Nel deserto nero del mondo inesistente, investiti da una violenta tempesta di sabbia, alcuni uomini arrancavano stentati movimenti. Procedevano uno a uno in fila indiana: indosso un cappuccio nero a celare la loro falsità dall'aggressione del tempo infausto. La strada era lunga: a ogni passo compiuto dal loro stomaco uscivano fuori putride frattaglie. Non avendo altro con cui sfamarsi, pur di arrivare alla meta vivi, ognuno mangiava i resti di chi lo precedeva. Durante il cammino tutti intonavano una canzone evocativa per svegliare i morti dall'eterno sonno ed essi adirati ghermivano inesorabilmente le anime più deboli. In questo modo ognuno sperava di arrivare primo e solo alla meta finale. Dopo giorni di peregrinazione arrivarono a un castello: era il regno dei Falsi Ideali, dove li attendeva il Re Fatuo. La salita che portava all’ingresso della reggia era irta e pericolosa. Molti, nel tentativo di prevaricarsi l'un l'altro, cominciarono ad azzannarsi e a mangiarsi. Uno solo arrivò alla meta. Questi, dopo aver messo piede sulla soglia del maniero, si voltò indietro per essere sicuro di essere rimasto l’unico: alle sue spalle vi era il nulla, nemmeno un rivolo di sangue o frammenti umani si scorgeva. “L'uomo rimasto solo, interrogando se stesso, comprese allora d’essere sempre stato solo”. Preso dalla paura bussò con violenza alla porta. Il Re Fatuo lo fece entrare e lo invitò a sedersi a una grande tavola imbandita . Stanco e affamato il viaggiatore, soddisfatto d’aver finalmente raggiunto il suo sogno, s'accomodò e i servitori cominciarono a servire le pietanze: come prima portata fu servita l’invidia, seguita dalla perfidia poi venne il turno dell’accidia e per ultimo venne offerto un dolce che aveva come ingredienti tutti i restanti mali del mondo. L’uomo rimasto sorpreso da tali pietanze chiese al Re come mai gli avesse servito una tale cena, facendogli notare che egli aveva fame di gloria, fortuna, denaro e di tutte le gioie e i piaceri della vita: aveva percorso tanta strada per godere di tutti i privilegi possibili. Questo era quello che in terra aveva promesso un giorno l'indovino Nefasto, sceso dal monte dei Sospiri per parlare agli uomini; quindi quel pasto non poteva averlo di certo saziato. Il Re si alzò dal trono e gli disse: “finora ti sei sempre saziato con il male, ora non ti soddisfa più? D’ora in avanti quello che ti è stato servito oggi sarà quello che dovrai mangiare per il resto della tua vita”. Pronunciate queste parole il Re Fatuo svanì insieme a tutto il resto e l’uomo d'improvviso si ritrovò seduto nel nulla. Quel nulla che lui stesso aveva creato, senza mai averlo saputo.

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Profilo Autore: Giancarlo Gravili*   Sostenitore del Club Poetico dal 17-11-2017

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