Il r.i.s. toro muore
al ris torante a cielo aperto.
Spaghetti allo scoglio e linguine ai granchi.

«Guarda che hai preso un granchio»

I pescatori tornano dalla notte di caccia al polpo.
Uno di loro è sempre in pole position e frega i mitili ai militi.
Cozze e polpi come menù
e onestamente non si può di più.
Un cero come luce sul tavolo,
pizzi di carta
tovaglioli di plastica, forchette
ecoltelli di carruba biodegradati.

«Bella la sinalefe nel precedente verso»

«Mi hai preso per un verso, molla la presa, mi fai male»

E io c'ero nella mattanza della paranza
e barche spiegavano alle vele come aprirsi.
Ma erano tutte ignoranti e poi non s'alzava nemmeno vento.
Un pescatore lungi e mirante, dall'alto dei suoi centodieci centimetri,
guardava lontano con un bi 'n culo.
Sognava una rete a strascico piena e ribollente di vittime ittiche.
La guardia costiera s'accostò alle imbarcazioni e fece una retata.
I pescatori di brodo avevano usato la dinamite.
Davanti al tenente di vascello si giustificarono dicendo
che la Dina, moglie d'uno di loro, era una tipa mite.

«Sì, sì è veramente una Dina mite, tanto Dina mite»

Il maltolto al mare fu funeralizzato sulle banchine del porto
con una salva di cinquanta cannonate: si realizzò calando una fune.
Le salme vennero sepolte in mare.
La pasticceria Sal & Me offrì dei cannoni al pistacchio.

«Cacchio, pistaaaaaaaa, che mi perdo la cerimonia... Ma tu c'eri? O eri dalla Monia a dire il salmo d'addio»

Talune cozze, sfuggite alla funzione finale, furono mangiate e taluni si
beccarono la Salmo e la Nella, due di poco conto che si davano alla prostitudine.
Brutta la solitudine dovuta alla quarantena, a cui dovettero sottoporsi tutti i coinvolti.
Con volti sconvolti si dimisero in blocco, dal blocco sei del policlinico sinfonico, appena il dirigente sanitario concesse l'amnistia suonando una suonata famosa.

«Mi stia bene... E non vada più da quelle due tipe, fanno ammalare di botto»

Un botto segnò il mezzogiorno e la fame si fece sentire.
I pescatori infuriati si tuffarono in mare alla ricerca di mitili e polpi.
La guardia costiera, prevenuta, aveva provveduto, con largo anticipo,
a sguinzagliare i famosi tori da pesca, famelici guardiani della guardia costiera.
I pescatori furono presi nella morsa dai tori da pesca che si scatenarono con morsi alle terga che sapevano di profumo di pesca.

In premio, per l'azione coraggiosa, i tori furono encomiati con una pesca allo sciroppo.
S'alzò un vento di scirocco da Shiraz e vino del loculo si bevve a fiumi e a mari.
L'eco sistema era salvo.
La guardia costiera era ormeggiata a costa.
I pescatori di brodo erano in gattabuia...

«Sola se ne va una gatta per la città,
si spengono le luci di quell'ultimo caffè...
E Modugno, dal cielo trapunto di stelle, canta ancora
e la sua voce risuona nel silenzio della notte buia»

Dalla gattabuia scendono lacrime.
L'orizzonte sul mare non riesce a orizzontarsi nel verso voluto
e le nuvole del tramonto si perdono nei moti e i promontori...

«Nooooooooooooooo, i tori nooooo, per pietà!»iù.

Un cero come luce sul tavolo,
pizzi di carta
tovaglioli di plastica, forchette
ecoltelli di carruba biodegradati.

«Bella la sinalefe nel precedente verso»

«Mi hai preso per un verso, molla la presa, mi fai male»

E io c'ero nella mattanza della paranza
e barche spiegavano alle vele come aprirsi.
Ma erano tutte ignoranti e poi non s'alzava nemmeno vento.
Un pescatore lungi e mirante, dall'alto dei suoi centodieci centimetri,
guardava lontano con un bi 'n culo.
Sognava una rete a strascico piena e ribollente di vittime ittiche.
La guardia costiera s'accostò alle imbarcazioni e fece una retata.
I pescatori di brodo avevano usato la dinamite.
Davanti al tenente di vascello si giustificarono dicendo
che la Dina, moglie d'uno di loro, era una tipa mite.

«Sì, sì è veramente una Dina mite, tanto Dina mite»

Il maltolto al mare fu funeralizzato sulle banchine del porto
con una salva di cinquanta cannonate: si realizzò calando una fune.
Le salme vennero sepolte in mare.
La pasticceria Sal & Me offrì dei cannoni al pistacchio.

«Cacchio, pistaaaaaaaa, che mi perdo la cerimonia... Ma tu c'eri? O eri dalla Monia a dire il salmo d'addio»

Talune cozze, sfuggite alla funzione finale, furono mangiate e taluni si
beccarono la Salmo e la Nella, due di poco conto che si davano alla prostitudine.
Brutta la solitudine dovuta alla quarantena, a cui dovettero sottoporsi tutti i coinvolti.
Con volti sconvolti si dimisero in blocco, dal blocco sei del policlinico sinfonico, appena il dirigente sanitario concesse l'amnistia suonando una suonata famosa.

«Mi stia bene... E non vada più da quelle due tipe, fanno ammalare di botto»

Un botto segnò il mezzogiorno e la fame si fece sentire.
I pescatori infuriati si tuffarono in mare alla ricerca di mitili e polpi.
La guardia costiera, prevenuta, aveva provveduto, con largo anticipo,
a sguinzagliare i famosi tori da pesca, famelici guardiani della guardia costiera.
I pescatori furono presi nella morsa dai tori da pesca che si scatenarono con morsi alle terga che sapevano di profumo di pesca.

In premio, per l'azione coraggiosa, i tori furono encomiati con una pesca allo sciroppo.
S'alzò un vento di scirocco da Shiraz e vino del loculo si bevve a fiumi e a mari.
L'eco sistema era salvo.
La guardia costiera era ormeggiata a costa.
I pescatori di brodo erano in gattabuia...

«Sola se ne va una gatta per la città,
si spengono le luci di quell'ultimo caffè...
E Modugno, dal cielo trapunto di stelle, canta ancora
e la sua voce risuona nel silenzio della notte buia»

Dalla gattabuia scendono lacrime.
L'orizzonte sul mare non riesce a orizzontarsi nel verso voluto
e le nuvole del tramonto si perdono nei moti e i promontori...

«Nooooooooooooooo, i tori nooooo, per pietà!»

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Profilo Autore: Giancarlo Gravili*   Sostenitore del Club Poetico dal 17-11-2017

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Commenti  

Giancarlo Gravili*
+1 # Giancarlo Gravili* 24-02-2019 18:00
Spesso attraverso la satira cerchiamo di denunciare i mali del mondo e, in questo caso, l'azione dell'uomo che distrugge la natura.
Alessio
+1 # Alessio 25-02-2019 15:55
Davvero molto simpatica e al tempo stesso riflessiva! Ci sono moltissimi giochi di parole, alcuni più evidenti e altri meno. Un bellissimo scritto, complimenti

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