Quello fu l'inizio di una serie di appuntamenti sempre più frequenti, che si propagarono per tutta l'estate.
Mentre Gina e Francesco erano già una coppia, io e Alessandro, eravamo....... ancora amici?
Dopo quella sera non avevamo mai parlato chiaramente della nostra situazione.
La vivevamo come veniva, senza dichiarazioni o impegni troppo seri. 
Non era da me buttarmi tra le braccia di un ragazzo appena conosciuto, ma non si può mai dire nella vita, c'è sempre una prima volta.
C'era stato qualche altro bacio tra di noi, ma non come quello.
Volevo fare le cose con calma e credo che lui l'avesse capito.
Si creavano momenti romantici, occasioni, ma nel momento in cui ci avvicinavamo, lui mi dava il solito bacio sulle labbra o sulla guancia e poi si tirava indietro.
S'imbarazzava talmente tanto poi che, non sapendo bene cosa fare, si alzava di scatto e sembrava un bambinone grande e grosso impacciato o partiva di scatto con la macchina, lasciandomi senza parole davanti casa.
Non so perchè, ma arrivai alla conclusione che non gli piacevo poi così tanto e voleva solo amicizia da me.
In fondo era quello che volevo, fare le cose con calma, ma a volte mi evitava e non si faceva sentire per qualche giorno.
Comunque una cosa era certa, c'era qualcosa che non andava, era partito troppo a razzo e inevitabilmente finito a... ehm...
Era possibile che si era sbagliato? 
Era possibile che si era reso conto che non ero come si aspettava?
Bè... poteva starci tutto, ma non me la raccontava giusta!
Era come se qualcosa lo trattenesse e non era di certo timidezza. 
Dubbi e perché non trovavano risposta e a scervellarsi senza chiarimenti non si arrivava da nessuna parte!
Una mattina, una settimana prima di ferragosto, uscii prima della pausa pranzo dalla libreria per sbrigare delle commissioni per la signora Giovanna, la titolare della libreria.
Girai come una trottola per riuscire a fare tutto ciò che mi aveva chiesto e avevo proprio voglia di un caffè, di ritagliare cinque minuti per me.
Entrai nel bar di Dario, che frequentavo spesso con Gina, quando uscivamo per due chiacchiere, e ordinai il mio caffè.
Dopo il caffè era d'obbligo la sigaretta, almeno per me.
Feci due passi e arrivai al parco.
Mi sedetti su una panchina, accesi una sigaretta e i pensieri iniziarono a vorticare nella mia testa.
"Ale Ale Alessandro!... Oddioooo!... Avrà bisogno di tempo? Non gli piaccio così tanto?... Oddio nooo! Vuole solo divertirsi!... no dai!... E se... se fosse così?... grrrrrrr... Oddioooooo ha un'altra... ha un'altra!..." pensai cambiando posizione di continuo su quella panchina.
Sbuffando e alzando lo sguardo, dei bimbi che giocavano a rincorrersi, attirarono la mia attenzione, ne fui conquistata e i pensieri si dissolsero.
Almeno riuscivano a distrarmi da quei pensieri contorti.
«Presooooo! Ora tocca a te prenderci!» disse una bimba dai lunghi capelli ricci che molleggiavano ad ogni movimento che faceva.
«Corri corri Lucaaaa!» disse un bimbo biondo e le loro risate mi scaldarono il cuore.
Mi rilassai e sorrisi.
Continuai a guardarli per un pò e ridevo divertita, quando facevano espressioni buffe o dicevano qualche frase pronunciata male.
Che tenerezza!
Un momento di gioia e serenità in mezzo ad una giornata frenetica.
Gettai il mozzicone, mi alzai e mentre mi voltavo per andare via, notai un ragazzo e una ragazza vicino ad un albero che parlavano e ogni tanto ridevano e lei emetteva degli urli. 
M'incuriosii.
"I soliti ragazzetti che si fanno gli scherzi!" pensai e sorrisi.
Ad un certo punto il ragazzo disse qualcosa ad alta voce...
"Mi sembra di conoscerla... questa voce!" pensai dubbiosa.
«Vieni qua!» disse lui ancora ad alta voce e rideva divertito.
«Eh no! Devi prendermi tu!» gridò lei, ridendo divertita a sua volta.
"No no! Io sta voce la conosco proprio!" pensai convinta e m'irrigidii.
Dovevo sapere, decisi di osservare meglio per capire se mi sbagliavo o no sul mio sospetto.
Mi spostai di qualche passo per avere una visuale migliore sui due ragazzi e mi nascosi dietro un albero, non molto distante.
