Francesco quel giorno, non era stato molto fortunato, l'unico posto di lavoro che era riuscito a trovare era presso un ristorante, dove cercavano un cameriere, orario pessimo di lavoro, ne avrebbe parlato con lei…

Vagava per quel piccolo paese, quando la vide, seduta su un muretto che guardava il mare, con il sole che la scaldava, quel tanto agognato sole che entrambi avevano sempre cercato e desiderato, avevano scelto quel luogo anche per questo. Francesco le si fece vicino " Mi sei mancata, brutta, sono state troppo lunghe due ore senza di te, adesso che sei tutta mia ".

Elena indossava in completo giacca e pantaloni blu, Francesco aveva sempre sostenuto che il blu, non le stava molto bene, ma quel giorno gli sembrò che il blu fosse il colore più adatto per lei.

" Allora dai raccontami dell’arredamento" disse Francesco mentre si accendeva una sigaretta.

" Niente, non ti dico niente, sorpresa, mi hai detto di fare come volevo e così non ti dico proprio niente, antipatico" Si alzò e si mise a correre verso un giardino, la guardavo allontanarsi, ogni poco si voltava, sorridendo…  anche le suola delle scarpe, che correndo si alzavano da terra, sorridevano.

In un attimo che era voltata, mi nascosi dietro un grande albero, dove non avrebbe potuto vedermi, rimasi in attesa... Non c'era quasi nessuno intorno, escluso un nonno con il nipotino. Riuscivo a vederla in lontananza, si era fermata e si guardava attorno, cercandomi. Ripercorse camminando lo stesso tratto, che aveva fatto, poco prima, correndo, tornò fino a quel muretto, dove l'avevo trovata seduta, un broncio che conosco bene, si fece strada sul suo volto, su le sue labbra,aveva quell'espressione dolce, che mille volte mi aveva fatto morire, uscii dal nascondiglio e mi vide, mi avvicinai " Ti va un bacio?" le proposi.

" No" rispose voltandosi dall'altra parte. " Sicura ? " aggiunsi, e lei " Si, lo voglio, ma non lasciarmi, mai più da sola " disse sorridendomi. Appoggiai le mie labbra alle sue, leggermente e la strinsi forte a me. " Dai alziamoci, ho fame " le dissi tendendole la mano sinistra.

Mi piaceva perfino vederla mangiare ied è da quando la conobbi che mi chiesi e me lo chiedo ancora adesso ma dove sei stata tutti questi anni, senza aver mai incrociato la mia strada ?

Per un attimo mi guardò, con l'espressione preoccupata " Francesco i camerieri fanno orari, che non mi piacciono, io la sera voglio stare con te " le risposi " non vuoi nemmeno che provi? che vediamo come va? " e lei " Io non vorrei, ma se credi sia giusto così, fallo pure". Non le avevo mai rivelato, dal giorno in cui avevamo deciso di trasferirsi là, che la mia intenzione era di trovare un luogo che mi trasmettesse tranquillità e che la sua compagnia mi donasse quella serenità, di cui avevo bisogno, per scrivere, si avrei voluto riprendere a scrivere.

Volevo il mare, la vita di mare, una piccola casa, una terrazza che mi aiutasse a fantasticare ed a riportare tutte queste emozioni su un pezzo di carta, ma sopratutto volevo lei, adesso avevo tutto quello che mi serviva per provarci ed in quel preciso istante, stringendole una mano e perdendomi in quelli occhi scuri le dissi " Signora, mi sopporti per un pò, se decidessi di rimettermi a scrivere? "

" E' quello che volevo anch'io, perchè so che ti piacerebbe, devi farlo Francesco, o quanto meno provarci, adesso devo scappare è quasi l’ora, a dopo amore "

Alzandosi, posò le sue labbra su le mie e scomparve alla mia vista, dopo pochi attimi. La immaginavo salire quella scala che conduce al primo piano, dove c'è il nostro appartamento, entrare quasi di corsa felice e apprensiva nello stesso tempo...la vedevo cambiarsi, indossare una tuta nera e le scarpe da ginnastica bianche, raccogliere i capelli alla nuca ed un filo di rossetto su le labbra….

