della piazza, creando un campo magnetico che dotò i pensieri di naturale magnetismo negativo.

Il gran gran Kan Kublai Ndo Vai non volle fare una figura da cani e si presentò vestito

da classico Verme in verde facendo lo spaccone e proferendo frasi improferibili.




Strana storia questa cari lettori disattenti, però il Kan disse veramente così “Vi prenderò tutti in giro

perché la mia intelligenza superiore è talmente superiore che non farete in tempo a pensare che v'avrò fregato pure il portafoglio di tasca senza che ve rendiate conto. Io sono così ironico e presuntuoso che faccio ridere solo me stesso. Vi chiamerò tutti maestri e gran poeti così mentre vi rimirate allo specchio vi fregherò pure tutta l'argenteria di casa e a nulla serviranno le polizze contro furto e incendio...” Mi fermo qua, avendo ovviamente edulcorato con parole semplici quelle vere pronunciate dal tal individuo.




Il tempo va così dove i miracoli si fanno ogni giorno e la narrata vicenda vuol dimostrare che, nella folla che s'accalca ogni giorno nella calca, emerge sempre la figura del gran “intelligentone” che tutto sa, vede, prevede e presume di sapere.

Quanti di questi individui popolano i popoli della terra e del cielo.

Come stelle e pianeti girano fra le forze gravitazionali: essi fan girare le sfere in terra agli uomini di buona volontà che per buona volontà lasciano che essi girino nella loro pazza ruota.

Lasciamo allora che la giostra finisca il giro e che l'uomo prenda in giro ciò che non gira secondo dettati canoni.

La serietà della chiusa non chiude ma apre la porta al teatro delle gran magie dove troverete tutto quello che vi serve e anche quello che non serve.




Caro Uomo che di te pensi in alto, scendi dal palco dell'imbecillità e beccati in faccia

pomodori in quantità... che altro non aspettano gli spettatori di qualità.




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Profilo Autore: Giancarlo Gravili*   Sostenitore del Club Poetico dal 17-11-2017

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