Non so perché, ma mi agitai un pochino, forse per paura di essere scoperta e scambiata per maniaca o guardona o cose simili, oppure perché avrei visto qualcosa che non avrei voluto vedere.
Mi scostai di poco dall'albero con la testa.
Il ragazzo era di spalle, le mani in tasca e lei di fronte a lui che rideva.
Parlavano di qualcosa ma non riuscivo a sentire bene, sentivo soltanto l'agitazione salire.
Il cuore mi andava a mille e deglutii piano.
"Ok finora non ho visto molto!... Eddai! Da bravo spostati e girati, così ti vedo bene... dai!" dissi a lui mentalmente. 
Lui era ancora di spalle, con le mani sempre in tasca e lei di fronte a lui e parlavano ancora, lei lo abbracciava stretto cingendogli il collo, poi ridevano e schiamazzavano, lei gli dava qualche bacio sulla guancia...
"Dai!... Non posso stare qui tutto il giorno... girati, cazzo!" pensai leggermente irritata, quando una terza voce attirò la loro attenzione.
Si voltarono entrambi di lato, verso quella voce ed ebbi la risposta alla mia curiosità.
«Ehi Jacky Martino! Come stai amico? Era da un pò che non ti si vedeva da queste parti!» disse a lui.
Il mio cuore perse un battito e mi si mozzò il respiro.
«Ehi amico! Tutto ok! Sono stato un pò in giro!» rispose lui ironico.
Sbiancai.
«Ciao Lara! Sempre appiccicati voi due, eh?» disse quel ragazzo.
«Lo sai che siamo culo e camicia io e Lara!» rispose Jacky divertito portandosi una sigaretta alla bocca.
Stavo per svenire.
Non credevo ai miei occhi e alle mie orecchie.
Jacky era lì a pochi passi da me.
Uscii da dietro l'albero con le gambe tremanti, dovevo andarmene.
Lui era lì, con una ragazza con la quale stava... 
Che stavano facendo? 
Giocavano... flirtavano... cosa? 
Era la sua ragazza?
Potevano vedermi chiaramente, mentre mi ponevo altri maledetti quesiti che mi confusero ulteriormente, ma rimasi lì di sasso. 
Lo vidi irrigidirsi di colpo, e fermare la mano a mezz'aria con cui teneva l'accendino. 
Tolse piano la sigaretta dalla bocca, prendendola tra le dita e lentamente la ripose nel pacchetto. 
Si guardò intorno, dandomi di nuovo le spalle e voltò la testa lentamente, da sinistra verso destra, come se avesse sentito qualcosa, come per cercare, come per vedere qualcosa o qualcuno. Sospirai.
L'altro ragazzo e la ragazza parlavano tra di loro e si erano allontanati di qualche passo.
Certo, potevano essere coincidenze, potevo essere io a fraintendere, potevo essermi sbagliata su quello che avevo visto e sentito e tutto quello che vi pare, ma non ero di certo contenta.
Ero contenta di vederlo...
Non ero contenta di aver visto...
Vabbè... ero parecchio confusa e basta!
Volevo scappare via da lì, sparire, trasferirmi per teletrasporto altrove... ma rimasi lì immobile, come una statua, a fissarlo, ad osservare i suoi movimenti.
Era diverso.
Era più bello dall'ultima volta che ci eravamo visti, sette anni prima.
I capelli erano più scuri, forse perchè li aveva tagliati, erano molto corti.
Il corpo era muscoloso e definito.
Aveva anche la barba di qualche giorno...
Oddio!
Che volo frenetico di farfalle nel mio stomaco!
Doveva aver sentito il mio sguardo bruciargli la schiena, perché ad un certo punto si voltò di scatto verso di me e per qualche secondo rimase a fissarmi, poi sorrise.
Oh.Mio.Dio!
«Anna!» esclamò a mezza bocca, rimanendo immobile.
I due ragazzi guardarono lui e poi verso di me.
Mi ripresi per un attimo e invece di rispondere, col cuore in gola, mi girai di spalle e scappai come una ladra, correndo più del vento.
Mentre correvo, le lacrime iniziarono a pungermi gli occhi e offuscarono la mia vista, così rallentai.
Ero agitata e affannata.
Una miscellanea di emozioni, del passato e del presente, mi trapassavano il petto e mi annebbiavano la mente.
Dopo un pò di strada percorsa, sentii afferrarmi, cingere la vita da un braccio forte che mi bloccò la schiena ad un petto e un respiro affannato mi alitava sui capelli.