 

"Andrò a fare una passeggiata" disse fra se e se, "cosi al ritorno mi fermo al mobilificio per dare conferma della cucina". Intanto si godeva il paesaggio intorno a lei, piccole casette, stradine con i sanpietrini, a dare risalto nei negozi piccole luci colorate, vetrine allestite con manichini e fiori, un negozio attira la sua attenzione..Un bellissimo divano color champagne tre posti più penisola "Belloooooo" esclamò "mi piace molto il colore" entrò molto timorosa, aveva paura che costasse molto.
Pensava "se poi Francesco non guadagnerà abbastanza come faremo" chiese alla commessa il prezzo si rese conto che ci poteva stare, disse "ripasserò ci penso un pò grazie" "prego" le rispose la commessa "arrivederci" intanto si diresse verso quel lungo mare fantastico, osservò che giravano i Gabbiani gli piaceva il verso che facevano.
Le onde si consumavano sulla sabbia, in lontananza una piccola Barchetta attraversava il tramonto ormai vicino, "che pace che serenità in questo luogo" era sempre più felice di esser arrivata li con il suo amore.

 

Nella sua testa molti pensieri passano, molte preoccupazioni, ma molta felicità per una vita che stava prendendo una piega che a lei piaceva molto. un pensiero insistente ma che lei ricacciava subito indietro passava sempre più spesso, ma prima di quello ci sono molte cose da risolvere, da cambiare, nel suo futuro e in quello di Francesco lei sognava un piccolo fagottino...un bambino, lo aveva sempre sognato, sempre voluto, ma per il momento c'era il cambiamento della casa, della città, pensava di trovare un lavoro per aiutare pure lei al fabbisogno della casa. Era giusto che Francesco riprendesse la sua passione che amava tanto.

 

Camminando, sognando e ridacchiando sotto sotto, "potrei fare la baby sytter" intanto che arriverà il mio di Bambino gli si illuminarono gli occhi, "farò cosi si" era al settimo cielo felice come non mai. Entrò nel mobilificio a dare conferma per la cucina il commesso gli promise che il giorno dopo sarebbero andati a montarla subito, una musica dentro di lei si scatenò per la felicità.
Si incamminò verso casa per attendere il suo amato uomo, si fermò sulla spiaggia era troppo bello il tramonto per passare cosi di corsa, voleva intrappolare quella magia, era troppo bello.
"Domani verrò con Francesco a vedere questo spettacolo" Intanto doveva pensare qualcosa per la cena visto che ancora non avevano la cucina.
Sulla spiaggia passeggiava un uomo con un cagnolino "scusi forse potrebbe indicarmi un posto carino dove andare a cena con il mio amore?" il signore la guardò e gli disse "si signora se vuole posso indicargli la mia Osteria che si trova a due passi basta solo che attraversate la strada" "certamente sarò felice di cenare da lei grazie lei è molto gentile, sa ci siamo trasferiti qua da un giorno non conosciamo nessuno" nessun problema signora" le disse "qualsiasi cosa le serve chieda pure a me sarò felice di aiutare due giovani appena arrivati in città" Elena era ancora più felice di prima, "grazie allora a più tardi grazie" grazie a lei signora a dopo"

 

Avevano un sogno da realizzare, un fuoco in spiaggia…

Quella notte era bellissima, la luna illuminava tutto l’arenile.
Avevano indossato entrambi i jeans, scarpe di gomma, lei bianche , lui grigie;
Francesco l’aveva preceduta di qualche minuto, aveva fatto una buca che riempì di legna, raccolta qua è la su la spiaggia.
Lei arrivò dopo poco era tanto brutta quanto incantevole.
Quei jeans la fasciavano completamente e sopra aveva indossato una maglia pesante presa nel cassetto di lui, era nera, sembrava un abito per lei, era proprio come piace a lui. Aveva uno zaino con dentro una bistecca, due piatti, le posate, un solo bicchiere, una bottiglia dì acqua ed una piccolissima di vino toscano, quando la tirò fuori lo guardò e disse: ” Antipatico deve bastarti, mica vorrai diventare brutto e ciccione?”. Francesco sorrise, su queste cose non l’avrebbe mai contraddetta.
Intanto il fuoco era acceso, dovevano aspettare che si creasse un pò di brace per cuocere la carne, si misero seduti, lui a gambe divaricate, lei nel mezzo appoggiando la schiena sul petto di Francesco.
Guardavano il fuoco ed oltre il fuoco c’era il mare…
Si facevano cullare dal dolce suono della risacca. Gli occhi di lei si specchiavano nelle fiamme, lui non la vedeva, ma sapeva che stava sorridendo.
Non lasceranno mai che il tempo cancelli quelle ore.
Lei si era innamorata della sua voce all’improvviso disse:
” Parlami… ”
A lui piaceva parlarle e:
” Riesci ad ascoltare il suono del cuore, il suo incessante battere, pensa a ieri, vivi oggi, sogna il domani.
Io faccio così e mi dicono che sono matto. Vorrebbero farmi vivere di ricordi, dimenticare il presente, per programmare il domani.
Ma la gioia ha trovato altre mete? O sono io ad avere ideali diversi ?
Ovunque mi volto, vedo persone smarrite, perse nel quotidiano, nell’accontentarsi.
Vedo felicità solo negli occhi di pochi e nei tuoi.”
Lei pensava a ciò che ascoltava, ma lui non aveva finito, quella nuova vita lo aveva coinvolto erano ormai complici!
E riprese:

