Era uno di quei pomeriggi autunnali ma miti, il vento accarezzava quei veli fiorati davanti le finestre e portava con sé l'odore dei ciclamini schiusi, nella tenera notte.
Camilla rientrata da poco dopo una mattinata intensa di lavoro si accingeva a riposare un po' sul divano, guardando un film...
Gli altri erano ognuno nella propria stanza e lei si godeva il silenzio, il suo amato silenzio.

Aveva un tormento dentro, radicato nell'anima, l'amore, quello della sua vita, quello che le aveva fatto perdere il controllo, la stabilità, quello che l'aveva portata in paradiso e scaraventata nell'abisso infernale più profondo.
Quell'amore che gli invadeva i pensieri, gli violentava l'anima costantemente e lei, doveva fingere, doveva ostentare, sempre più spesso, quella sicurezza fiera, oramai perduta, forse per sempre e, tirare il viso in una smorfia di sorriso, guardare avanti, coprendo quei suoi occhi ormai spenti,con occhiali sempre più scuri

Era destino .. si diceva, ripetendolo a se stessa .

Tutto sempre uguale, tutto da riscrivere, passo su passo, un dolore che sbiadiva alla luce di un neon colorato che illuminava, le vie di una statica e piena città.
Piena e vuota simultaneamente, libera e incatenata, incarcerata come lei, fra le pieghe, di in tempo che vuole fiorire, andarsene e poi morire.
Così si sentiva lei, morta dentro, uno zombi che andava avanti senza alcun entusiasmo, senza quel senso, il senso dell'amore, che tutto muove e, tutto ciò da quel maledetto giorno in cui le loro strade si svincolarono in direzioni opposte!

Si erano conosciuti per caso, un Foulard impigliatosi tra i sediolini di un pullman pieno di gente, un pullman che conosceva ogni segreto racchiuso nei respiri e sospiri di una disincantata Camilla, stretta in una morsa che ogni giorno la inghiottiva sempre più, imprigionandola in una quotidianità che le aveva rubato sogni e passioni.

Tommaso l'aveva addocchiata tempo addietro, le piaceva guardarla con la sua aria sognante persa in quello scenario che scorreva tra i vetri di quel vecchio bus.
Lui era un avvocato quarantacinquenne , sposato e più disincantato di lei, perso nelle sue insoddisfazioni personali ed intime.
Il sorriso di Camilla per lui era il sole in un dipinto di pioggia, la guardava, vedeva quelle smorfie che  il suo viso faceva senza manco accorgersene.
Quel Foulard gli diede l'occasione giusta per conoscerla, tutto si avvicendò in un attimo, sembrava uno di quei film romantici che fanno sognare.
Guance arrossate, sorrisi accennati, sguardi timidi e carezze che facevano rimbombare nell'aria i profumi di emozioni acerbe e di passioni adolescenziali, ma vissute con una consapevolezza che intimidiva il mondo.

Rumori e vapori, facevano da sipario, ad una guerra di sensazioni, pagine di vita scritte, su muri che origliavano quell'amore.

Poi le nubi, il buio, soffiò il vento del dolore, il silenzio inghiottí tutto.

Dovettero rinunciare a vivere per le innumerevoli responsabilità, per le scelte fatte in un tempo sbagliato!
Lui l'ultima volta che la fece sua tra quelle lenzuola che ormai desideravano il calore di quei corpi che s'incastravano, le lascio un biglietto con su scritto "Ti vengo a prendere dove ci siamo persi" e poi...

E poi sparì, dissolvendosi nella foschia di una sera  accennata, portandosi con sé il cuore di Camilla e lasciandogli il suo.

A lei, in quel solitario risveglio rimase quella macchia di colore, diventata parola urlante, uno scarabocchio che col tempo andava consumandosi.
Urla mute, sommerse che tacciono se non ascoltate...
Tutto camuffato da un tam tam quotidiano, tutto rinchiuso in un cassetto segreto anche quel biglietto sbiadito, tutto ad ossigenare un sogno che prima o poi lei era sicura si sarebbe realizzato.

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Profilo Autore: ...Io...❤️... Moronese Maria Angela  

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