Emisi un urlo, con quel poco di fiato che mi rimaneva, e mi irrigidii tremando.
Ma sapevo chi era.
Lo riconobbi subito, avevo avvertito la sua presenza alle mie spalle mentre correvo e al parco, così com'era successo a lui con me, prima di voltarsi.
Poi da quello stesso profumo che mi mandava in estasi ogni volta e non feci altro che restare così, immobile e affannata.
L'abbraccio diventò più forte, perchè mi avvolse anche con l'altro braccio.
«Anna!» sussurrò Jacky sui miei capelli e brividi per tutto il corpo, mi fecero fremere tra le sue braccia.
Non mi mollava, sentivo i suoi muscoli contrarsi, quando mi muovevo appena e non volevo essere mollata. 
Sentivo il suo respiro, il suo cuore battere contro la mia schiena, allo stesso ritmo del mio e non accennavano a calmarsi.
«Jacky!» sussurrai e le lacrime scendevano ancora di più.
Misi le mie mani sulle sue braccia, bagnate dalle mie lacrime e le accarezzai, per asciugarle.
Emise un sospiro leggero vicino al mio orecchio che bastò per sentire un altro brivido lungo la schiena e strinsi di più la presa sulle sue braccia.
Le lacrime scendevano copiose e non c'era verso di fermarle.
Era un pianto silenzioso il mio, trattenuto fino a quel momento, poi scoppiai singhiozzando.
«Non piangere... non piangere... ti prego!» mi supplicò sussurrando e stringendomi a sè.
Buttai fuori tutto quel pianto represso e pian piano riuscii a calmarmi.
Ma quanto poteva durare ancora quel momento?
Mi piaceva stare così, troppo!
E non servivano parole, bastava la reazione dei nostri corpi, dei respiri, a parlare per noi.
Col tempo non era cambiato nulla.
Le emozioni e i sentimenti erano di entrambi e per entrambi, forse più amplificati.
Poggiò la sua fronte alla mia testa e respirò piano.
Ma in un attimo di lucidità, però, tolsi le mani dalle sue braccia, mi asciugai il viso, lui mi baciò la testa dolcemente e lentamente tolse le braccia, sfiorando i miei fianchi con le sue mani.
Tornai a respirare regolarmente.
Rimase dietro di me.
Non sapevo se sarei riuscita ad affrontarlo in quel momento, guardandolo negli occhi, ero troppo provata.
Così pensai che andare via, senza voltarmi, fosse l'idea migliore.
Feci appena due passi, lui doveva aver capito le mie intenzioni e mi afferrò un braccio.
D'istinto mi voltai velocemente per dargli uno schiaffo, ma lui fu più rapido ad avvicinarsi a me e mi baciò piano sulle labbra.
La mia mano rimase a mezz'aria e il cuore ricominciò a correre. 
Quando quel bacio diventò dolce e carico di sentimento, chiusi gli occhi e l'abbassai sulla sua nuca e lo attirai più vicino a me.
Non capii più niente.
Mi strinse forte tra le braccia.
Svanì tutto intorno a noi e la sensazione che provai fu indescrivibile.
Quel bacio non aveva più fine, lento, dolce, le lingue che danzavano piano. 
Si staccò dalle mie labbra di poco e aprii gli occhi, incontrando i suoi, azzurri e profondi.
«Mi sei mancata!» sussurrò sulle mie labbra e affondò di nuovo nella mia bocca.
Mi sentivo leggera e felice, lui era il mio paradiso in terra.
Si staccò di nuovo.
«Resta con me!» disse sottovoce, guardandomi negli occhi con malizia.
Ma mi risvegliai da quel sogno e m'irrigidii, ripensando al suo abbandono.
«Io... io non posso!» dissi scuotendo lentamente la testa.
La magia svanì e iniziai a sentire freddo.
Sciolse l'abbraccio continuando a guardarmi negli occhi e scappai via, senza dire altre parole, lasciandolo senza parole.
Lui non mi seguì.
Tornai in libreria stravolta e corsi in bagno.
Mi guardai allo specchio e mi avvolsi le braccia al corpo.
Chiusi gli occhi e sospirai.





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Profilo Autore: Anna  

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Commenti  

Rocco Michele LETTINI
+2 # Rocco Michele LETTINI 05-11-2016 19:37
UN RACCONTO DI PREGEVOLE FATTURA LETTERARIA.
LIETO SABATO SERA, ANNA.
*****
Anna
+1 # Anna 05-11-2016 20:30
Ti ringrazio Rocco!

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