“Gesù disse a Giovanni: “ Non puoi essere felice, perché hai creduto solo dopo avermi visto, sono beati coloro che non mi hanno visto ed hanno creduto “.

Abbiamo sempre la necessità di avere i piedi ben saldi sul terreno, guai a lottare per un’idea, non si deve fare è pericoloso, solo i matti lo fanno.
Ebbene noi ci siamo lanciati, lotteremo per questo sogno e non staremo con gli occhi chiusi, è bellissima l’avventura.
Se sceglierai solo semplicità, otterrai semplicità.
Se sceglierai ciò che non sai, potresti ottenere molto, ma anche poco.

A me piace rischiare.
Non ignorare quel treno che senti fischiare e che non sai dove ti porterà, sali sopra, abbi fiducia in te stessa.

Abbiamo deciso di evitare di guardarci mille volte e di restare con il pensiero sospeso… perchè il tempo fugge.

Abbiamo deciso di non aspettare oltre. Ti volevo e ti ho presa, tu mi volevi e mi hai preso.
E’ oggi che conta. E se domani ci accorgessimo di aver sbagliato ?
Beh ..avremmo perso, ma almeno abbiamo giocato.

Da quando siamo qua e stanotte in particolare abbiamo acquisito la capacità di percepire i colori ed i suoni, i lamenti ed i sussurri, la voce ed i sorrisi. Non potevamo negarceli per la paura del domani.
Quando mi venne in mente, due mesi fa, di proporti di venire a vivere qua, lontano da tutto, nella mente mi martellava un pensiero: Dai matto, costruisci la tua nave e se la condurrai su quella spiaggia lontana fatti questa domanda:

“Ciao ti ricordi di me ?”

“Si, sei il mio io.”

Gli anni passano restano le stelle, il mare, il sole, la luna.

Noi abbiamo preso il volo, ci siamo tolti dalla testa, il timore di ciò che avremmo potuto incontrare e stiamo assaporando il gusto della vita.

Rimasero entrambi in silenzio per svariati attimi, poi lei:

” Ho scoperto in te una dolcezza inaspettata che ha minato la mia vivace baldanza, la passione che riesci a trasmettere è una carezza dolce, un gioco che non ha regole ed è una nuova vita.”
In tre righe era riuscita a sintetizzare quello che lui aveva detto per almeno quindici minuti.
Ma a lui piaceva ricamare con le parole, farcire i discorsi di aggettivi, di avverbi e di verbi, lei era diversa, ma non per quello meno attraente.

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Profilo Autore: Silvana Montarello*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 30-04-2013

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Commenti  

Alessio
+1 # Alessio 19-09-2019 20:17
Mi dispiace di non essere riuscito a partecipare a questa seconda parte, ma vedo che comunque siete andati avanti benissimo. È un bellissimo progetto, qualcosa di nuovo su questo sito, che sarà inoltre un'esperienza molto utile per tutti. Spero di poter partecipare alla prossima parte
Silvana Montarello*
+1 # Silvana Montarello* 23-09-2019 17:06
Ciao Alessio, si ci spero pure io che la prossima ci sei pure tu, questo è un progetto molto bello secondo me spero che si ripeta con altri Autori, grazie di tutto.

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